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Giochi pericolosi: le chiavi per la prevenzione

Di fronte alla recrudescenza dei giochi pericolosi a scuola, prevenire è diventato indispensabile. Come identificare i segnali di simili comportamenti? Come impedirli? Quali sono i pericoli? A chi rivolgersi? I consigli ai genitori da parte di Marie-France Le Heuzey, psichiatra specializzata nei disturbi del bambino legati alla scuola.

Giochi pericolosi per il bambino
© Getty Images

Il “gioco del pomodoro” o il “gioco del foulard” ti dicono qualcosa? Classificati come giochi pericolosi negli stabilimenti scolastici, detti giochi di apnea o svenimento, sono noti a circa 2 bambini su 3 (il 63%). Ed è a partire dalla scuola primaria che la maggior parte ne sente parlare per la prima volta! Un bambino su quattro (il 26%) ha già visto qualcuno fare questi giochi e uno su tre (il 32%) conosce qualcuno che vi ha già giocato. Molti dei bambini che vi giocano non sono consapevoli dei rischi che corrono. La prevenzione è quindi diventata un’urgenza a fronte dell’ampiezza del fenomeno e dei decessi implicati. Secondo l’Association de parents d’enfants accidentés par strangulation (Associazione dei genitori di bambini vittime di strangolamento – APEAS), creata nel giugno del 2002, si tratta di molto di più di fatti di cronaca, si tratta di un problema di sanità pubblica.

Giochi pericolosi: la prevenzione si basa sull’informazione

Gli specialisti sono concordi nel dire che la prevenzione si basa prima di tutto sul dare informazioni sull’integrità del corpo. “Il messaggio da far passare risiede essenzialmente nel rispetto di sé”, afferma Marie France Le Heuzey, psichiatra specializzata nei disturbi del bambino legati alla scuola. Insomma: “non bisogna far male al proprio corpo”, “non si deve giocare con il proprio organismo e rovinarlo”

Le cifre testimoniano questa mancanza di informazione. I bambini che fanno questi giochi non sono consapevoli dei rischi che corrono:

  • il 51% non ha la sensazione che facendo questi giochi rischia di morire;
  • il 63% ignora gli effetti sul cervello;
  • l 73% ignora che può avere le convulsioni;
  • il 75% che si può rimanere invalidi;
  • Solo il 60% è consapevole di poter svenire, o di non recuperare più il fiato.

In realtà le conseguenze gravi sono ampiamente ignorate.

Parlarne senza suscitare la voglia di provare

Davanti a questo tipo di fenomeno, la difficoltà consiste nel parlarne senza suscitare la loro curiosità e la voglia di provare. “Non si tratta di ipocrisia, significa tener conto della natura stessa del bambino”, spiega la nostra esperta. Digli semplicemente: “se a scuola ci sono bambini che ti propongono di trattenere il respiro, non farlo, per le ragioni che ti ho appena spiegato”. Inutile aggiungere altro! Descrivere questi giochi in modo preciso può invece incoraggiare una scoperta. Tanto più che oggi basta digitare “gioco del foulard” su Internet per saperne di più. A partire dalla preadolescenza (14 anni), Marie France le Heuzey consiglia di “far passare il messaggio in un contesto più globale di prevenzione delle pratiche a rischio, come alcol, droga, giochi pericolosi, molestie, ecc.”.

Prevenire gli incidenti

Una volta dati i messaggi di prevenzione non puoi intervenire oltre. Tuttavia, alcuni segnali devono attirare la tua attenzione. “Se pratica questo tipo di giochi, tuo figlio cercherà di nascondere i segni di strangolamento sul collo con maglie a collo alto o sciarpe, per esempio”, avverte la psichiatra. A livello fisico, mal di testa o piccoli vasi sanguigni rotti negli occhi possono essere le conseguenze di questo tipo di pratica. Altri segnali di tipo perlopiù psicologico come disturbi dell’umore devono allertarti: rifiuto di andare a scuola, comportamento timoroso come se avesse paura di qualcosa, un calo nel “rendimento scolastico”. “Puoi vigilare senza diventare allarmista, naturalmente”, consiglia Marie France Le Heuzey.

Si tratta di una pratica collettiva che avviene soprattutto a scuola (nell’86% dei casi). Gli incidenti sono perciò legati alla frequenza delle pratiche. Ma è facendo questo gioco da soli che aumentano i rischi. In pratica, quando il bambino sviene o perde conoscenza, il gruppo cercherà di svegliarlo o, se necessario, chiamerà i soccorsi. Cimentarsi da soli comporta rischi ben reali.

Se hai notato alcuni dei segnali sopra citati, parlagliene e chiedigli anche di prendere appuntamento con un responsabile dell’istituto scolastico. Non tutti i bambini confessano subito ai genitori la pratica di questi giochi. Oggi alcuni istituti scolastici dispongono di strumenti di prevenzione per i giochi pericolosi messi a punto dall’APEAS. Informati!

Giochi pericolosi: riguardano tutti i bambini?

In teoria questo fenomeno può riguardare tutti i bambini. L’inchiesta rivela che interessa un po’ più i maschi delle femmine, ma coinvolge tutte le fasce d’età e tutti gli ambienti sociali. Alcuni bambini, tuttavia, sono candidati perfetti più di altri, sia come leader del gruppo che come vittime. Per capire meglio chi sono, torniamo alle ragioni dell’attrazione per questa pratica e agli effetti che essa produce. Il 50% vi gioca per imitare i compagni, il 32% perché è divertente e il 16% perché procura effetti bizzarri. “È una specie di dipendenza senza droga”, spiega Marie France Le Heuzey. Può esserci una dipendenza dagli effetti dello strangolamento, come l’eccesso di sensazioni, le visioni, il sentimento di librarsi e il piacere… simile a quello sessuale.

Alcuni profili di bambini sono più a rischio:

  • I bambini iperattivi: quelli che amano le sensazioni forti possono far ricorso a questi giochi;
  • I bambini precoci: la loro naturale curiosità può incitarli a fare questo tipo di esperienza;
  • I bambini depressi: questo recupero di sensazioni può rilanciare l’energia vitale;
  • I bambini esclusi: per loro è un’occasione per unirsi al gruppo.

Senza diventare né paranoici, né allarmisti, restare vigili è importante. I genitori pensano sempre che succeda agli altri ma non è così. Assicurarsi che il proprio bambino non sia coinvolto in questo tipo di spirale tanto di moda è fondamentale. Male che vada, l’unico rischio sarà la piacevole sorpresa di vederlo cadere dalle nuvole. Meglio così.

Catherine Maillard

Fonti:

Sintesi dello studio Ipsos di gennaio 2012

Intervista a Marie-France Le Heuzey, psichiatra specializzata nei disturbi del bambino legati alla scuola

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21/01/2015

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