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Il sonno del bambino
 
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Quando il bebè non dorme

Certi bambini amano dormire e dopo poche settimane dalla nascita si addormentano da soli risvegliandosi soltanto per mangiare. La maggior parte del neonati invece detesta il sonno e cerca in tutti i modi di evitarlo. Per i bambini più grandi (dai sei mesi in poi) il momento della nanna rappresenta la fine del giorno, del mondo a loro conosciuto e sono spaventati all'idea di chiudere gli occhi. Se non si interviene per aiutarli rischiano di diventare insonni ed avere problemi notturni per tutta l'infanzia.

Problemi del sonno nel bambino
© Getty Images

Esistono diversi metodi educativi per insegnare ai bambini ad addormentarsi correttamente, alcuni più drastici di altri ma la loro efficacia varia da persona a persona.

Siete voi genitori a dover fare il grosso del lavoro e non sarà sufficiente applicare le regole lette su un libro se non ne sarete convinti voi per primi.

Se un metodo non vi sembra adatto a voi, se lo trovate troppo duro nei confronti del bambino o al contrario troppo blando è consigliabile non provare neanche a cominciare.

Vediamo insieme i principali metodi attualmente consigliati da pediatri e psicologi dell'infanzia.

Metodo Ferber – Estivill

Il sistema più conosciuto, amato e odiato allo stesso tempo, è sicuramente il metodo Estivill. In realtà questo metodo è stato ideato dal pediatra americano Richard Ferber e perfezionato in seguito da Estivill e consiste nel far abituare il bambino ad addormentarsi da solo fin dai 4 mesi di età.

Per percorrere correttamente questa strada occorrono fermezza, lucidità e costanza ed è indicato sopratutto per chi non ha la possibilità di reggere più di due settimane di notti insonni.

Il bambino deve essere messo nel lettino quando è ancora ben sveglio, la luce deve essere spenta ed i genitori devono lasciare la stanza.

Se il piccolo inizia piangere occorre aspettare due minuti per poi raggiungerlo e confortarlo a parole senza prenderlo in braccio. Anche se il bambino continua a piangere ci si deve allontanare nuovamente ed attendere tre minuti prima di tornare a consolarlo. Questa operazione deve essere ripetuta finché il bambino non si addormenta aumentando ogni sera il tempo di attesa prima di andare da lui. Non bisogna mai interrompere la routine, se una sera lo prenderete in braccio avrete vanificato tutto il lavoro di quelle precedenti e dovrete ricominciare dal principio con molta più fatica.

Ferber assicura che applicando il metodo alla lettera il bambino si addormenterà da solo nel giro di poche settimane.

Per conoscerlo meglio è consigliata la lettura del libro di Estivill “Fate la nanna

Metodo Hogg

Il secondo sistema più famoso è quello di Tracy Hogg, molto più flessibile del Ferber-Estivill.

Anche in questo caso lo scopo è che il bambino impari ad addormentarsi da solo ma può essere consolato anche attraverso il contatto fisico. Se si sveglia o non riesce ad addormentarsi è possibile prenderlo in braccio per qualche minuto senza cullarlo per poi rimetterlo nel letto.

La particolarità del metodo Hogg è nella organizzazione delle giornate. Secondo questa teoria infatti il tempo del bambino e della mamma deve essere regolato secondo un ritmo ben preciso: mangiare, giocare, dormire e tempo libero per la mamma (in inglese le lettere iniziali delle attività formano l'acronimo EASY).

Basando tutte le giornate su queste fasi il bambino si abituerà a dormire subito dopo il gioco lasciando così il tempo alla mamma di dedicarsi a se stessa.

Per capire meglio il medoto è consigliata la lettura del libro di Tracy Hogg “Il linguaggio segreto dei neonati

Metodo Sears

William Sears è stato il primo a promuovere il co-sleeping come metodo per aiutare i bambini a dormire. Secondo la sua teoria, nel mondo animale e tribale i bambini hanno sempre dormito con i genitori, a volte anche con tutti i fratelli o altri membri della famiglia.

Ecco perché il metodo Sears prevede che il bambino dorma nel lettone con entrambi i genitori finché non sarà lui stesso a chiedere di avere un letto tutto suo.

Occorre che entrambi i genitori siano d'accordo prima di scegliere questo sistema in quanto dovranno essere rispettate le esigenze del bambino e non è più possibile allontanarlo dal lettone senza che sia lui a volerlo per primo.

Questa è l'unica regola di questo metodo che sembra il più semplice da attuare ma è anche il più lungo da dover poi gestire. Alcuni bambini si sentono pronti intorno ai tre anni ma per altri il momento di lasciare il lettone potrebbe arrivare molto più tardi.

Se siete pronti a rinunciare alla vostra intimità notturna ed avete piacere che i vostri figli dormano con voi potete tentare questa strada.

E' però sconsigliata se pensate di avere un altro figlio a poco tempo di distanza dal primo, in quattro il lettone inizia a diventare molto affollato!

Per saperne di più è consigliato leggere il libro di William Sears “Bambini capricciosi

L'approccio medicinale

Una volta si passavano i neonati sul fornello del gas per stordirli e farli dormire ma oggi, una volta esaurito ogni tentativo attraverso i metodi educativi, è possibile ricorrere ai farmaci per aiutare i bambini a dormire.

I farmaci possono essere utilizzati soltanto in caso di una forma grave ed accertata di insonnia cronica ovvero quando il bambino si sveglia ogni 30-60 minuti ogni notte.

Circa un bambino su quattro sotto i tre anni presenta questo tipo di patologia ed il farmaco più usato per curarli è la Niaprazina.

In realtà non si tratta di un sonnifero o un calmante ma di un antistaminico in grado però di provocare in alcuni soggetti una lieve sedazione.

Questo non accade per tutti, in certi casi il farmaco provoca invece una improvvisa agitazione e deve essere immediatamente sospeso.

In generale la cura non deve protrarsi oltre i due mesi, trascorsi i quali il problema dovrebbe risolversi da solo.

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20/01/2012
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