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Parliamo del co-sleeping, il sonno condiviso

Il sonno condiviso con il proprio bimbo, nei primi mesi e anni di vita: tutto quello che dovete sapere per un riposo ottimale

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Parlare del momento della nanna è sempre un campo minato. Ognuno ha le sue teorie che, spesso, derivano dalle tradizioni di famiglia e a quanto ci è stato trasmesso da mamme, nonne e zie.

C’è chi addormenta i bimbi rigorosamente nel lettino, chi non esce dalla stanza fino a quando non sono in un sonno profondo e chi ancora combatte da anni con una “presenza” nel proprio letto matrimoniale. Ma è giusto condividere il proprio letto con i figli?

 

 

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Dormire insieme sì o no?

La condivisione del letto con i propri figli è un’esperienza che viene molto spesso vista come un tabù, come un divieto. Un’invasione della propria intimità matrimoniale o un vizio, difficile poi da togliere.

 

Questa modalità del sonno si chiama co-sleeping o sonno condiviso e sembra abbia degli effetti positivi non solo per il bimbo, ma anche per tutta la famiglia. Alcuni studi dimostrano come il corpo del neonato abbia un bisogno psicologico e fisiologico del corpo della madre e ne tragga beneficio dalla sola vicinanza. Secondo altri studi questa pratica spingerebbe i bambini a crescere più sereni e calmi.

 

Ecco perché per alcuni non è poi così sbagliato tenere il bambino vicino anche durante la notte o in mezzo al proprio letto. Ma come attuarlo? Le accortezze hanno a che fare più che altro sulle dimensioni e su alcuni accorgimenti che posso aiutare a dormire meglio, senza la paura di schiacciare il neonato, limitando così le proprie ore, già probabilmente poche, di sonno.

 

 

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Sharing bed o sharing room?

Il tema della condivisione è dibattuto circa ciò che andremo effettivamente a condividere con il bimbo. Alcune associazioni, stando anche ai dati e alle statistiche degli incidenti in culla, affermano che è bene, per il primo anno, condividere almeno la stanza con il proprio bebè, in modo da poter monitorare il suo sonno.

E se è lo stesso letto, oltre alla stessa stanza, le accortezze riguardano anche il materasso, la posizione e i materiali che compongono la biancheria.

 

 

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Letto grande, eventuali protezioni

La prima cosa da chiarire, come detto, è la posizione. Un letto matrimoniale dalle misure standard, non ha quasi mai delle sponde. Se il bimbo viene posizionato nella zona centrale non saranno necessarie, altrimenti è bene che il letto sia dotato di sponde. Acquistabili separatamente e facilmente rimovibili, le spondine possono aiutare per la sicurezza del bambino e in quelle occasioni dove la paura di addormentarsi e di perdere il “controllo” ha la meglio sul riposo notturno.

 

 

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Materasso e biancheria

Per un riposo ottimale, con o senza i genitori, i bebè hanno bisogno di materassi non troppo morbidi, che ben sostengano il corpo e che non siano d’impaccio ai primi movimenti. Inoltre, invece di trapunte e copertine, per i primi mesi è meglio che il piccolo sia coperto con un sacco nanna, ovvero una busta in tessuto, fatta apposta per essere indossata e che permetta i movimenti, senza il rischio di scoprirsi.

 

Primi mesi, e poi?

Il co-sleeping non è attuato solo nei primi mesi dalla nascita, ma spesso continua negli anni. Con il crescere dei bimbi, cambia anche la possibilità di movimento, che diventa altrettanto spesso, motivo per abbandono dell’abitudine.

 

 

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Sconsigliato cambiare in modo drastico dall’oggi al domani, è meglio trovare un escamotage anche spaziale, che possa aiutare al distacco. Il rinnovo della cameretta, la trasformazione da spazio di gioco ad anche angolo del sonno, magari con l’acquisto di un letto nuovo e di decorazioni di suo gradimento, può essere un buon approccio, sia per il bambino che per i genitori.

Valentina Caiazzo

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09/03/2017

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