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Quando vuole stare nel lettone

È difficile restare insensibili quando, dopo un incubo, il tuo bambino scoppia in lacrime e non si calma se non viene accolto nel letto dei genitori. Puoi lasciarti intenerire per rassicurarlo o devi restare inflessibile e fissare dei limiti?

Dormire nel lettone
© Getty Images

Quando il bambino ha circa 2 anni, spesso fa fatica ad addormentarsi e manifesta quindi il desiderio di dormire nel letto dei genitori.

La paura di dormire solo

A quest’età il bambino si è separato dalla mamma e non si trova più in un rapporto simbiotico con lei, ormai è indipendente. Quando arriva l’ora di andare a dormire, però, le sue ansie tornano alla luce: non è semplice per lui diventare autonomo e percepirsi come una persona a sé, e sente il bisogno di ritrovare la sicurezza che provava quando era un neonato. Ha paura di addormentarsi da solo e preferirebbe stare al sicuro nel lettone.

La spinta della curiosità

Il bambino ha di fronte un mondo del tutto nuovo, non smette di osservare e cerca di capire come funzionano i grandi, e cerca di comprendere anche il legame affettivo che esiste tra il padre e la madre. La mamma ama il papà nello stesso modo in cui ama me? Perché vogliono restare soli? Cosa fanno una volta che hanno chiuso la porta della loro camera? Tutte queste cose stimolano ancora di più la sua curiosità.

Se ha davvero fatto un brutto sogno e ha bisogno di un po’ di coccole, puoi negoziare dicendogli che ha il permesso di venire nel lettone ma è un caso eccezionale, e potrà restare solo un momentino. È necessario fargli capire che i genitori hanno il diritto di restare da soli, ma che non deve essere geloso. La difficoltà consiste nel condurre il bambino a rispettare l’intimità dei genitori senza che si senta escluso.

Un comportamento edipico

Se questo comportamento persiste oltre i tre o quattro anni di età, spesso è perché il bambino si oppone all’intimità dei genitori, e non perché ha paura di restare solo nel suo letto: cerca infatti di attuare una vera e propria conquista del potere, perché vorrebbe prendere il posto del papà nel letto (se è un maschietto) o della mamma (se è una femminuccia). In questo caso è necessario evitare di cedere, affinché il bambino capisca bene che esiste una terza persona. Se uno dei genitori non è d’accordo e l’ha espresso chiaramente, l’altro non deve andare contro la sua volontà. Il bambino deve ammettere che sua madre o suo padre non gli appartengono, e che anche l’altro genitore ha voce in capitolo.

A partire dal quarto anno di età il divieto deve essere chiaro: il letto dei genitori rappresenta una frontiera che non deve essere superata. Questo divieto simboleggia il divieto edipico: "Tua madre (tuo padre) non ti appartiene". 
Impedire l’accesso al letto dei genitori è indispensabile, poiché permette di fornire al proprio figlio dei punti di riferimento, necessari per crescere in tutta sicurezza e strutturarsi psicologicamente.

Sylvie Rochefort

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08/02/2013

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