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La crioconservazione delle cellule staminali

Conservare nel tempo delle cellule staminali di cui usufruire in caso di malattie è una questione portata in luce negli ultimi anni, in cui la scienza ha fatto passi da gigante nel campo della genetica. L’argomento è ancora molto nebuloso per la maggior parte delle persone ma Doctissimo fa più chiarezza sulla questione.

Crioconservare le cellule staminali
© Getty Images

Che cosa sono le cellule staminali?

Le cellule staminali sono dei particolari tipi di unità biologiche che hanno caratteristiche molto importanti: sono in grado di rinnovarsi da sole (capacità di self renewal) e divenire qualsivoglia tipo di cellula (capacità di differenziazione) che a sua volta potrà essere trapiantata per curare delle patologie che affliggono un individuo. Per capirci meglio, sono delle cellule “di base” che, attraverso il processo di divisione, si moltiplicano per dar vita a diversi organi e tessuti corporei. La scienza utilizza nella pratica delle cellule “progenitori” chiamate TAC (transit amplifying cells), che sono ricavate dalle staminali, per creare nuovi tessuti. Queste hanno una capacità replicativa altissima ma non sono in grado di autorinnovarsi. Il motivo? Una volta indotte a riprodursi, avrebbero potuto presentare degli “errori” o delle mutazioni nocive che l’autorinnovamento e la trasmissione genetica avrebbero perpetuato alle generazioni future. Non dimentichiamo che le cellule neoplastiche sono anch’esse frutto di mutazioni genetiche nocive di alcune cellule del corpo e gli scienziati non sono affatto intenzionati ad indurre volontariamente un processo pericoloso come questo, già piuttosto esteso in natura. Il basso numero delle replicazioni mira quindi a tenere sotto controllo il più possibile questo fenomeno e consentire agli individui di curarsi al meglio attraverso l’autotrapianto cellulare.

Le diverse caratteristiche delle cellule staminali

In base al luogo di origine, le cellule staminali presentano differenti appellativi: possono essere adulte, embrionali, amniotiche, fetali o prelevate dal sangue del cordone ombelicale. Le prime sono multipotenti (capaci di specializzarsi solo in alcune specie di cellule) e sono presenti in tutti i tessuti e gli organi del corpo. Molte sono estratte dall’adipe ma anche dal midollo osseo. Le cellule staminali embrionali si trovano, ovviamente, nella blastocisti (lo stadio in cui l’embrione non ha più di due settimane di vita). Sono cellule pluripotenti (che non si trasformano cioè in tessuti extra-embrionali ma unicamente in quelle di un soggetto adulto) e per essere estratte è necessario distruggere la blastocisti che le contiene, con tutte le ovvie conseguenze etiche de caso. Le cellule staminali estratte dal liquido amniotico sono invece multipotenti e di recente scoperta; sono utilizzate in special modo dagli individui stessi da cui sono estratte e il loro impiego non ha mosso accuse etiche. Le fetali (anch’esse multipotenti) sono ricavate dai feti vittime di aborti spontanei e quelle provenienti dal cordone ombelicale sono estratte dal sangue in esso contenuto; sono di tipo adulto e sono già utilizzate per la cura di diverse patologie.

La crioconservazione delle cellule staminali

Le cellule staminali estratte dal cordone ombelicale e quelle provenienti dal liquido amniotico vengono conservate secondo un processo chiamato crioconservazione: i campioni sono collocati in celle specifiche ad una temperatura compresa tra i -130°C e i -196°C in modo da evitarne il deterioramento ed essere utilizzate anche molto tempo dopo. È una pratica che negli anni ha conosciuto diverse critiche, mosse da coloro che non ritenevano moralmente accettabile manipolare la Natura al solo scopo di allungare la vita dell’essere umano. Per loro, non sembra necessario forzare il corso naturale degli eventi in nome di una pseudo-maggiore qualità della vita e il controllo a tutti i costi appare frutto di un delirio di onnipotenza umano. 

D’altra parte sono nate decine di banche per la conservazione delle cellule staminali che, dietro compenso di denaro, si impegnano a tenerle “in deposito”: in rete si trovano indirizzi interessanti se l’intento è quello di congelarle. Queste possono essere trapiantate anche in soggetti semplicemente compatibili e non necessariamente in coloro che hanno deciso di conservarle, estendendone l’utilità all’intera popolazione. La svizzera SSCB – Swiss Stem Cell Bank (www.stembank.ch) copre Europa, Africa, Asia ed Estremo Oriente per la conservazione di cellule del cordone ombelicale. Al link www.biocellcenter.it è possibile conservare cellule provenienti da liquido amniotico: l’azienda Biocell ha sedi in Italia, Svizzera e Stati Uniti, coprendo gran parte del mercato mondiale. La Smart Bank (www.smartbank.it) è la prima in Italia e propone di congelare le cellule staminali fino a 25 anni. La Bioscience Institute (www.bioinst.com), con sede nella Repubblica di San Marino, ha introdotto uno standard qualitativo chiamato GMP – Good Manufacturing Practice, e dal sito è possibile monitorare il livello di sterilità (e quindi di professionalità) degli ambienti in cui sono conservate le cellule staminali. Coloro che hanno ancora dei dubbi sull’argomento possono consultare il portale www.conservazionecellulestaminali.it, in cui si possono trovare molte informazioni utili per fare chiarezza sull’argomento.

Cosa dice la legge riguardo la crioconservazione delle staminali?

Nel nostro paese è consentito conservare le cellule staminali solo da qualche anno, grazie al Decreto Ministeriale del 3 marzo 2005: esso consente sia il trapianto allogenico (da un consanguineo) che quello autologo (si trapiantano le cellule staminali appartenenti allo stesso soggetto su cui verranno utilizzate) ed è gratuito nel caso in cui il bimbo sia affetto da una malattia che necessita inevitabilmente di un trapianto (Decreto Ministeriale del 18 novembre 2009). L’invio delle cellule prelevate dal liquido amniotico o dal cordone ombelicale alle banche estere è regolamentato dall’Accordo Stato-Regioni del 29 aprile 2010; questo prevede che la direzione sanitaria dell’ospedale in cui nasce il bambino segua la procedura sia dal punto di vista clinico che legale. Per quanto riguarda le cellule contenute nel liquido amniotico, non essendo queste assimilabili a sangue o a qualche suo derivato, non sono soggette a leggi, regolamenti o giudizi etici e la loro conservazione è libera.

Come detto, le critiche più importanti mosse a riguardo della conservazione delle cellule staminali sono quelle che affermano che l’uomo non dovrebbe sostituirsi a Dio e che la Natura dovrebbe seguire il suo corso. Al di là dell’aspetto morale, un genitore può scontrarsi con questo argomento in ogni momento della vita: quando in ballo c’è la salute di un figlio chi sarebbe capace di pensarla ancora così? L’amore di mamma e papà ammette che si faccia di tutto per salvare i propri piccoli? 

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05/01/2012
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