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La stipsi nei bambini

La stitichezza (stipsi) non è una malattia, ma un sintomo che solo raramente è associato a patologie. La definizione di stitichezza non si basa (solo) sulla frequenza delle evacuazioni, ma anche dalla presenza di feci dure con difficoltà e dolore all’evacuazione. Non è da considerare “stitico” un bambino che non evacua tutti i giorni.

La stipsi
© Getty Images

Nel lattante allattato al seno il numero di evacuazioni può variare, da una evacuazione ogni poppata ad una ogni 5-6 giorni, pur rimanendo nell’ambito della normalità. La stitichezza nel primo anno di vita riguarda prevalentemente i bambini allattati artificialmente ed è quasi sempre di origine alimentare: ad esempio una somministrazione troppo precoce di cibi solidi o di latte artificiale non adeguatamente diluito. E’ sconsigliato usare i lassativi che, oltre ad essere pericolosi per il lattante, possono provocare fastidiosi dolori di pancia nel piccolo. Se necessario, valutare con il pediatra eventuali terapie (p.es. microsupposte di glicerina).

Nel bambino più grandicello, alle cause di origine dietetica, si sommano fattori psicologici, stress o paura (precedenti episodi di evacuazione faticosa e dolorosa; ragadi anali). Quindi può risultare già terapeutico evitare un’attenzione troppo preoccupata e immotivata: l’eccesso di preoccupazione può peggiorare la stitichezza. 

Se si rispettano le norme dietetiche valide per tutte le età (adeguata assunzione di liquidi, alimentazione varia e contenente fibre vegetali) il problema stitichezza risulta pressoché inesistente. I genitori possono aiutare il bambino ad acquisire abitudini alimentari senza tuttavia creare situazioni conflittuali al momento del pasto, raccomandando al bambino il consumo di frutta e verdura cercando di identificare l’alimento preferito del bambino. È importante che tutta la famiglia adotti insieme al bambino una dieta equilibrata.

I genitori devono sapere che il trattamento della stipsi è prolungato e richiede molta pazienza. Importante nei bambini più grandicelli la cosiddetta “educazione al vasino”: 

  • Indurre un “orario” meglio se dopo un pasto (ad esempio al mattino dopo colazione, tardo pomeriggio o dopo cena), senza necessità di “trattenere” nel corso della giornata
  • Far usare il vasino che permette una posizione più corretta, senza mettergli fretta
  • Spiegare il perché delle cose e l’effetto negativo del trattenere le feci

A volte può essere necessario l’uso di farmaci per rendere più morbide le feci e facilitare l’evacuazione. Questi devono essere valutati e prescritti dal pediatra.

 

A cura del Laboratorio per la Salute Materno Infantile dell'Istituo Mario Negri di Milano

Per leggere la scheda in formato Pdf clicca qui

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11/12/2012

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