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La vista e gli occhi dei bambini
 
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Lo sviluppo della vista nel neonato

La vista del bambino si sviluppa mese dopo mese, a partire dalla nascita e fino ai 5-6 anni, con tappe ben precise a 4 mesi e mezzo, 9 mesi, 18 mesi, 36 mesi (3 anni) e 72 mesi (6 anni), e questo processo dipende dalla maturazione del cervello, che impara a vedere più lentamente rispetto agli occhi. Alla nascita tutte le cellule nervose del sistema visivo sono già sviluppate e sono presenti a miliardi, distribuite dalla retina alla corteccia visiva situata nella parte posteriore del cervello (lobo occipitale).

Lo sviluppo della vista
© Getty Images

Durante l’apprendimento della funzione visiva, e in particolare prima del 18° mese, i contatti sinaptici tra le cellule sono in grado di modificarsi, di rompersi e riorganizzarsi.

La sinapsi e la vista

È la plasticità del cervello a permettere questa capacità di adattamento, ed è così che le immagini captate dall'occhio sinistro e da quello destro si sovrappongono per permettere la percezione del rilievo, e che i due occhi convergono per fissare un oggetto molto vicino. Questa fase è quella in cui le sinapsi – i collegamenti tra le cellule nervose – si strutturano e si sviluppano, rapidamente fino al 18° mese e poi più lentamente fino ai 6 anni. Ciò significa che le strutture cerebrali responsabili della vista si perfezionano gradualmente: sono praticamente completate a un anno e mezzo e definitive dopo i 6 anni.

È un fenomeno affascinante: ciascuno dei neuroni, presenti a miliardi, possiede circa 5000 sinapsi (attraverso cui l’impulso nervoso viene trasmesso) che li collegano tra di loro, e all’inizio dello sviluppo della capacità visiva esse sono distribuite a caso, mentre in seguito quelle destinate a funzionare vengono rinforzate e stabilizzate; se gli occhi vedono bene, tutto si costruisce normalmente, mentre in caso di difetti della vista i contatti si distribuiscono male, come quando in una parola le lettere vengono scambiate tra loro.

Per fortuna è possibile corregger egli errori e riorganizzare i contatti nervosi finché il bambino è piccolo, ovvero fino a 18 mesi; più in là diventa difficile, lungo e rischioso. Un’altra conseguenza di questa formidabile organizzazione delle cellule nervose visive è che più di guarda, più si impara a vedere: è per questo che è essenziale stimolare - in modo ragionevole - le vista del bambino fin dai primi giorni di vita.

Acutezza visiva, percezione dei colori e dei movimenti

Lo sviluppo della vista è progressivo. L’acutezza visiva- ovvero la capacità di vedere molto in dettaglio – si perfeziona con il passare dei mesi. Il bambino, infatti, nasce con circa un ventesimo di acutezza (percepisce l'equivalente di un mignolo), mentre a quattro mesi e mezzo è in grado di vedere la mina di una matita, che corrisponde a un'acutezza di due decimi; da allora in poi è un'evoluzione continua: a partire dai 18 mesi vede un capello sottile, e la sua acutezza è di 5-6 decimi, e, se tutto procede bene, dopo i 10 anni il bambino raggiungerà il massimo dell'acutezza (12-14 decimi). Questi progressi lasciano stupite le mamme, che un bel giorno, all'improvviso, vedono il piccolo che si mette a raccogliere una minuscola briciola sul pavimento, invisibile per un adulto. La spiegazione: anche se la sua acutezza è più debole di quella di un adulto, essendo più piccolo è più vicino alla briciola e quindi la vede meglio.

La visione dei colori progredisce di pari passo: alla nascita il bambino percepisce solo il nero e il bianco ma, a 5-6 settimane, comincia a reagire al rosso e al verde, mentre verso il sesto mese vede il blu e il giallo, a condizione che i colori siano puri e saturi. Questa scoperta è stata resa possibile dalla tecnica definita del potenziale evocato, che consiste nel registrare le attività cerebrali di un bambino a cui vengono mostrati dei motivi, in netto contrasto, sullo schermo di un computer, a scopo sperimentale.

La percezione del movimento compare molto precocemente e si affina con il tempo: nelle prime settimane di vita, quando muoviamo il viso in atteggiamento tenero o giocoso, è meglio farlo lentamente, perché gli occhi del bambino non sono ancora in grado di organizzare la percezione dei movimenti rapidi della mano, e quindi è possibile utilizzare questi gesti per richiamare la loro attenzione. Nel caso di un movimento lento, il neonato vede con precisione, mentre un movimento troppo rapido viene solo percepito, perché il campo visivo del bambino è ancora limitato.

Fonte: Associazione nazionale francese per il miglioramento della vista

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23/10/2013

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