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La vista e gli occhi dei bambini
 
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L'evoluzione della vista nel neonato

Luci, colori, linee curve e contrasti: il neonato non si stanca mai di osservare ciò che lo circonda, e tutte le informazioni che acquisisce stimolano il suo intelletto, permettendogli in breve tempo si distinguere i visi e imitare certe espressioni.

Come vedono i neonati?
© Getty Images

Dopo 6 settimane il neonato distingue gli oggetti gli uni dagli altri, comincia a organizzare il tempo ricordando il passato e anticipando il futuro. Quando la mamma si avvicina al letto a braccia tese per sollevarlo, tende il corpo in avanti, e apre la bocca alla vista del biberon. Il bambino si prepara così alla tappa seguente, preannunciata dall’informazione visiva, che viene quindi analizzata e compresa. Esiste quindi un'interconnessione tra le varie percezioni.  

La distinzione dei volti

La percezione dei volti da parte del neonato è molto studiata dagli psicologi. Se si mettono davanti al neonato due disegni, uno che rappresenta un volto umano e l'altro una figura geometrica, il bambino fisserà più a lungo il volto umano. Significa che riconosce il viso? Sembra di no: fino a 2 mesi e mezzo il neonato è infatti attratto dall'immagine più complessa, ad esempio quella più ricca di linee curve.

All'inizio il disegno e la fotografia di un volto non rappresentano per lui che un insieme di tratti, di punti e di superfici più o meno grigie. Solo più tardi, verso 6 o 7 mesi, comprenderà che questi punti e questi tratti rappresentano un volto. Ovviamente il piccolo riconosce la mamma molto prima, a partire da indizi che coinvolgono numerosi elementi: il modo in cui la mamma lo prende nella culla, lo tiene in braccio e gli parla, il timbro della voce, l'odore, l'espressione del volto.

Ciascuna di queste componenti, presa isolatamente, è più o meno efficace: il solo odore basta a identificare la mamma a partire dall'inizio della seconda settimana. La voce è sufficiente solo alla fine del primo mese e la sola vista del volto ancora più tardi. L'associazione tra una voce e un volto familiari è stata evidenziata da Elizabeth Spelke nei bambini di 3 mesi: alcuni bambini sono stati messi di fronte ai loro genitori, che durante il test hanno mantenuto il viso immobile e hanno evitato qualunque gesto e qualunque parola. Un altoparlante posizionato tra i due genitori ha fatto ascoltare alternativamente la voce del papà e quella della mamma: il neonato ha rivolto lo sguardo senza esitare verso il genitore del quale aveva ascoltato la voce.

L'imitazione nei bambini

Il neonato non solo vede, ma è anche capace di imitare, una capacità che è stata a lungo ignorata. René Zazzo ha tuttavia notato a partire dal 1945 che il suo bambino di 3 settimane lo imitava quando tirava fuori la lingua. All'epoca questa scoperta aveva incontrato l'opposizione di Jean Piaget, Henry Wallon e René Spitz, che avevano rifiutato queste osservazioni sostenendo che prima dei tre mesi le vie nervose non sono abbastanza sviluppate per permettere un simile esercizio.

Zazzo, tuttavia, ha continuato a fare la linguaccia ai neonati e le sue osservazioni sono state confermate nel 1971 negli Stati Uniti. Andrew Meltzoff ha recentemente dimostrato che queste possibilità di imitazione esistono già alla nascita: il neonato esaminato con successo dal ricercatore aveva un’età di... 45 minuti! Queste esperienze provano che già alla nascita esistono delle connessioni tra varie modalità di percezione, perché il neonato è in grado di riprodurre una mimica complessa dopo averla vista per la prima volta.

I primi scambi affettivi tra il neonato e la mamma sono ti tipo visivo: tutti i genitori hanno provato l'emozione di essere guardati, “mangiati con gli occhi” dal loro piccolo, e allo stesso tempo la mamma fissa gli occhi del bebè. I due sguardi si attraggono reciprocamente e sono carichi di emozione e di domande.

Dr Lyonel Rossant

Dr Jacqueline Rossant-Lumbroso

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23/10/2013
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