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L'effetto mozart sui neonati

Il bambino reagisce ai suoni provenienti dall'esterno a partire dalla trentesima settimana: è la prima volta che delle ricerche permettono di stabilire con tale precisione quest'età. Per saperne di più, Doctissimo ha intervistato la dottoressa Kisilevsky dell’Università di Queen’s in Canada, responsabile dello studio.

L'effetto mozart
© Getty Images

D: Il vostro studio è stato il primo a identificare lo stadio di sviluppo a partire dal quale il feto è in grado di sentire?

Dr Kisilevsky: Si tratta in effetti della prima prova: esistono lavori precedenti, basati solo sui movimenti del feto in risposta a stimoli sonori, ma i ricercatori propagavano il suono direttamente a livello dell'addome materno e utilizzavano sia frequenze alte sia basse. I suoni con basse frequenze provocano delle vibrazioni in grado di produrre una risposta tattile, e noi sappiamo che il sistema tattile si sviluppa prima di quello uditivo, e quindi le risposte del feto potevano essere stimolate dalle vibrazioni più che dai suoni. Alcuni studi erano stati condotti su feti dalle 30 alle 36 settimane, e quindi l'analisi dei dati non permetteva di stabilire l'età alla quale il feto è recettivo nei confronti dei suoni. Noi abbiamo stabilito che lo stadio di sviluppo a 30 settimane corrisponde alla formazione del sistema uditivo.

D: Come avete fatto a determinare la risposta del feto?

Dr Kisilevsky: Ci siamo basati sui cambiamenti nel ritmo cardiaco e sui movimenti del corpo in seguito a una stimolazione sonora, confrontandoli con delle situazioni di controllo senza stimolazione. Quando è stata riscontrata una differenza statisticamente significativa tra il gruppo con stimolazione e quello di controllo, abbiamo stabilito che lo scarto osservato è provocato dal suono. 

D: A quale stadio di sviluppo avete osservato le prime risposte?

Dr Kisilevsky: Abbiamo constatato le prime deboli risposte a 30 settimane (settimana più, settimana meno) in seguito a una stimolazione sonora di 110 decibel (dB) priva di frequenze troppo basse (le frequenze inferiori a 800 Hz sono state evitate). Dato che il ventre materno e i tessuti attenuano il suono, abbiamo stimato che il livello sonoro che raggiunge il feto è dell'ordine di 70-75 dB (che corrispond al livello sonoro di una conversazione normale).

D: Quali sono le prossime tappe delle vostre ricerche?

Dr Kisilevsky: Stiamo cercando di ampliare le conoscenze riguardo all'influenza della musica e del linguaggio sullo sviluppo del feto. In particolare ho un progetto di collaborazione con Jean-Pierre Lecanuet dell’Università Paris V sulla percezione della musica nel feto: abbiamo appena presentato i risultati delle ricerche condotte alla conferenza internazionale di ricerca sul bambino organizzata a Brighton (Inghilterra) nel luglio 2000.

D: Quale influenza possono avere i suoni sullo sviluppo fetale?

Dr Kisilevsky: Sappiamo che il sistema uditivo ha bisogno di essere stimolato per potersi sviluppare normalmente, ed è evidente che questa stimolazione avviene senza alcun intervento volontario (noi viviamo in un ambiente molto sonoro), dato che la maggior parte di noi nasce con un sistema uditivo normale. 

D: Cosa ne pensa degli apparecchi speciali usati per trasmettere della musica al feto per favorirne lo sviluppo?

Dr Kisilevsky: Ritengo che non sappiamo ancora abbastanza per stabilire se questi apparecchi sono utili, dannosi o del tutto privi di effetti.

David Bême

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23/10/2013
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