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    Bambini: problemi a vista e udito
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Anomalie degli organi di senso rilevabili dai genitori

Questo argomento rientra nel più ampio discorso della prevenzione dell'handicap: la maggior parte di tale compito ricade giustamente sulle strutture sanitarie, ma una parte piuttosto rilevante spetta anche ai genitori. Essi, infatti, trascorrendo molte ore a contatto con il piccolo, possono osservarlo molto più a lungo dei pediatri. Inoltre, specialmente le mamme, se adeguatamente informate, sono brave nello scoprire eventuali piccole o grandi anomalie del loro bambino e a segnalarle al medico.

Bambini: problemi a vista e udito
© Getty Images

Come valutare se il bambino sente bene

Se alla nascita il bambino non è stato sottoposto al test delle otoemissioni evocate o dei potenziali evocati, è opportuno cercare di capire se sente o no. Per verificarlo è necessario provocare dei rumori e valutare la sua risposta. Il lattante di 2 mesi è in grado di percepire uno stimolo sonoro abbastanza energico, mentre a 6 mesi riesce a udire anche suoni di modesta entità e perfino la voce sussurrata. A due mesi si possono utilizzare svariati stimoli sonori per eseguire questi rudimentali test audiometrici, come battere un cucchiaio sul bordo del bicchiere, aumentare improvvisamente il volume dell'apparecchio televisivo, fischiare, osservare la risposta del bambino allo squillo del telefono. Non è utile utilizzare rumori più intensi e accompagnati da spostamento d'aria o da vibrazioni, come il battito di un tamburo, la caduta di una pentola, una porta che sbatte. Naturalmente il suono deve giungere improvvisamente senza che il bambino possa vedere la fonte dello stesso. Se il piccolo sente, risponde rapidamente, in modo ovviamente del tutto particolare: sussulta, sbatte le palpebre, piange oppure, se già stava piangendo, si calma repentinamente, smette di succhiare.
Attenzione però, il rumore deve essere singolo e il piccolo deve essere osservato con molta rapidità, poiché è in grado di selezionare immediatamente i rumori e quindi non rispondere a un secondo rumore uguale, avendolo giudicato non degno di attenzione.
Nel bambino più grande si potrà osservare se risponde ai richiami, anche se le parole vengono pronunciate sommessamente.

Il ritardo del linguaggio del bambino

Normalmente il lattante comincia a vocalizzare tra i 2 e i 4 mesi, emettendo cioè suoni gutturali e vocalizzi. A 6-8 mesi affronta la fase della lallazione, cioè l'emissione di sillabe in cui prevalgono le labiali. Intorno ai 12-13 mesi, generalmente ma non necessariamente, pronuncia le prime parole.
Le variazioni individuali sono molto ampie, inoltre ci sono differenze, anche rilevanti, legate all'ambiente più o meno ricco di stimoli. I genitori devono preoccuparsi soltanto quando il bambino non comunica con gli altri né con le parole né con i gesti, o quando non manifesta alcun tipo di risposta a quanto gli viene detto (ad esempio quando gli si impartiscono ordini semplici). Anche un arresto nell'evoluzione del linguaggio in un bambino che l'aveva acquisito abbastanza regolarmente oppure una maturazione eccessivamente lenta (per esempio un bimbo che a tre anni non riesce ancora a comporre brevi frasi) deve indurre i genitori a consultare il pediatra. A volte sono in causa deficit uditivi insorti tardivamente (per infezioni, traumi, terapie) oppure problemi psicologici e relazionali più o meno gravi; altre volte, si tratta soltanto di piccoli, innocenti capricci della natura.

Come valutare se il bambino non vede bene

Se si escludono lo strabismo e le gravi malformazioni, i genitori hanno poche possibilità di individuare eventuali anomalie della vista. Tra queste la presenza di una pupilla opaca o grigiastra, indice di malattie piuttosto serie, oppure la presenza di un occhio con dimensioni maggiori dell'altro, o di una pupilla da gatto, ambedue indici di glaucoma.
Un aspetto curioso è dato dalla presenza di grandi occhi che vengono in genere molto apprezzati dal punto di vista estetico, ma che in realtà talvolta possono essere indice di miopia. Maggiori possibilità di rilevare anomalie si hanno invece nell'età prescolare o scolare. Deve richiamare l'attenzione il bambino che sbatte le palpebre, strizza gli occhi, aggrotta la fronte, specialmente quando legge o fissa un oggetto a breve distanza, o quello che tende ad avvicinare troppo il quaderno oppure il giocattolo e che, per osservarlo, inclina addirittura la testa, o ancora lo scolaretto che spesso commette errori di lettura o scrive male, uscendo dalle righe. Un segnale sospetto sono gli occhi spesso arrossati, una sensazione di stanchezza, qualche mal di testa, specialmente alla fine della mattinata di scuola o alla sera. Oggi, tuttavia, situazioni come queste dovrebbero essere sempre meno frequenti e ve ne saranno ancor meno in futuro, se si applicheranno, sistematicamente, le norme preventive descritte.

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04/05/2010

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