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Perché vaccinare i bambini

Le vaccinazioni rappresentano la più importante forma di prevenzione per la salute dei bambini. Lo scopo di una vaccinazione è quello di provocare nell'organismo umano (nel nostro caso nell'organismo del bambino) una reazione (gli anticorpi) verso alcune malattie infettive, inoculando gli agenti responsabili di queste malattie e cioè virus, batteri o sostanze tossiche (tossine) da questi prodotte.

Perché vaccinare?
© Jupiter

Ovviamente questi agenti patogeni devono essere uccisi o attenuati in modo che non siano così "cattivi" da causare la malattia, ma siano ancora in grado di provocare la reazione di difesa dell'organismo.
I vaccini contengono quindi virus o batteri uccisi o attenuati.
Il ruolo dei vaccini è quello di provocare una "piccola malattia" che non determini nessun disturbo, ma che induca nell'organismo la produzione dei famosi "anticorpi" che saranno in grado di difenderlo se in seguito verrà di nuovo in contatto con gli agenti responsabili della malattia stessa.
Vaccinare un bambino è un dovere che i genitori hanno verso il proprio figlio e verso la comunità di tutti gli altri bambini, tuttavia ancora oggi rappresenta motivo di dubbio e di perplessità. La cosa più grave è data dal fatto che alcuni medici e figure di "presunti" e pericolosi esperti della salute consigliano di non vaccinare. I vaccini costituiscono una tappa fondamentale nella storia della medicina e quindi della salute in genere.
Se oggi molte malattie terribili come il vaiolo, la poliomielite, la difterite sono praticamente scomparse nei Paesi dove sono state messe in atto le vaccinazioni di massa, il merito è dei vaccini.
Un luogo comune, in realtà molto pericoloso, che si sente dire da molti è: "Ma ai nostri tempi abbiamo fatto tutti le malattie infettive dei bambini e siamo lo stesso cresciuti bene". Un'affermazione di questo genere denota superficialità, incoscienza ed anche ignoranza. Chi dice queste cose ignora che anche le malattie infettive più comuni (ad esempio il morbillo), in una, sia pure piccola, percentuale di casi, possono causare complicanze gravissime che possono portare anche alla morte. Le complicanze sono sì rare, ma se ci toccano! Non far vaccinare i propri bambini per i motivi sopraesposti costituisce una scelta sconsiderata non solo nei riguardi del proprio figlio, ma anche nei confronti della società! Infatti il bimbo non vaccinato non rischia nulla nella nostra realtà di Paese ad
alta copertura vaccinale, perché sarà "salvaguardato" dagli altri bambini (con genitori più civilmente responsabili) che, essendo protetti dai vaccini, bloccheranno la diffusione delle malattie, impedendo anche a lui di contrarle.
Il bambino vaccinato protegge se stesso, ma anche il resto della società in quanto diviene anche una barriera contro la circolazione di germi.
Ovviamente il bambino non vaccinato rischierà di ammalarsi entrando a contatto con popolazioni non vaccinate (evento da non escludersi in un'epoca di grandi migrazioni di popoli e di facilità di spostamenti).

Le controindicazioni

In realtà le controindicazioni alle vaccinazioni sono molte meno di quanto si creda e sono solamente temporanee.
Malattie febbrili acute Gravi diarree Terapie protratte con cortisone (se la somministrazione di cortisone è stata breve, e per breve si intende un massimo di 8-10 giorni, bisogna lasciar passare 3 settimane) I bambini che si trovano in queste condizioni non devono essere vaccinati, ma solo temporaneamente.
Non deve quindi accadere che i bambini saltino per mesi le vaccinazioni con le scuse più banali: raffreddori, tossi, brevi episodi febbrili.
Dopo una malattia infettiva o una malattia febbrile di lunga durata si deve, invece, attendere almeno 20-30 giorni dalla guarigione.
Anche i bambini nati prematuramente o piccoli di peso possono essere vaccinati.
Tuttavia in questi casi è opportuno consultarsi con il pediatra.
Non devono essere considerate controindicazioni a ulteriori richiami le seguenti condizioni eventualmente verificatesi alla prima vaccinazione.
Reazioni locali quali gonfiore, arrossamento nella sede dell'inoculazione (per evitarli consiglio di massaggiare delicatamente con pomate o creme contenenti ketoprofene la sede di inoculazione dopo circa un'ora dal vaccino) Modesti rialzi febbrili Storia di malattie allergiche familiari Le date e soprattutto l'intervallo di tempo suggeriti fra una vaccinazione e l'altra sono puramente indicativi e ubbidiscono solo a una logica organizzativa.
Non è un problema ritardare di qualche settimana (e anche di qualche mese) l'inizio delle vaccinazioni, purché si facciano! L'intervallo fra un vaccino e l'altro non è tassativo. In altre parole viene suggerita una data perché è meglio non farlo prima di... ! Ma anche se si lasciano passare dei mesi dalla data indicata, la vaccinazione è valida. Tuttavia per i motivi, anche etici, di cui ho parlato prima, sarebbe meglio rispettare le date proposte.

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04/05/2010

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