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La mononucleosi

Viene chiamata malattia del bacio, angina monocitica, linfomonocitosi adenopatica infettiva, febbre ghiandolare di Pfeiffer… Tutti sinonimi di un’unica malattia: la mononucleosi infettiva.

La mononucleosi
© Getty Images

Un'infezione "giovane"

Questa infezione virale acuta, molto contagiosa, è causata dal virus di Epstein - Barr o dal citomegalovirus, entrambi appartenenti alla famiglia degli herpes virus. La mononucleosi fu riconosciuta e descritta, per la prima volta, nel 1920 in sei pazienti ricoverati al “Johns Hopkins Hospital” di Baltimora. La malattia, che ha un decorso acuto di quattro - sei settimane, compare solo se il soggetto viene a contatto con il virus in un’età in cui il sistema immunitario è molto efficiente, in genere, questa condizione si verifica durante l’adolescenza o l’inizio della vita adulta. La fascia di età maggiormente colpita, infatti, è quella compresa fra i 15 e i 35 anni. Una volta penetrato nell’organismo il virus si moltiplica nei linfociti, chiamati cellule mononucleate, che mutano il loro aspetto diventando, pertanto, “atipici”.

Sintomi e complicanze

In genere, la mononucleosi, si manifesta con febbre e cefalea, seguite da tumefazione dei linfonodi del collo, delle ascelle e dell’inguine e da un forte mal di gola provocato da tonsillite. L’ingrossamento e l’infiammazione delle tonsille ostacola la deglutizione e, in casi rari, anche la respirazione. Occasionalmente può verificarsi un lieve danno epatico che, per alcuni giorni, provoca ittero. Le complicanze della mononucleosi infettiva sono rare: insorgono, infatti, solo nel 5 per cento dei casi. Fra queste ci sono: orchite, miocardite, pericardite, ulcere genitali, rottura della milza.

Un'infezione molto diffusa

L’80 - 90 per cento della popolazione adulta dei paesi occidentali, dimostra di avere avuto un’infezione da Epstein - Barr. Il decorso della malattia è, in genere, asintomatico o, comunque, indistinguibile da una sindrome influenzale. La diagnosi risulta evidente in base ai sintomi e ai risultati di uno striscio ematico che evidenzia la presenza di linfociti atipici. Quasi tutti i pazienti guariscono dopo quattro - sei settimane senza la necessità di assumere farmaci. L’erronea somministrazione di antibiotici, a base di ampicillina, può provocare un’eruzione cutanea e l’aggravamento dei sintomi. Contro la mononucleosi non esistono cure specifiche. Persino gli antivirali di ultima generazione, infatti, hanno un’efficacia ancora da dimostrare definitivamente.

La cura migliore?

Il riposo per circa un mese, periodo necessario, al sistema immunitario, per distruggere il virus. L’utilizzo di analgesici e antipiretici può alleviare le manifestazioni della malattia.  In casi rari sono necessari farmaci corticosteroidi, per ridurre l’infiammazione intensa, soprattutto se la respirazione è resa difficile dall’ingrossamento delle tonsille. La dieta migliore, prevista durante il decorso della mononucleosi, è quella “solita” adottata dal paziente. Semmai risulta necessario evitare attività fisica pesante per circa due mesi. Nella maggioranza dei casi, comunque, la malattia decorre senza complicazioni di alcun tipo. Nei casi, invece, in cui siano presenti pregressi quadri di immunodeficienza la mononucleosi può essere una malattia grave.  Spesso, dopo la guarigione, per due - tre mesi il paziente si sente depresso, privo di energie, assonnato. Il virus rimane, comunque, latente nel soggetto anche dopo la guarigione. 

Prevenire è meglio che curare...

Come per tutte le malattie infettive la prima forma di prevenzione è l’igiene. Nel caso in cui si abbiano contatti con un malato sono fondamentali il lavaggio, ad elevate temperature, delle stoviglie, degli asciugamani, spazzolini da denti, giocattoli per bambini. La trasmissione della mononucleosi, infatti, avviene principalmente attraverso la saliva (non per niente viene chiamata malattia del bacio), l’igiene personale, quindi, in particolar modo delle mani, aiuta a prevenire il contagio. Escludendo la rottura della milza, complicanza facilmente prevenibile, i rischi di mortalità sono, essenzialmente, legati a pregressi stati di immunodepressione.

A dispetto del nome “romantico”, malattia del bacio, perciò, anche la mononucleosi infettiva, come tutte le patologie, merita di essere trattata con serietà e responsabilità.

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30/05/2011

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