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La bronchiolite: che cos'è e come si cura

Ogni inverno l’epidemia di bronchiolite si ripresenta in misura massiccia, colpendo circa 450.000 bambini. Si tratta di una malattia che desta molte preoccupazioni ma che nella maggior parte di casi è benigna e non richiede il ricovero ospedaliero. Per sapere tutto su quest’infezione respiratoria, leggi le risposte alle nostre dieci domande.

1. Cos’è la bronchiolite?

La bronchiolite in dieci domande
© Thinkstock

La bronchiolite è un’infezione virale respiratoria che colpisce le ramificazioni dei bronchi (bronchioli), ed è molto contagiosa: secondo le stime ogni anno circa 450.000 neonati (il 30% dei neonati) vengono colpiti da quest’infezione. Si osservano dei picchi epidemici invernali, che sembrano in costante aumento.  

2. Come si trasmette la bronchiolite?

Nella maggior parte dei casi il virus responsabile della bronchiolite nel neonato è la variante umana del virus respiratorio sinciziale (VRS), un virus molto contagioso, che interviene nel 60-90% dei casi e si trasmette da un soggetto all’altro in maniera diretta, attraverso le goccioline espulse con la tosse e degli starnuti, o in maniera indiretta, attraverso le mani o gli oggetti contaminati, sui quali il virus può sopravvivere diverse ore. Secondo la conferenza di consenso sulla bronchiolite dell’Agence nationale d’accréditation et d’évaluation en santé (Anaes), che ha avuto luogo a Parigi nel 2000, il contagio è favorito dalla promiscuità, dall’urbanizzazione e dalla socializzazione precoce dei bambini.

In qualunque altra età il virus respiratorio sinciziale può causare un raffreddore, ma è nel neonato che determina l’insorgenza di una malattia più grave: la bronchiolite.

3. Quali sono i bambini più a rischio?

I neonati di età compresa tra i 3 e i 9 mesi sono i più esposti al rischio di bronchiolite, per ragioni anatomiche, legate in particolare al calibro dei bronchioli. Le difficoltà respiratorie possono indurre un notevole affaticamento nel neonato, nonché disturbi dell’alimentazione (come ad esempio vomito).

4. Qual è l’evoluzione della malattia?

Nella grande maggioranza dei casi, la bronchiolite evolve in maniera favorevole, spontaneamente o con l’aiuto di una chinesiterapia, e le difficoltà respiratorie scompaiono nell’arco di qualche giorno senza lasciare traccia.

In alcuni casi insorgono infezioni batteriche secondarie, che rendono necessaria la somministrazione di antibiotici. I sintomi che devono mettere in allarme sono: febbre alta, presenza di otite, secrezioni bronchiali che diventano purulente.

In base all’aggressività del virus, alla fragilità del bambino e alla gravità dell’ostruzione delle vie respiratorie può insorgere un’insufficienza respiratoria, piuttosto rara, che rende necessario il ricovero ospedaliero per poter monitorare la funzione respiratoria ed eventualmente attuare misure di rianimazione, per superare così il momento critico. Le forme gravi di insufficienza respiratoria sono riconoscibili da sintomi evidenti quali l’alterazione dello stato di salute generale, la modificazione del comportamento, il notevole aumento della temperatura corporea, la disidratazione e soprattutto le difficoltà del bambino ad alimentarsi.

5. Quali sono i trattamenti per la bronchiolite?

Una volta formulata la diagnosi, il trattamento della bronchiolite è semplice. Solo i rischi legati a una forma grave e ad eventuali complicazioni possono rendere necessario un ricovero ospedaliero in via precauzionale. Negli altri casi, il trattamento consta essenzialmente di due misure:  

  • Una chinesiterapia respiratoria quotidiana per aiutare il bambino a espettorare, se il medico lo ritiene necessario;
  • La rimozione dell’ostruzione nasale per mezzo di una soluzione fisiologica.

Non è necessario, se non in casi particolari, somministrare antibiotici (inefficaci contro le infezioni virali), sciroppi per la tosse, fluidificanti bronchiali e altri farmaci.

6. Quali sono i trattamenti farmacologici?

Gli unici farmaci efficaci nel caso di un primo episodio di bronchiolite senza complicanze sono gli antipiretici come il paracetamolo (tachipirina) o l’aspirina (quest’ultima, tuttavia, è meno utilizzata poiché è controindicato in caso di influenza). Questi prodotti vanno utilizzati per abbassare la temperatura nel caso in cui sia troppo elevata. La soluzione fisiologica o i prodotti simili aiutano a liberare le vie nasali ostruite.

Gli antibiotici hanno un ruolo importante in caso di infezione batterica secondaria, ma non hanno alcuna efficacia nei confronti del virus responsabile della bronchiolite e quindi vengono somministrati solo in presenza di segni che inducono a sospettare una sovrinfezione batterica: febbre alta e prolungata (superiore a 38,5° per almeno due giorni), secrezioni purulente o otite.

7. Come si svolge una seduta di chinesiterapia?

Il chinesiterapeuta valuta insieme alla madre i sintomi del bambino, come la tosse (ritmo, frequenza…); successivamente sveste il bambino e formula una diagnosi in funzione dei segni respiratori (frequenza dei movimenti toracici, auscultazione polmonare, ecc.); in seguito potrà poi valutare come il bambino accetta la seduta di chinesiterapia, rassicurando la madre sulle modalità del tutto indolori delle sedute, anche nel caso in cui il bambino pianga.

Le misure attuate dallo specialista hanno lo scopo di aumentare il flusso espiratorio, per espellere le secrezioni facendole risalire più in alto possibile nell’albero respiratorio e facendole uscire attraverso la bocca grazie alla  respirazione. La pressione esercitata sul torace e sull’addome in fase espiratoria permette di far fluire le secrezioni nella trachea: va ricordato che queste pressioni, che spesso impressionano i genitori, vengono esercitate sulla gabbia toracica del neonato, che a quell’età è più flessibile. Una volta raggiunta la trachea, le secrezioni vengono spinte nella bocca grazie a un colpo di tosse provocato da una pressione. È sufficiente infine impedire al bambino di ingoiarle nuovamente facilitando l’espettorazione

8. Esistono dei fattori aggravanti?

La bronchiolite può risultare più grave se:

  • I neonati hanno meno di tre mesi, e più ancora e hanno meno di sei settimane: a quest’età, infatti, i rischi di insufficienza respiratoria e di apnea sono più elevati;
  • Il bambino ha un precedente di nascita prematura;
  • Il bambino è colpito da patologie cardiache (cardiopatia congenita) e respiratorie (broncodisplasie e  mucoviscidosi);
  • Il bambino è affetto da deficit immunitari;
  • La dipendenza dal fumo di sigaretta di uno dei genitori, e in particolare della madre, è correlato a una più elevata incidenza delle forme gravi di bronchiolite.

9. Esistono dei criteri di gravità ?

La bronchiolite può causare delle pause respiratorie nel neonato con meno di sei settimane: in questo caso il rischio di morte, molto raro ma reale, impone una sorveglianza della funzionalità respiratoria in ospedale. Secondo l’Agence nationale d’accréditation et d’évaluation en santé (Anaes), il ricovero ospedaliero risulta necessario in presenza di uno dei seguenti criteri di gravità:  

  • Grave alterazione delle condizioni generali;
  • Insorgenza di apnea, presenza di una cianosi;
  • Bambini con importante difficoltà respiratoria o dispnea (frequenza respiratoria superiore ai sessanta respiri al minuto);
  • Età inferiore alle 6 settimane;
  • Bambini nati prematuri, a meno di 34 settimane di amenorrea e con età corretta inferiore a tre mesi (età teorica calcolata come se la nascita fosse avvenuta al nel termine prestabilito, ovvero a 40 settimane di amenorrea);
  • Bambini affetti da una malattia cardiaca o una patologia polmonare cronica grave;
  • Bambini che presentano segni di disidratazione;
  • Bambini con disturbi della digestione o difficoltà di alimentazione, che fanno sospettare uno stato di disidratazione.

La decisione di ricorrere al ricovero ospedaliero spesso è una semplice misura precauzionale per poter monitorare meglio il bambino e, nel caso si rendessero necessarie, poter prendere con tempestività le misure di assistenza respiratoria (ossigenoterapia) o di reidratazione più opportune.

10. Come si possono evitare le ricadute?

Il modo migliore per evitare il contagio in caso di epidemia è evitare che il neonato entri in contatto con l’agente infettivo. Per riuscirci, rispetta le seguenti regole igieniche:

  • Lavati le mani con acqua e sapone per almeno 30 secondi prima di toccare un neonato;
  • Non baciare i neonati sul viso;
  • Ne portare i bambini di due o tre mesi nei luoghi troppo affollati e con scarso ricambio d’aria, come i mezzi di trasporto pubblici e le grandi superfici;
  • Ricorda di aerare regolarmente gli ambienti senza surriscaldarli;
  • Libera regolarmente le vie nasali in caso di raffreddore, per evitare che il virus si estenda verso i bronchi;
  • Non passare le tettarelle o i cucchiaini da un bebè all’altro;
  • Non fumare in presenza di un bambino.

Queste misure non eliminano del tutto il rischio di contagio, ma lo riducono.

David Bême

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12/06/2012

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