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Varicella nell'adulto: i rischi legati all'età

Nella maggioranza dei casi benigna nei bambini, la varicella può tuttavia causare complicazioni gravi, in particolare a livello polmonare e neurologico. Gli adulti e, soprattutto, gli anziani sono le persone più esposte a tali complicazioni.

Varicella nell'adulto
© Getty Images

La varicella è a tal punto contagiosa che la si può considerare una malattia pressoché "obbligatoria". In altri termini, nel 95% dei casi, ciascuno di noi è stato o verrà colpito dal virus della varicella prima dei 20 anni.

Sono 60.000 gli adulti colpiti

Poiché l'infezione conferisce un'immunità definitiva, la maggior parte degli adulti è protetta contro il virus. Tuttavia, uno studio di coorte francese seguito dai medici generici ha riferito che un adolescente di 15 anni su dieci non ha contratto la varicella e che pertanto rimane sensibile all'infezione. Dopo un primo picco della malattia nell'infanzia, nei soggetti non immunizzati è osservabile un secondo picco di infezione tra i 25 e i 35 anni, che corrisponde all'età in cui gli adulti diventano genitori e possono contaminarsi a contatto con i figli. Ogni anno in Francia vengono diagnosticati circa 60.000 casi di varicella, mentre in Italia si verificano epidemie ogni anno, soprattutto nel periodo invernale-primaverile con decine di migliaia di casi di infezione. Quello della Francia è un dato piuttosto basso se raffrontato ai 600.000 o 700.000 casi di varicella recensiti ogni anno. Ciò nonostante, queste varicelle tardive meritano particolare attenzione, perché sono spesso all'origine di forme gravi o di complicazioni.

Delle complicanze rilevanti...

I dati statistici francesi indicano che la varicella è responsabile, in media, di 3.306 ricoveri ospedalieri e di 19 decessi all'anno, a prescindere dall'età dei pazienti. Circa il 78% dei pazienti ricoverati per polmonite varicellosa e il 70% di quelli deceduti hanno più di 14 anni. Il rischio di decesso è 7,5 volte più alto per la fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni rispetto a quella dei bambini di età compresa tra i 5 e i 14 anni, 174 volte più alta negli adulti oltre i 45 anni… Infatti, se si esclude il caso dei neonati, più si invecchia, più la varicella diventa rara, ma più grave.

La polmonite varicellosa è la complicanza più grave riscontrabile nell'adulto. Può manifestarsi nei 3-5 giorni successivi alla comparsa delle lesioni cutanee, con tosse secca, mancanza di respiro, catarro (che può addirittura arrivare a far sputare del sangue), dolori al torace. La presenza di questi sintomi richiede un trattamento rapido con farmaci antivirali (aciclovir, valaciclovir, famciclovir), in quanto l'evoluzione della malattia può essere fatale. La polmonite varicellosa sarebbe responsabile del 30% dei decessi imputabili alla varicella. Uno studio americano condotto tra i pazienti arruolati segnala un'incidenza di polmonite grave nell'ordine dell'1-2% nei giovani adulti affetti da varicella. Il rischio è superiore nei casi di immunodepressione e tabagismo.

Le complicanze di carattere neurologico sono più rare. Nei pazienti con più di 14 anni si osservano un terzo dei casi di meningite o di encefalite legata alla varicella. La meningoencefalite si contrae quando il virus colpisce direttamente il cervello. Sopraggiunge da due a sei giorni dopo la comparsa delle eruzioni cutanee e si manifesta in modo aggressivo con convulsioni e disturbi della coscienza. La mortalità colpisce nel 5 - 20% dei casi, mentre il 15% dei sopravvissuti convive con i postumi della malattia. Possono verificarsi complicanze a carico dell'apparato digerente (epatiti) o ematologiche, mentre le complicanze dermatologiche sono osservabili principalmente nei bambini.

... ma poco frequenti

Le persone che vedono comparire delle vescicole sulla cute possono comunque rassicurarsi. L'incidenza delle complicanze, infatti, è moderata rispetto alle decine di migliaia di casi di varicella diagnosticati ogni anno negli adulti. Infatti, tra il 1997 e il 1999, ogni anno sono state ospedalizzate solo 36 persone di età superiore ai 14 anni, perché affette da meningoencefalite secondaria alla varicella, e 108 a seguito di polmonite varicellosa; 13 di questi pazienti sono deceduti. I tassi di ricovero ospedaliero si attestano a 235 per 100.000 casi di bambini di età compresa tra 1 e 4 anni; a 1.438 per 100.000 casi di pazienti tra i 25 e i 34 anni e a 8.154 per 100.000 casi di pazienti over 65. I tassi di decesso sono, rispettivamente, di 7, 104 e 5.354 per milione di casi.

Proprio come accade nel bambino, i rischi sono molto alti nei soggetti affetti da malattie polmonari croniche o con difese immunitarie basse in conseguenza di malattie (deficit immunitari congeniti, leucemie e così via) o trattamenti immunosoppressivi, tra cui una corticoterapia protratta nel tempo, un trattamento contro i rigetti di trapianto o una chemioterapia contro il cancro. La presenza di tali fattori di rischio spiegherebbe il 30% dei decessi e il 7,5% dei ricoveri ospedalieri dovuti alla malattia.

Il caso particolare della donna incinta

Nelle future mamme, l'infezione da virus della varicella può colpire il feto e causare cicatrici cutanee, anomalie dello sviluppo cerebrale, lesioni oculari, nonché anomalie dei muscoli e delle ossa (varicella congenita). Tuttavia, il danno al feto non avviene in modo sistematico. Estrapolando i dati raccolti negli Stati Uniti, è possibile stimare che sarebbero circa 700 i casi di varicella nelle donne incinte registrati ogni anno in Francia. Il rischio esiste per il feto quando la madre viene infettata dal virus tra l'8a e la 24a settimana di amenorrea. In questo caso la varicella congenita colpirebbe una percentuale compresa tra lo 0,7 e il 2,8% dei feti delle madri infette. Se la varicella insorge nelle tre settimane prima del parto, una percentuale compresa tra il 25% e il 50% dei neonati contrae l'infezione, che rischia di essere molto grave se le eruzioni cutanee si sono conclamate nella madre cinque giorni prima del parto o nei due giorni successivi.

L'herpes zoster è più grave anche negli anziani

La varicella è la conseguenza di un primo contatto con il virus della varicella e dell'herpes zoster. Anche se si contrae una sola volta nella vita, il virus rimane per sempre nel nostro organismo, annidato nei gangli delle radici dei nervi spinali, pur senza dare sintomi (si dice, in questo caso, che rimane latente). Può riattivarsi soprattutto in caso di indebolimento delle difese immunitarie. Il virus segue allora il tratto nervoso inverso, determinando la comparsa di vescicole localizzate nella regione cutanea corrispondente all'innervazione, e causando una malattia chiamata "herpes zoster" (il cosiddetto "fuoco di Sant'Antonio"). Si tratta di una malattia benigna che guarisce senza lasciare particolari conseguenze nei bambini e nei giovani adulti. L'incidenza dell'herpes zoster è più frequente con l'avanzare dell'età. In particolare, dopo i 50 anni esistono rischi di postumi dolorosi (algie post-zosteriane), talvolta molto intensi, che colpiscono il 50% dei soggetti ultracinquantenni e il 70% delle persone di età superiore ai 70 anni. Gli anziani sono anche particolarmente esposti al rischio di herpes oculare, che colpisce la regione del nervo ottico. Questi tipi di herpes provocano l'insorgenza di postumi dolorosi frequenti e possono causare disturbi oculari e perdita della vista. Un trattamento antivirale nei primi tre giorni in cui compaiono le eruzioni cutanee consente di ridurre il rischio di postumi dolorosi e di complicanze oculari.

Un herpes zoster contratto in gravidanza non comporta alcun rischio per il feto e gli anziani non corrono rischi di contrarre l'herpes zoster entrando in contatto con bambini affetti da varicella. L'herpes zoster è causato dalla riattivazione del virus. Infine, il rischio di trasmettere la varicella attraverso il virus contenuto nelle vescicole di un herpes zoster è basso.

Dr.ssa Chantal Guéniot

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14/11/2014

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