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La varicella: una malattia estremamente contagiosa

I genitori lo sanno: quando un bambino si prende la varicella al nido o a scuola, è assai probabile che anche i compagni si infettino. Malattia infettiva assai ricorrente, che colpisce elettivamente, ma non solo, bambini e giovani adolescenti, la varicella è altamente contagiosa.

La varicella
© Getty Images

La causa della varicella è un virus della famiglia degli Herpes Virus chiamato virus Varicella zoster (VZV). Una volta contratta la varicella, il virus rimane per tutta la vita nel nostro organismo, annidato nei gangli delle radici dei nervi spinali, pur senza dare sintomi (si dice, in questo caso, che rimane latente). Può accadere che, soprattutto negli adulti e negli anziani, il virus si riattivi, causando l'Herpes Zoster o "fuoco di Sant'Antonio".

Un periodo di incubazione di due settimane

La varicella colpisce prevalentemente i bambini di età compresa tra i 2 e i 10 anni, anche se possono contrarla alcune persone adulte che erano sfuggite al contagio1. In questo caso, vale a dire negli adulti, la varicella assume i tratti di una malattia ancora più grave. Il virus si trasmette tramite le goccioline di saliva1 disperse nell'aria dal malato durante la conversazione, con tosse, starnuti o baci, o attraverso il contatto diretto con le eruzioni cutanee. Si stima che in Francia, ogni anno siano infettate dal virus tra 600.000 e 700.000 persone4.

Il periodo di incubazione della varicella è di 10-21 giorni, di norma tra i 14 e i 16 giorni, e i bambini che ne vengono infettati sono contagiosi dalle 48 ore precedenti fino a 5 giorni dopo la comparsa delle lesioni2. Eppure, molti giovani malati presentano lesioni davvero poco rilevanti che, passando inosservate, trasmettono la varicella.

Comparsa di lesioni a ondate successive su cuoio capelluto e tronco

La varicella inizia a manifestarsi con malessere generale e febbre, in genere lieve, ma che può arrivare anche a 39°-40°C. Dopo pochi giorni compare l'esantema, molto pruriginoso, prima su cuoio capelluto,viso e tronco, poi si estende all'addome, ai genitali, alle braccia ed agli arti inferiori. Ma attenzione... Poiché alcuni bambini non si ricoprono totalmente di vescicole, ma ne hanno solo una o due ben nascoste, difficili da trovare, da adulti si trovano ad aver già contratto il virus della varicella senza che questo abbia lasciato loro alcuna cicatrice.

Nello stadio prodromico della malattia, le manifestazioni cutanee appaiono come macchioline rosse (dette macule o papule), simili a brufolini o a punture d'insetti, lievemente rilevate al tatto, del diametro di 2-3 mm. Nell'arco di 24 ore si trasformano in vescicole (contenenti liquido chiaro). Dopo pochi giorni, le vescicole diventano torbide tramutandosi in pustole e, quando si seccano, diventano croste che si staccano spontaneamente. Poiché le manifestazioni cutanee compaiono a ondate successive, le lesioni presenti sul corpo sono distanziate di qualche giorno l'una dall'altra e l'eruzione dura da una a due settimane1. In seguito alla caduta delle croste, sulla cute possono rimanere delle cicatrici, soprattutto se il bambino si è grattato o se degli stafilococchi hanno sovrainfettato le lesioni.

Nei bambini sani la varicella è quasi sempre benigna; eppure, in via del tutto eccezionale, possono verificarsi complicanze come una sovrainfezione batterica generalizzata o lesioni neurologiche. Se tuo figlio lamenta un forte mal di testa o sintomi cerebellari nei 3-6 giorni successivi alla comparsa delle lesioni cutanee, rivolgiti immediatamente a un medico. Potrebbe trattarsi di un'encefalite2.

Quali le misure per debellarla?

Se si vuole evitare che il virus della varicella si diffonda all'asilo nido o a scuola, è necessario isolare i bambini infetti finché tutte le lesioni cutanee non abbiano raggiunto lo stadio di croste. Il genere, il bambino viene allontanato dal nido o da scuola per un'intera settimana, ovvero per tutto il periodo in cui le vescicole non cicatrizzate rimangono sulla cute.

La varicella può causare complicazioni gravi nei pazienti immunodepressi o ai quali vengono somministrate dosi di corticoidi elevate, in pazienti sottoposti a trattamenti di chemioterapia antitumorale, in bambini affetti da sindrome nefrosica, in quelli portatori di un deficit immunitario, infettati dal virus dell'HIV e così via. Tutti questi soggetti dovranno quindi prestare molta attenzione a non entrare in contatto con un bambino portatore di varicella e, in caso di dubbio, dovranno recarsi in ospedale fin dalla comparsa dei primi segni dell'infezione per ricevere degli anticorpi specifici (immunoglobuline) con funzioni protettrici, o addirittura un trattamento antivirale (a base di aciclovir). In caso di contatto infettante, può anche essere opportuno sottoporsi a vaccinazione a scopo preventivo; tuttavia, in un soggetto immunodepresso occorre sempre consultare un medico per assicurarsi che la vaccinazione possa essere eseguita senza alcun pericolo per il paziente.

Il caso specifico della donna incinta e del neonato

Le donne gravide che non abbiano mai contratto la varicella devono proteggersi dal rischio di contrarla in gravidanza, dal momento che il virus può causare lesioni al bambino nelle prime 24 settimana di gestazione. In questo caso, si parla di varicella congenita. Accade anche che alcune donne sviluppino la varicella durante il parto o nei cinque giorni immediatamente precedenti o successivi all'evento. In questi casi, poiché il neonato non ha potuto ricevere in tempo degli anticorpi protettivi dalla madre, rischia di essere infettato dal virus e di contrarre una varicella riportando lesioni gravi a cute e polmoni. In questo caso, i pediatri procederanno tempestivamente alla somministrazione di immunoglobuline specifiche anti-varicella per proteggere il neonato da questo pericolo.

di Dr.ssa Corinne Tutin

Fonti:

1 - Les maladies infectieuses, virales, mycosiques et parasitaires. Le Grand livre de la santé. Con la supervisione della Dr.ssa Marie-France Daum. TF1 Editions, 1997. 
2 - Pédiatrie. Manuel Ilustré. Tom Lissauer e Graham Clayden. DeBoeck Université, 1998. 
3 - Intervento di V. Mirlesse, Parigi, Varicelle. Femme enceinte et nouveau-né 
Conferenza di consenso terapeutico - Lione, 25 marzo 1998. 
4 - Interventodel Prof. Daniel Floret, Giornate parigine di pediatria, 11-12 ottobre 2003

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14/11/2014

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