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Neonati e feci di colore chiaro: attenzione alla colestasi!

Non è normale che un neonato produca feci di colore molto chiaro. Le feci chiare sono sintomo di una colestasi. Il Professor Emmanuel Jacquemin, epatologo pediatra*, ci spiega in cosa consiste la colestasi neonatale, e perché va riconosciuta rapidamente.

Feci chiare del lattante
© Getty Images

La colestasi neonatale è generalmente il riflesso di una malattia grave del fegato, prima causa del trapianto di fegato nei bambini. L’osservazione sistematica delle feci del lattante permette di effettuare la diagnosi in tempo.

Colestasi neonatale, sintomo di una malattia epatica grave

Nonostante venga definita una malattia rata, la colestasi neonatale è in realtà relativamente frequente: si riscontra, infatti, in un neonato ogni 2500 nascite. Rappresenta l’80% delle cause del trapianto di fegato nei bambini. “La colestasi è legata a un problema di formazione o di eliminazione della bile (liquido giallo prodotto dal fegato)”, spiega il Prof.  Emanuel Jacquemin. La causa più frequente della colestasi neonatale è l’atresia delle vie biliari (occlusione dei canali che permettono l’eliminazione della bile). “Ogni anno, circa 50 neonati nascono con questo problema”, indica il Prof. Jacquemin. Nelle persone colpite, le vie biliari – che portano la bile all’intestino – sono ostruite, la bile non può uscire dal fegato e arrivare nell’intestino tenue per essere eliminata con le feci. “Il fegato si deteriora in fretta se la bile rimane al suo interno”, spiega l’epatologo. Se non viene curata, l’atresia delle vie biliari porta alla cirrosi. “Questa patologia richiede un trapianto di fegato, in genere entro 2 o 3 anni”, spiega il Prof. Jacquemin.  

Colestasi neonatale: i sintomi da tenere sotto controllo

Un ittero neonatale persistente è uno dei primi sintomi che devono far pensare alla colestasi neonatale. “La maggior parte degli itteri sono benigni, ma nel 10% dei casi circa, il colore giallastro è sintomo di una vera e propria malattia epatica e non di un’immaturità transitoria del fegato”, spiega il Prof. Jacquemin. E aggiunge: “L’ittero neonatale fisiologico viene generalmente accompagnato da feci dal colore normale (giallo dorato, verde o bronzo) e guarisce in due settimane”. Una volta  trascorso questo lasso di tempo, se l’ittero persiste bisogna sistematicamente cercare la colestasi. Se il tuo neonato presenta un colorito giallastro o un ingiallimento della sclera (la parte bianca dell’occhio), vanno osservate le sue feci, dai primi giorni di vita fino a che non sparisce l’ittero. Infatti, se il bimbo soffre di colestasi, l’ittero viene accompagnato da emissione di feci molto chiare. “Delle feci bianche o grigio chiaro, beige chiaro o giallo molto pallido significano che la bile non arriva nell’intestino”, indica l’epatologo. “Bisogna rivolgersi subito al medico”, aggiunge. Se hai un dubbio, porta con te il pannolino del tuo bimbo dal pediatra.

Un altro sintomo che deve insospettire: una pipì un po’ scura, color “birra”, per intenderci. Detto questo, “i pannolini moderni assorbono molta pipì e non è facile accorgersi se il colore è anormale”, sottolinea il Prof. Jacquemin.

“Un altro errore è attribuire sistematicamente l’ittero del neonato all’allattamento”, avverte lo specialista. “L’allattamento può provocare l’ittero, ma benigno, e, come nel caso dell’ittero fisiologico, le feci conservano un colore normale (il latte di colore bianco non scolorisce le feci)”, spiega l’epatologo.

Colestasi neonatale: come si cura?

"Una volta che la diagnosi è sicura, la prima cosa che fa il medico è un’iniezione di vitamina K”, spiega il Prof. Jacquemin. “La colestasi aumenta il rischio di carenze di vitamina K, in quanto la bile è indispensabile per l’assorbimento della vitamina K nell’intestino. Questa carenza aumenta i rischi di emorragie”. Poi, bisogna dirigere il bimbo verso un centro medico-chirurgico specializzato. E dopo? “Se la colestasi viene individuata in tempo, quando è legata all’atresia delle vie biliari è possibile realizzare un intervento chirurgico correttivo che  permette, in alcuni casi, di far uscire la bile dal fegato”, spiega l’epatologo.

Questo intervento deve avvenire entro i 30 primi giorni di vita del neonato per cercare di evitare il trapianto di fegato. Alcuni studi hanno infatti dimostrato che l’80% dei bambini operati prima dei 30-40 giorni di vita avevano ancora il proprio fegato a 3 anni, mentre i bambini che sono stati operati dopo i 4 mesi di vita hanno dovuto subire un trapianto epatico**. Oggi, in media, i bambini che subiscono questo intervento hanno 60 giorni... è importante riuscire ad accelerare la diagnosi: tieni sott’occhio i pannolini del tuo bimbo!

Anne-Sophie Glover-Bondeau

 

Fonti:

-Intervista del Professor Emmanuel Jacquemin, 3 febbraio 2012 
- Comunicato stampa, AMFE, 8 dicembre 2011

*Reparto di epatologia pediatrica dell’ospediale universitario Bicêtre, Parigi.

** Dott. Emmanuel Jacquemin, Dépistage de l'atrésie des voies biliaires et couleurs des selles : méthode de l'échelle colorimétrique, La Presse Médicale, Vol 36, N° 6-C2 - giugno 2007, pp. 945-948

 

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26/08/2015

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