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Le malattie renali nei bambini

A lungo silenziose, le malattie renali potrebbero invece essere diagnosticate e curate prima di arrivare a conseguenze irreversibili. Il Prof. Georges Deschênes, primario del reparto di nefrologia pediatrica all’ospedale Robert Debré (Parigi) e presidente della Società Francese di Nefrologia pediatrica, lancia un appello per la diagnosi sistemica in tutti i bambini da 5 a 10 anni. Ci spiega perché.

Le malattie renali dei bambini
© Getty Images

Oltre all’impatto sui reni, le malattie renali croniche soggiacciono anche alle malattie cardiovascolari. Un terzo dei pazienti arriva in dialisi senza aver mai visto un nefrologo. Appoggiarsi alla doppia rete della medicina scolastica e del Dipartimento Materno Infantile potrebbe evitare di arrivare a quel punto.

L'insufficienza renale terminale

Nel bambino la malattia renale cronica è dominata dalla sindrome nefrosica idiopatica: in Italia si calcolano circa 800 sindromi nefrosiche del bambino ogni anno. Questa malattia, che inizia in maniera acuta, con il tempo si cronicizza e “incide in maniera considerevole sullo sviluppo scolastico e professionale” del paziente. Oltre a questa patologia ben identificata, vi sono poi le numerose anomalie del rene o delle vie urinarie visualizzate nell’ecografia materna quando il bambino non era ancora nato. Spesso, però, queste vengono trascurate dai medici. “Nella maggior parte dei casi, le informazioni riguardanti queste piccole anomalie non sono comunicate né al pediatra, né al Dipartimento Materno Infantile, né al medico… Mentre su tutte queste malattie bisognerebbe indagare”, sostiene il Prof. Deschênes. Le malattie genetiche, invece, sono molto più rare. Soprattutto la policistosi autosomica dominante, la sindrome da cisti renali e diabete o la sindrome di Alport. Queste si manifestano tutte prima dei 18 anni. Più rare e più numerose, le malattie autosomiche recessive sono poco conosciute e di conseguenza sono spesso diagnosticate ormai allo stadio terminale.

In Francia ogni anno si ricovera un centinaio di bambini in stato d’insufficienza renale terminale nei 26 centri che propongono un servizio di nefro-pediatria. Si tratta di un’incidenza relativamente bassa ma le conseguenze sono tali (dialisi, innesto renale) che bisognerebbe evitare in tutti i modi di vedere arrivare bambini a questo stadio della malattia renale. Contrariamente agli adulti, i giovani malati vengono curati in una filiera unica che offre un controllo completo della sorveglianza e del trattamento protettivo della malattia cronica, fino alla dialisi e all’innesto di rene. Oltre alle cure mediche, poi, è garantito un sostegno non medico: al capezzale dei piccoli pazienti si alternano psicologi, assistenti sociali, insegnanti.

Malattie renali nei bambini: conseguenze nell’età adulta

Al contrario di quanto si pensi, l’insufficienza renale acuta non è un fenomeno reversibile. “Non tutto torna come prima. Alcuni pazienti hanno un rischio d’insufficienza renale cronica maggiore di quello delle persone che non hanno mai sofferto d’insufficienza renale acuta”, spiega il Prof. Maurice Laville, nefrologo francese e presidente della Società Francese di Nefrologia. Viceversa, la malattia renale cronica espone alla comparsa di un’insufficienza renale acuta, qualunque sia la natura dell’aggressione renale. “Una dilatazione delle cavità renali nel feto che provoca un reflusso urinario è indice di un’interruzione della nefrogenesi, che si tradurrà a 60 anni in una malattia renale cronica”, avverte il Prof. Deschênes. “Un bambino, anche se guarito, può in età adulta diventare un malato cronico”. Il nefrologo pediatrico fa notare inoltre che la malattia renale cronica del bambino soggiace alle malattie cardiovascolari dell’adulto.

Il presidente della Società di nefrologia pediatrica propone quindi una diagnosi di massa delle malattie renali nel bambino. “Per fare ciò è sufficiente appoggiarsi a una doppia rete già esistente: il dipartimento maternità infantile e la medicina tradizionale, che si occupano del 100% dei bambini tra i 5 e i 10 anni”. L’ideale sarebbe effettuare un prelievo di sangue per consentire di valutare il debito di filtrazione glomerulare, una misura attendibile della funzione renale. Ma il carattere invasivo di quest’ultima può rappresentare un freno alla diffusione di massa, a meno che non lo si integri alla diagnosi di un insieme di malattie croniche, così come avviene per il test di Guthrie eseguito nel bambino, suggerisce il Prof. Deschênes. Invece l’utilizzo molto più semplice di strisce urinarie per determinare l’esistenza di una microalbuminuria (che predice la comparsa di lesioni microangiopatiche dei reni, degli occhi o dei nervi), rappresenta un’alternativa possibile. Unico neo: la mancanza di precisione di questo test. “Le classiche strisce non rilevano una proteinuria inferiore a 0,25 g/l. Inoltre, si tratta di un rilevamento semi-quantitativo, che obbliga a una parte di soggettività (il test è positivo se la striscia cambia colore, ndr)”. L’idea è dunque ancora da approfondire.

Nel frattempo, la Fondazione del rene, che riunisce l’insieme delle associazioni di nefrologia, porta avanti la sua missione di sensibilizzazione del grande pubblico sulle malattie renali, soprattutto durante la Giornata Mondiale del Rene (il secondo giovedì di marzo), cui fa seguito ormai la settimana nazionale del rene. In totale queste patologie riguardano circa 6 milioni di persone. E “se le autorità pubbliche non sono molto sensibili al numero di persone colpite, lo sono però ai costi”, sottolinea la dott.ssa Brigitte Lantz, segretario generale della Fondazione del rene. Un costo stimato intorno ai 4 miliardi di euro all’anno.

Amélie Pelletier

 

Fonti:

- Conferenza stampa della Fondazione francese del rene, 4 marzo 2013.

- Intervista al Prof. Georges Deschênes, primario del reparto di nefrologia pediatrica all’ospedale Robert Debré (Parigi) e presidente della Società Francese di Nefrologia pediatrica, 6 marzo 2013.

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15/05/2013

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