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L'acetone

Spiegare che cos'è l'acetone non è davvero impresa facile perché, come tutti i problemi pediatrici che si rispettino, è visto, e soprattutto vissuto, attraverso tutta una serie, anche pittoresca, di luoghi comuni, errate credenze e falsi pregiudizi.

L'acetone
© Jupiter

Cercherò di schematizzare e di semplificare a costo di fare arricciare il naso agli scienziati, ma con la quasi certezza di essere capito. L'acetone è causato da un abnorme accumulo di corpi chetonici nell'organismo del bambino, sostanze che si formano nel nostro organismo normalmente nel corso del metabolismo dei grassi.
In condizioni normali questi corpi chetonici, una volta formatisi, vengono immediatamente trasformati in altre sostanze e quindi eliminati. Quando, per particolari condizioni, i corpi chetonici invece non vengono più trasformati ed eliminati, si accumulano nel sangue e danno luogo alla crisi di acetone. In altri termini l'acetone è uno stato di malessere dovuto a un'eccessiva presenza nel sangue di sostanze che non dovrebbero esserci in così grande quantità. L'organismo ne tollera solo un certo livello, oltrepassato il quale comincia a presentare segni di malessere, perché i corpi chetonici finiscono per intossicarlo. Per questo l'acetone è definito anche un fenomeno di autointossicazione.

Quali sono le cause che determinano un'alterazione di questo metabolismo?

Le cause sono molte, ne elenco alcune: un breve digiuno, un disordine alimentare, una banale indigestione, una fatica fisica, uno stress emotivo, uno spavento, il cambiamento di clima, una banale influenza, malattie infettive, la diarrea, le parassitosi intestinali (un tempo nella credenza popolare l'acetone veniva identificato con i vermi intestinali!) ecc.

Perché alcuni bambini soffrono di acetone e altri no?

Resta ancora ignoto il motivo per cui alcuni bambini siano più predisposti a essere colpiti da questo disturbo in occasione dell'intervento di fattori che, su altri bambini, non esercitano alcun effetto. Si pensa che più colpiti siano i soggetti emozionalmente più instabili, ma questo è vero solo in parte, forse un certo collegamento si può trovare tra stitichezza e acetone.
Di fatto si può essere certi di due cose:
che il bambino predisposto è spesso figlio di genitori "acetonemici"; che il bambino predisposto ogni tanto "soffrirà di acetone".
La crisi di acetone non è una malattia vera e propria, ben definita nei suoi sintomi, ma una situazione di malessere che si manifesta associata a particolari condizioni in cui si trova momentaneamente l'organismo del bambino.

Quali sono i sintomi di una crisi di acetone?

Nelle forme più leggere il bambino presenta diminuzione dell'appetito, aumento della sete, occhi cerchiati, saltuari dolori addominali (in genere il bambino indica la zona intorno all'ombelico – zona periombelicale), lingua biancastra e alito con un caratteristico odore acetonico, non particolarmente sgradevole, simile all'acetone usato dalle signore per eliminare lo smalto dalle unghie. È bene che il pediatra insegni alle mamme a riconoscerlo. Quasi sempre è presente anche stitichezza.
Con l'aumentare dell'acetone, compare anche mal di testa. Il bambino può mostrarsi sonnolento. Altre volte alterna momenti di irritazione a momenti di torpore.
La madre riferisce che il figlio ha sonno, ma non riesce a dormire perché è nervoso (sonnolenza irritabile).

Aumentando ancora lo stato tossico, ecco comparire il sintomo più importante: il vomito, caratterizzato da attacchi anche violenti. In un primo momento viene emesso il cibo poi, una volta svuotato lo stomaco, il vomito diventa giallastro (vomito biliare).
Quest'ultimo aspetto spaventa molto la mamma, ma è normale vomitare bile quando lo stomaco è vuoto di alimenti. A questo punto può comparire anche la febbre, che peraltro può insorgere anche prima. Un ulteriore peggioramento della situazione rende il bambino sempre più prostrato, con occhiaie profonde, pallore intenso, alito sempre più cattivo, lingua coperta da una patina spessa e biancastra, labbra secche, respiro più frequente. Se non si interviene, il bambino può anche arrivare al coma (coma acetonemico) e, specie se compare febbre, anche alle convulsioni febbrili.
Questa è la possibile evoluzione dell'acetone. Sicuramente, intervenendo con opportuni provvedimenti, non si arriva a queste situazioni di pericolo, che, in verità, sono rare anche quando non vengono messe in atto le cure appropriate. Tuttavia è bene tenerle presenti, non per sopravvalutare il problema, ma per non essere impreparati nel caso in cui dovessero capitare.
Ai sintomi descritti devono essere aggiunti quelli delle eventuali malattie presenti (influenza, malattie infettive ecc.) che abbiamo già citato.
Che cosa fare in caso di acetone? La terapia dell'acetone è condizionata dalla diversa gravità dei sintomi e si basa su due aspetti: quello dietetico e quello medicamentoso.

1 L'acetone - continua ►

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04/05/2010

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