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Le controindicazioni del ciuccio

Da sempre il ciuccio gode di una pessima fama mediatica. Ora uno studio pubblicato da ricercatori finlandesi dovrebbe convincere gli irriducibili a limitarne l’uso. Secondo loro, non utilizzare il ciuccio per sei mesi diminuisce di più di un terzo il rischio di sviluppare [content id="15465"]otiti[/content], una delle infezioni più frequenti.

Le controindicazioni del ciuccio
© Getty Images

Lo studio* diretto dal dott. Marjo Niemela dell’università di Oulu in Finlandia è stato condotto su 484 bambini di età compresa fra i 7 e i 18 mesi, reclutati in 14 cliniche. I ricercatori hanno messo a confronto due gruppi, chiedendo ai genitori del primo gruppo di limitare l’uso del ciuccio per calmare il bambino.

Alcune infermiere, preparate per questo studio, hanno sensibilizzato i genitori sui potenziali pericoli dell’uso di questi oggetti: di solito viene ricordato il rischio di un cattivo allineamento dei denti e una possibile correlazione con lo sviluppo di otiti.

Meno otiti

Bisogna quindi buttare nella spazzatura questi oggetti che hanno il potere di calmare i bambini ricordando loro l’istinto di suzione tra una poppata e l’altra? Oltre a essere un riflesso fisiologico, quello di succhiare è anche un bisogno carnale attraverso il quale il bambino ricerca il benessere.

No, rispondono alcuni scienziati che, pur non consigliando di proibire il ciuccio, ritengono che sarebbe comunque meglio limitarne l’uso dopo i 6 mesi e non utilizzarlo più dopo i 10 mesi. In effetti, nel gruppo in cui i bambini hanno smesso di utilizzare il ciuccio per almeno 6 mesi, il rischio di sviluppare otiti è stato ridotto di oltre un terzo.

Perché? Non si sa. I ricercatori finlandesi non hanno ancora capito per quale motivo l’uso del ciuccio può aumentare il rischio di otite, ma sospettano un’alterazione della pressione tra la cavità dell’orecchio medio e la rinofaringe.

Nei bambini piccoli, infatti, lo sviluppo della strutta dell’orecchio non è ancora completo. La tromba di Eustachio, più piccola rispetto agli adulti, collega l’orecchio medio alla regione nasale posteriore con il compito di regolare la pressione nell’orecchio interno. La sua ostruzione, in genere a causa di un raffreddore o di un’allergia, può comportare un’infezione.

L’infezione batterica più frequente nel bambino

In Italia il 5-10% dei bambini con meno di 5 anni soffre di almeno un episodio di otite nel corso dell’anno, e un quarto circa dei bambini giunge prima o poi all'osservazione del medico per un problema di otalgia dovuto a una malattia dell'orecchio medio.

In Francia, secondo uno studio sulla prescrizione e sull’assunzione degli antibiotici in ambulatorio, realizzato tra il 1991 e il 1996 dal Ministère de l’Emploi et de la Solidarité (Ministero del Lavoro e della Solidarietà), “si tratta, come frequenza, dell’infezione batterica infantile più diffusa e della prima causa di prescrizione di antibiotici nei Paesi occidentali. È opinione comune che sia necessario curare i bambini con meno di due anni per via della loro immaturità immunitaria e per la probabilità che uno pneumococco sia responsabile dell’otite. (…) Gli antibiotici hanno ridotto in maniera consistente la comparsa di complicanze gravi, come la mastoidite e la meningite”.

Questa scoperta, pertanto, se fosse confermata, potrebbe consentire ai genitori di limitare il rischio di otite (e quindi il ricorso a un trattamento antibiotico), tenendo il ciuccio fuori dalla portata dei loro angioletti. Fino ad oggi si era sospettato solo un effetto temporaneo di questi oggetti sullo sviluppo della dentizione nel bambino e la trasmissione di germi se il ciuccio era condiviso con altri bambini. Gli autori finlandesi pensano che ci possa essere anche un legame con un’infezione delle adenoidi e con la comparsa delle carie. Per il momento, lo studio sembra confermare un’associazione tra il ciuccio e la comparsa di otite; tuttavia, il numero di bambini che ha partecipato a questa ricerca resta relativamente ristretto e finché una spiegazione fisiologica non chiarirà questa correlazione, è meglio seguire con prudenza i risultati di questa ricerca.

David Bême

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04/01/2013

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