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Il pianto del bambino
 
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Il pianto per scaricare la tensione e le coliche

Purtroppo esistono numerosi casi di bambini che piangono senza alcuna ragione evidente. Ci troviamo di fronte al grande e incerto capitolo del pianto apparentemente immotivato, uno degli argomenti più controversi e più discussi della puericultura. In genere un pianto apparentemente immotivato viene attribuito a una particolare situazione in cui si viene a trovare il bambino, che viene considerato affetto dalle famose o famigerate coliche.

Il pianto per scaricare la tensione
© Jupiter

Coliche che vengono chiamate: coliche gassose, coliche dei primi tre mesi, coliche della quarantena ecc. La definizione più comunemente usata è quella di coliche gassose, poiché si credono causate da un eccesso di gas nell'intestino (alcune mamme riferiscono che questi bambini durante la crisi emettono grandi quantità di aria o si sente gorgogliare il loro intestino; in realtà è il pianto vigoroso che fa loro ingurgitare aria).
Ma, come detto, vengono anche definite coliche dei tre mesi, o coliche della quarantena per indicare il periodo di massima prevalenza. Esse si manifestano con un pianto violento e rabbioso che può comparire durante tutta la giornata, ma che ha una frequenza maggiore nelle ore del tardo pomeriggio o della sera.

Le coliche

Il bambino sembra arrabbiato: sembra che voglia gridare sempre più forte, quasi volesse fare un dispetto o quasi si compiacesse di piangere, agita braccia e gambe che sono flesse sull'addome, stringe e agita i pugni, è rosso paonazzo in faccia, alterna movimento di suzione a rifiuto del succhiotto, spesso accetta il pasto, altre volte lo rifiuta. In sostanza un quadro apparentemente drammatico che si distingue dal pianto motivato da altre cause, proprio perché queste mancano. In alcuni bambini le coliche sembrano prediligere un orario preciso che si ripete tutti i giorni. L'incidenza delle coliche nei bambini si aggira intorno al 15-20% (con una tendenza all'aumento).
Nel 70% dei casi, l'ora di comparsa è compresa tra le 18 e le 24.
L'epoca d'inizio delle coliche si colloca nelle prime 6 settimane di vita. Esse tendono nella maggior parte dei casi a scomparire verso i 3-4 mesi. Purtroppo in alcuni casi, in verità molto raramente, possono durare anche un anno. Il periodo di massima intensità si verifica tra l'8 a e la 12 a settimana. È difficile individuare le cause reali di queste coliche.
Alcuni invocano cause organiche, cioè vere e proprie disfunzioni (quasi delle
malattie), quali problemi gastroenterici che determinano un eccesso di fermentazione intestinale e quindi produzione di aria, cause allergiche, dovute ad allergia al latte vaccino, e cause psicologiche. A queste cause non è estraneo il temperamento del bambino, che sicuramente presenta una maggiore reattività a normali stimoli.
In realtà le cause organiche, pur essendo talvolta presenti, intervengono in una minima parte dei casi, mentre grande importanza riveste la situazione psicologica dell'ambiente in cui vive il piccolo e cioè la relazione psicoaffettiva con la sua mamma.

Molti psicologi infantili ritengono che le coliche del lattante siano una manifestazione che si estrinseca nel bambino, ma che riflette una non corretta situazione ambientale.
Infatti si rileva una maggiore incidenza di coliche tra i figli primogeniti, i bambini appartenenti a classi sociali elevate, e il disturbo tende a scomparire quando per caso i bambini cambiano ambiente: per esempio quando vanno a dormire a casa dei nonni, o quando vengono ricoverati per qualche banale motivo, la madre si stupisce che l'ospedale, invece di peggiorare, migliori sensibilmente il comportamento del suo piccolo. Fondamentale, come detto, è il comportamento della mamma, infatti i bambini con coliche hanno quasi sempre una madre con caratteristiche psicologiche e comportamentali tipiche: ansiosa, depressa, con sensi di colpa o con obbligo morale di allevare al meglio il proprio bambino, spesso insicura nel giudicarne lo stato di benessere ed eccessivamente protettiva, forse non ancora matura per il suo ruolo di madre. Qualcuno, e forse non a torto, parla anche di mamma egoista (spesso la mamma in questione si rivolge al pediatra in questo modo: "Dottore non sopporto di sentire piangere il mio bambino!". La frase è rivelatoria, poiché esprime un problema suo e non del piccolo; in caso diverso sarebbe portata a dire: "Vorrei sapere perché il mio bambino piange e quindi vorrei sapere che cosa devo fare per lui"). Sarebbe certo superficiale affermare che è facile prevedere con sicurezza, valutando la madre durante la gravidanza, se il bambino soffrirà di coliche oppure no; tuttavia, pur mancando una dimostrazione razionale, l'instabilità emozionale di alcune mamme (e anche qualche padre) permette al pediatra esperto di pronosticare in anticipo, con buona probabilità, quali saranno i bambini che presenteranno le coliche.
Il disagio determinato da una situazione psicologica ambientale determina un accumulo di tensione nel bambino, che utilizza le crisi di pianto per scaricarla giornalmente e cercare di riorganizzare in modo autonomo e naturale il suo giovane equilibrio psichico, ancora fragile e instabile. Qualsiasi ne sia la causa, le coliche del bambino possono creare veri e propri drammi familiari.

1 Il pianto per scaricare la tensione - continua ►

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04/05/2010

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