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Il pianto del bambino
 
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Come gestire le crisi del bambino?

Lo sfogo emotivo è un processo naturale che aiuta il bambino a liberare le tensioni. Esistono sei diverse forme di sfogo emotivo: le lacrime, il riso, la collera, gli sbadigli, i tremori e la sudorazione. I genitori e chi si occupa del bambino possono aiutarlo a scaricare le sue emozioni, in particolare accogliendone i pianti fino a tranquillizzarlo completamente.

Le crisi del bambino
© Getty Images

Un bambino si mette a piangere. La reazione pressoché automatica dei genitori o di chi se ne prende cura è cercare di farlo smettere. Consolare, cullare, divertire e addirittura mettersi a piangere ancora più forte… sono tante le strategie messe in atto per tentare di riportarlo alla calma. Tuttavia, piangere fa bene ed è anche possibile accompagnare le lacrime. Un concetto incomprensibile? Non proprio…

La funzione del pianto

Un neonato piange per due ordini di motivi: il primo consiste nel comunicare un bisogno immediato: "ho fame o sete; caldo o freddo, ho bisogno di essere preso in braccio…". In questo caso, rispondere ai bisogni primari del neonato contribuisce a placarne spontaneamente il pianto.

La seconda causa all'origine del pianto è una tensione fisica o emotiva. Questa tensione può scatenare nell'immediato le lacrime del bambino, ma anche in un altro momento. "Se le lacrime sono legate al bisogno di scaricare una tensione fisica o emotiva, una delle soluzioni può consistere nel permettere al bambino di liberarsene attraverso il pianto", spiega Chloé Saint Guilhem, psicologa e psicoterapeuta, che svolge la sua attività negli asili nido e presso l'associazione Cœur de Famille, nel sud-ovest della Francia. Sono tanti gli specialisti che mettono in evidenza i benefici prodotti da una buona crisi di pianto sulla salute fisica e psicologica del bambino. Le lacrime in questo caso non sono sinonimo di sofferenza in quanto tale, ma di un processo che consente di liberarsene.

Come accompagnare un bambino in pratica?

Forse ti sarà capitato: rientri dal supermercato e tuo figlio di 9 mesi si mette a piangere intensamente. Nonostante i tentativi di rispondere ai suoi bisogni immediati, il piccolo non smette di piangere. È possibile che il bambino abbia bisogno di "scaricare". "In questo caso, prendi il bambino, sistematevi in un posto tranquillo, e scegli di dedicargli una profonda attenzione, staccando il cellulare. Prendilo tra le braccia cercando il contatto visivo con lui e parlagli con dolcezza. Sentendosi al sicuro, il piccolo può riuscire a esprimerti tutte le sue tensioni e a liberarsene. Un neonato che si scarica può arrivare a piangere anche un'ora, diventare molto rosso, sudare, poi sbadigliare… fidati di te stessa. Sarai in grado di capire quando il piccolo sta meglio: si calmerà da solo, forse si addormenterà, o al contrario tornerà a essere più vigile, più attento e ritroverà anche la voglia di giocare", prosegue la psicologa. Naturalmente, se i pianti del piccolo sono eccessivi o se ritieni che possano essere l'espressione di un malessere fisico da curare, non esitare a consultare il pediatra.

Capire l'origine delle tensioni nel bambino

La Dr.ssa Aletha Solter, autrice di diversi libri sullo sfogo emotivo, tra cui Lacrime e Capricci. Cosa fare quando neonati e bambini piangono, edizioni La Meridiana, ha individuato sei categorie di sofferenze che generano il bisogno di piangere, ovvero: le sofferenze prenatali e il trauma della nascita, i bisogni passati insoddisfatti, l'eccesso di informazioni (qualsiasi informazione che stimola i sensi, qualunque novità), le frustrazioni legate al senso di impotenza (il bambino non riesce ad afferrare l'oggetto che desidera, a muoversi come vuole…), il dolore fisico e, infine, le esperienze spaventose (una porta che sbatte, un cane che abbaia...). Meglio comprendi le tensioni avvertite dal bambino e meglio lo aiuti a liberarsene.

Crisi di collera e di rabbia: quando contenere il bambino

Durante la crescita, il bambino può manifestare crisi di rabbia o di collera. La prima consente di eliminare le tensioni legate a un sentimento di frustrazione o di indignazione: il bambino si butta quindi per terra, urla e batte i piedi. In questo caso, può bastare rimanergli accanto con amorevolezza.

Nel caso di una crisi di collera, il bambino libera delle emozioni e questa crisi può essere la manifestazione di aggressività: il bambino può quindi cercare di mordere, picchiare te o un altro bambino, battere la testa o lanciare dei giocattoli. In questi casi, è consigliabile abbracciare il bambino per calmarlo. "L'obiettivo è proteggerlo; anche se si dimena, puoi contenerlo tra le braccia. Alcune persone agendo in questo modo hanno la sgradevole sensazione di imprigionare il bambino. In realtà, non si tratta di usare la forza e la vioenza contro il bambino, ma di contenerlo con la medesima intensità che lui stesso mette nel dimenarsi, per rassicurarlo", continua la psicologa. "Il combattimento aggressivo si trasformerà presto in una buona crisi di lacrime salvifiche".

Trucchi e astuzie per i genitori

Essere genitori non è innato e, inutile dirlo, è un compito arduo! Accogliere le lacrime di un bambino può quindi essere difficile, soprattutto se tu stessa non hai ricevuto un amorevole ascolto quando eri piccola. Il ritmo frenetico della vita di tutti i giorni e spesso anche l'accudimento del bambino generano molto stress. "Il consiglio numero 1 è di trovare un sostegno. Per accudire nel modo migliore un bambino devi ritagliarti momenti di svago e di riposo (siesta), di ascolto e di condivisione, durante i quali hai anche tu la possibilità di liberare le tue tensioni emotive", suggerisce Chloé Saint Guilhem.

Riprendere la pratica di un'attività sportiva, trovare un gruppo di parola, concederti degli spazi di coppia… sono tutte buone idee per ricaricare le batterie. Più ti sentirai meglio e più potrai ascoltare tuo figlio con serenità. E, soprattutto, niente sensi di colpa! Ricordati di tanto in tanto che come genitore non meriti alcun rimprovero e che, indipendentemente da quanto accade, fai sempre del tuo meglio!

Delphine Bourdet

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01/02/2013

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