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L'amicizia nel bambino: qual è il ruolo dei genitori?

Ricordi il tuo primo amico? Incontrato nella sabbiera di un parco giochi o nel cortile della scuola, è difficile dimenticare questi piccoli amici. Qual è il ruolo di queste prime relazioni sociali? Come genitori, in che modo porsi di fronte alle amicizie del proprio figlio?... Ecco i consigli di Doctissimo.

Le prime relazioni sociali
© Getty Images

Nel bambino, l'amicizia rappresenta la prima apertura verso il mondo esterno. Ma non solo: è anche l'occasione che permette al bambino di vedersi attraverso lo sguardo dell'altro e, quindi, di imparare a conoscersi meglio, acquisendo al tempo stesso le regole sociali che caratterizzano la vita relazionale tra le persone.

I compagni dell'asilo nido

Quando sono molto piccoli, i bambini "si raggruppano in base alle affinità caratteriali", spiegano la Prof.ssa Catherine Jousselme, psichiatra infantile, e Patricia Delahaie, giornalista, nel libro Comment l'aider à... avoir de bons copains (Come aiutarlo ad avere buoni amici). Quindi, all'asilo nido, un bambino irrequieto e vivace tenderà maggiormente a dirigersi verso un bambino con i suoi tratti caratteriali, piuttosto che verso un bambino giudizioso e tranquillo. Inoltre, la tendenza dei bambini ad aprirsi agli altri dipende in parte dalle "caratteristiche relazionali" dei genitori. Di conseguenza, mostrare al bambino che si prova piacere nel rivolgere l'attenzione all'esterno suscita nel piccolo il desiderio di aprirsi agli altri.

Prima dell'arrivo alla scuola materna, i rapporti tra i bambini sono costellati di conflitti, scatenati dal desiderio di possedere lo stesso giocattolo di un altro bambino o di mangiare lo stesso dolcetto del compagno di scuola... Intervenire per stabilire "le regole della buona convivenza" e cercare di contenere eventuali deviazioni, senza tuttavia intervenire in modo sistematico, è certamente difficile ma è consigliato per lasciare che i bambini facciano le loro esperienze.

Alla scuola materna: esperimenti di amicizia

Alla scuola materna, i bambini cambiano continuamente amici. Questo comportamento è normale perché si tratta di "esperimenti di amicizia". In questo caso, il ruolo dei genitori non è di farli riappacificare nel momento in cui viene meno il rapporto con un compagno, ma di consolarli facendo capire che a volte la vita è fatta di questi cambiamenti.

Questo momento coincide anche con la fase edipica. Nutrendo sentimenti di amore per il genitore di sesso opposto e di ostilità verso il genitore dello stesso sesso, il bambino avverte un senso di angoscia. Gli amici servono quindi a scaricare l'aggressività che scaturisce da questa angoscia e, grazie alle liti, il bambino può "tornare a casa più sereno, alleggerito da ciò che gli pesa e rassicurato in ciò che lo fa stare bene", commenta la Prof.ssa Jousselme. In questo caso, il ruolo dei genitori consiste nel rispettare "il tentativo di acquisizione di autonomia" del bambino che passa, fra l'altro, attraverso legami di amicizia e un principio di vita affettiva. Il giusto mezzo non sta nel cercare di sapere tutto, senza peraltro ricadere nell'eccesso opposto dell'indifferenza.

Nove pensieri da ricordare:

1. L'amicizia è fondamentale nella vita

È importante preparare i propri figli a farsi degli amici, a essere in grado di impegnarsi in una relazione senza il timore di essere abbandonati. Contemporaneamente, è opportuno far sì che trovino il loro modo di investire nell'amicizia (molti compagni, pochi amici o due amici, nessun compagno e così via).

2. L'amicizia non si forza

Occorre lasciare che i bambini costruiscano le amicizie a modo loro e in base alle reciproche affinità.

3. Prestare attenzione all'equilibrio delle loro relazioni

Anche se non bisogna intromettersi nelle loro scelte in fatto di amicizia, occorre comunque assicurarsi della qualità delle loro relazioni, in modo che non siano né despoti, né sottomessi, né vittime. Se ciò accade, non pretendere che questo comportamento cessi in modo autoritario: è opportuno spiegare le sensazioni che suscitano simili comportamenti in modo che il bambino possa maturare.

4. Trasmettere un'immagine positiva dell'amicizia

Perché i nostri figli possano farsi degli amici, è necessario trasmettere loro un'apertura mentale instillando il desiderio di andare verso gli altri e di sviluppare un senso di condivisione con luoghi e culture differenti. I bambini sono socievoli se lo sono anche i genitori.

5. La mancanza di amici è angosciante

Ci si deve preoccupare della mancanza di amici in qualsiasi età della vita, a prescindere dai motivi. Occorre pertanto stimolare l'amicizia. Se a dispetto di consigli e incoraggiamenti le cose non si sistemano, un sostegno psicologico può permettere di capire cosa non funziona.

6. Fratelli e sorelle non sono amici

Il fatto che un bambino abbia fratelli o sorelle non significa che possa fare a meno degli amici. La relazione amicale è assai diversa da quella fraterna.

7. Prendere sul serio i dispiaceri causati dall'amicizia

È opportuno consolare e inquadrare i bambini, ma non cercare di metterli al riparo da simili sofferenze: sono proprio queste a permettere al bambino di distinguere tra amicizie vere e false e a trovare i confini giusti per comunicare con sincerità all'altro senza ferirlo.

8. L'amicizia non è l'amore

Quando nasce un'amicizia tra una bambina e un bambino non bisogna appioppare l'etichetta "amore" su questa relazione, che non ha nulla di amoroso nell'accezione adulta del termine. Costruendo erroneamente l'immagine di due innamorati si finisce per mettere i bambini in una posizione che non è la loro, creando un ostacolo alle loro future relazioni sentimentali.

9. I bambini sono amici a modo loro

Il concetto che l'adulto ha dell'amicizia non è trasferibile: gli adulti concepiscono l'amicizia in termini di durata nel tempo, mentre il concetto di amicizia dei bambini è più versatile.

Fonte: Comment l'aider à... avoir de bons copain (Come aiutarlo ad avere buoni amici), Prof.ssa Catherine Jousselme e Patricia Delahaie, Editions Milan, 2009 (testo disponibile in francese)

I compagni della scuola elementare

Alle elementari, i bambini distinguono tra i veri amici, con i quali possono confidarsi, e i compagni, con i quali possono divertirsi. Vivono rapporti di amicizia intrisi di complicità e di connivenza, aspetti che contribuiscono al processo di identificazione, allo scopo di consolidare la loro identità e la personalità.

È quindi fondamentale agevolare lo scambio relazionale, ad esempio permettendo al proprio figlio di rimanere a dormire a casa di amici. Anche in questo caso, è bene che i genitori non si intromettano nelle nascenti relazioni amicali dei figli. Rispettare le amicizie dei propri figli e non giudicarle li aiuta a costruire la loro identità. Inoltre, se fino a questo momento potevano essere amici con bambini dell'altro sesso, "legarsi in modo troppo serrato al sesso opposto diventa pericoloso, perché la confusione dei generi indurrebbe una confusione delle identità". Le amicizie dell'infanzia sono di fondamentale importanza: "È preoccupante che un bambino, a qualunque età, non abbia amici", spiegano le due autrici. "È quindi importante chiedersi perché e non esitare a rivolgersi a un medico", aggiungono.

Capucine Junguenet

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01/02/2013

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