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Perché i bambini mordono?

Lo diceva Freud, lo tocchi con mano da quando hai un figlio. Portare alla bocca oggetti e mordicchiarli è un gesto che appartiene alla famosa fase orale dello sviluppo del bambino. Ma qual è il limite per cui mordere diventa un problema?

Perché i bambini mordono?
© Getty Images

Denti e morsi nello sviluppo

Attorno ai sei/otto mesi i bambini iniziano a mettere in bocca tutto ciò che li circonda: è un modo per esplorare il mondo e prendere confidenza con gli oggetti che li circondano, nonché metodo naturale per alleviare i piccoli fastidi della dentizione. Masticare “massaggia” le gengive che trovano un po’ di sollievo in quel periodo in cui iniziano a spuntare i primi dentini. Ma più passa il tempo e più mordere può diventare un sintomo di disagio nel bambino: attorno ai due/tre anni il fenomeno dovrebbe scomparire e invece persiste bisogna correre ai ripari. I bambini comunicano quello che provano con dei comportamenti che per gli adulti possono sembrare difficili da decodificare ma che hanno dei significati ben precisi. Mordere in questo caso esprime un’impossibilità nel comunicare con il mondo che gli sta attorno e se accade che tuo figlio inizi a mordere i suoi compagni d’asilo (o addirittura te) nella maggior parte dei casi gli altri bambini reagiranno isolandolo dal gruppo, essendo il mordere un comportamento socialmente inaccettabile perché molto aggressivo a livello primordiale.

Alla soglia dei tre anni ogni bambino è in grado di utilizzare il linguaggio verbale per esprimersi, anche se ovviamente non possiede una padronanza della lingua troppo spiccata, e se dovesse continuare a mordere è bene che tu vada più a fondo. Uno sbaglio che fanno in molti è considerare tale gesto come un qualcosa di simpatico e tenero ma, nonostante lo sia nei primi periodi della sua vita, è importante insegnare al piccolo che i morsi non sono un comportamento corretto: evita quindi di associarlo alle risa, in modo che comprenda da subito che non è un gesto consono alle situazioni. Circondalo di giocattoli che possono essere morsi senza fargli male perché è altrettanto importante assecondare lo sviluppo naturale psicosessuale (che passa attraverso le fasi orale, anale, fallica, latente, genitale e descritte appunto da Freud) importanti per ogni individuo.

Il morso: un meccanismo di difesa

Il problema diventa tale nel momento in cui il bambino morde simulando un comportamento difensivo nei confronti degli altri: l’educatrice Dott. ssa Annamaria Ricci, esperta in Scienze della formazione a Roma, afferma che il morso è una “manifestazione di violenza subìta sia in senso fisico che in senso psicologico nell’ambiente in cui vive: può essere in primo luogo la famiglia ma senza escludere la scuola e tutti gli altri luoghi in cui intrattiene rapporti con gli altri”. La Ricci continua: “I bambini non nascono violenti ma lo diventano come conseguenza di eventi negativi vissuti ripetutamente. Il morso deve spesso essere interpretato come segnale d’allarme di grave disagio interiore che i genitori non possono assolutamente ignorare”.

Può anche accadere che i bambini non mordano gli altri ma se stessi: in questo caso si tratta di una forma di autolesionismo infantile lieve e va ovviamente preso in grande considerazione. La causa di tutto questo è in genere una situazione di forte stress che porta il bimbo (o anche l’adulto) a procurarsi ferite mordendosi per sfogare qualcosa di represso come ad esempio rabbia, frustrazione o gelosia.

I morsi dei bambini e la sindrome di Lesch-Nyhan

Posto che questa sindrome è piuttosto rara, se noti che il tuo bambino (in questo caso solo i maschietti) tende a mordersi le labbra o le mani, fai attenzione e sottoponilo ad alcune analisi del sangue. Questa malattia ereditaria comporta un accumulo di acidi urici causata da un difetto di un enzima che non riesce più a smaltirli; attorno ai due anni il bambino manifesta un deficit neurologico piuttosto grave e la tendenza all’autolesionismo in special modo su lingua, labbra e mani generato da un deficit della dopamina, neurotrasmettitore da cui dipendono molte funzioni cerebrali quali i movimenti volontari, il sonno, l’umore, l’attenzione e l’apprendimento. La somministrazione di una terapia farmacologica riduce le manifestazioni auto lesive ma non agisce dal punto di vista neurologico.

Come detto, non è evidente che tuo figlio sia affetto da questa sindrome e nella maggior parte dei casi l’azione di mordere è solo di un modo per attirare l’attenzione: in questo caso i genitori dovrebbero correre ai ripari chiedendo consiglio a educatori psicopedagogisti e alle altre figure di riferimento nell’ambiente scolastico. La collaborazione di questi professionisti è assolutamente necessaria per affrontare al meglio il disagio e aiutare il bambino a superare questa fase che altrimenti potrebbe degenerare in altri tipi di comportamenti negativi e aggressivi in futuro. L’isolamento sociale avviene già nelle prime fasi critiche e potrebbe protrarsi anche più in là col tempo, sfociando in malesseri anche più gravi in età più adulta.

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24/06/2011

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