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La nascita di un fratellino (o di una sorellina)

"Come reagirà il nostro bambino o la nostra bambina alla nascita del secondogenito?". Per la nascita del terzo o quarto figlio la domanda diventa meno pressante e meno carica di emotività. È opinione ormai consolidata fra gli addetti ai lavori che è necessario preparare i bambini all'evento. E ciò è facile a dirsi, ma più difficile a farsi, a trovare cioè le parole adatte e soprattutto il momento giusto. Ed è ancora più difficile per quei genitori che vivono con una particolare tensione il momento della "rivelazione".

La nascita del fratellino
© Getty Images

La titubanza è in parte giustificata dal fatto che il bambino, specie se è piccolo, non ha una chiara comprensione del concetto di tempo e una volta informato, come prima reazione ha quella di aspettare il neonato se non per il giorno stesso, al massimo per l'indomani. Se è un po' più grandicello, la lunghezza dell'attesa gli consente più facilmente di abituarsi all'idea di avere un fratellino o una sorellina. In questi mesi può elaborare nella propria mente, con la sua fantasia e con la sua immaginazione, la novità che gli è stata prospettata. Può anche nascere in lui un sentimento di rifiuto o di invidia nei confronti della madre che sta creando un altro bimbo nella pancia. Per questo a volte egli prova a essere cattivo e poi gli piace constatare di essere invece ancora coccolato e amato dai suoi genitori. Così gradualmente, egli può essere preparato all'evento. È sbagliato attendere troppo a comunicarglielo, specie se non è un bambino tanto piccolo e se c'è il pericolo che colga qualche indizio da occasionali conversazioni fra genitori, sentendosi così escluso dalle loro confidenze e quasi tradito. È bello e giusto coinvolgere anche lui nei preparativi, partecipare ai giochi in cui finge di essere la mamma o il papà, aiutarlo, specie se già grandicello, a sentire quel bambino anche un po' come suo. Tutto ciò va fatto naturalmente senza esagerare.
Il bambino, infatti, deve essere preparato al suo ruolo di fratellino maggiore e non di "vice" genitore, anche se gli piace immaginarlo nella sua fantasia.

È necessario prepararlo al fatto che il neonato, almeno inizialmente, non gli terrà molta compagnia, che non sarà un compagno di giochi né un giocattolo, che dormirà molto, che piangerà e richiederà molta attenzione da parte della mamma, che dovrà nutrirlo come ha nutrito lui quand'era piccolo. Sarà contento nell'apprendere che ci sono molti modi in cui potrà aiutare la mamma, nel momento del bagno, della pappa o in mille altre occasioni. Attenzione però a non assillarlo con una preparazione eccessiva, altrimenti si annoierà oppure avrà paura che vi sia qualcosa di strano, di nascosto o di non naturale e sentirà maturare in sé una profonda ansia o addirittura una reazione di
rifiuto. Importante, nell'imminenza del parto, è preparare il bambino al distacco dalla madre, in modo che possa vivere questa esperienza senza molta tensione.
Ho voluto dilungarmi in un'attenta e psicologicamente corretta elencazione di tutto ciò che si deve fare per attenuare il problema "nascita del fratellino o della sorellina". Però temo di deludervi con quello che vi dirò ora. Nonostante tutte le tattiche psicologiche, tutti gli atteggiamenti comportamentali da seguire, la nascita di un fratellino o di una sorellina costituisce un evento meravigliosamente naturale, che accade da quando esiste il genere umano, e che quindi deve essere vissuto in modo altrettanto naturale! Intellettualizzarlo, come tendono a fare sempre più spesso gli adulti, costituisce uno dei tanti momenti in cui l'interferenza della mente dell'adulto tende ad alterare la naturalezza e la spontaneità dell'esistenza del bambino. E mi spiego meglio.
Quanta tenerezza per il bambino e quanto astio per gli adulti provo quando sento quei genitori che costringono a mentire i loro bambini con la domanda: "È vero che vuoi bene al tuo nuovo fratellino?". E il povero bambino è costretto a mentire, come potrebbe fare altrimenti, pressato da tutta quella preparazione psicologica! "Sì, gli voglio tanto bene". Nessun essere umano (bambino o adulto) può amare un estraneo che compare improvvisamente nella sua vita e viene a occupare molta parte di uno spazio (di luoghi e di sentimenti) che era totalmente suo. E anche il nostro povero bambino non è diverso. E la sua gelosia aumenterà con l'aumentare dello spazio che il fratellino occuperà sempre di più crescendo, fino al giorno in cui non sarà più un rivale ma diventerà un compagno di gioco. E allora comincerà a volergli bene. Questa è la normale evoluzione di un sano e naturale rapporto tra fratelli! E gli adulti, che hanno voluto interferire con le loro teorie psicologiche non riescono a spiegarsi perché il loro primo figlio...
Diventa più capriccioso. Diventa più aggressivo con la mamma. Qualche volta è aggressivo con il fratellino. Vuole spesso prenderlo in braccio. Assume atteggiamenti più infantili (regressione). Se aveva raggiunto il controllo degli sfinteri, ricomincia a bagnarsi o a sporcarsi. Compaiono disturbi del sonno. Vuol andare a dormire con i genitori. Riduce l'appetito e vuole farsi imboccare. Rivuole mangiare con il biberon. Riprende a volere il succhiotto. Non vuole più andare al nido o alla scuola materna, o fa molte storie per andarci. Se va a scuola diventa svogliato, si applica meno e chiede più spesso aiuto. Si intromette fra madre e fratello, specie nei momenti del pasto o del bagnetto ... e sono convinti di essere riusciti nel proprio intento perché il bambino dice: "Sì, voglio bene al mio fratellino e sono contento che sia arrivato!".

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04/05/2010

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