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Come gestire meglio le emozioni dei tuoi figli

Pianti, grida, scoppi di risa, sbattimenti di piedi… i genitori sono spesso disarmati di fronte all'intensità delle emozioni dei propri figli. Fanno del loro meglio per calmarli, per farli tacere, inutilmente… Eppure, impedire ai bambini di esprimere le loro emozioni può comportare dei rischi. Comprenderli meglio consente di aiutarli a gestire in modo più efficace questi stati d'animo in modo che acquisiscano una maggiore autonomia nell'espressione delle emozioni che provano.

Gestire le emozioni dei bambini
© Getty Images

Siamo letteralmente travolti dalle nostre emozioni, ancor più se si tratta di quelle dei nostri figli! "Ci preoccupano, in genere non sappiamo come reagire e quando lo facciamo agiamo in modo decisamente goffo", constata Isabelle Filliozat, psicoterapeuta, direttrice de l'Ecole des Intelligences Relationnelles et Emotionnelles (Scuola dell'intelligenza relazionale ed emotiva, N.d.T.). Tanto più che i bambini (fino all'età di circa 6 anni) manifestano le loro emozioni in modo piuttosto brusco. "In realtà, la loro corteccia cerebrale non consente ancora di stemperare le reazioni del cervello emotivo", spiega la psicoterapeuta. Grande collera, manifestazioni estreme di gioia o di dolore finiscono per allarmare i genitori, oltre che a irritarli. Di fatto, le emozioni hanno un significato, una funzione. L'esperta ribadisce: "Bisogna poterle accogliere, capirle. Cercare di condividere con i propri figli ciò che li ferisce, li spaventa o li rallegra è fondamentale per la costruzione della loro personalità".

Tuo figlio è arrabbiato

Davanti al broncio o alle crisi di rabbia, i genitori tendono spesso a prendere in braccio il bambino per calmarlo. "È meglio lasciarlo esprimere la rabbia che prova, ne ha bisogno", suggerisce Isabelle Filliozat. Quando è piccolo non è necessariamente in grado di dare un nome alle sue emozioni. Spetta quindi a te, come genitore, codificarle.

Ad esempio, puoi dirgli: "Capisco che sei arrabbiato perché non ti faccio andare sulla giostra" oppure "Sei arrabbiato perché la torre che hai fatto con le costruzioni è caduta". L'antidoto al problema consiste in due punti: descrivere l'emozione e attribuirle un nome. "L'obiettivo è dare al bambino un vocabolario perché possa imparare a verbalizzare le sue emozioni", consiglia la professionista. Più parole avrà a disposizione per descrivere ciò che sente, minore sarà il bisogno che avverte di esprimerle con il corpo.

Tuo figlio ha paura

I bambini provano diverse paure, che costituiscono altrettanti segnali importanti nel loro percorso evolutivo. Eppure, non è sempre facile reagirvi in modo positivo. "Mossi dal desiderio di aiutare i figli, molti genitori finiscono per proteggerli in modo eccessivo o a spingerli a superarle", spiega Isabelle Filliozat. In entrambi i casi, il comportamento dei genitori non è necessariamente quello più adeguato.

Ad esempio, se il piccolo ha paura dell'acqua, è perfettamente inutile metterlo alla prova o, al contrario, evitare di portarlo in piscina o al mare. "Insegnagli poco alla volta. Dagli piuttosto delle informazioni di cui ha bisogno per dominare la paura che lo abita", raccomanda l'esperta. Il ruolo dei genitori è quello di ascoltarli, di rassicurarli senza proteggerli in modo eccessivo e tantomeno di esporli brutalmente alle esperienze di cui hanno timore.

Tuo figlio è triste

I pianti di un bambino possono generare angoscia nei genitori, che si trovano completamente in balia di ciò che percepiscono come una sofferenza. Per questo, alle prime lacrime del bambino tentano di far cessare il pianto. Ma piangere fa bene! "È un mezzo attraverso cui il bambino può liberare fisiologicamente la sua tristezza", rammenta Isabelle Filliozat. Quando sperimenta la perdita, che si tratti del suo porcellino d'India o della separazione da un compagno di scuola quando la famiglia cambia casa, il bambino prova un dolore autentico, di cui riesce a liberarsi dando prova di comprensione. Anziché cercare di bloccare questa sua emozione distraendolo su altro, puoi dirgli: "Capisco quanto tu sia triste. Anche io volevo molto bene al tuo porcellino d'India". Più riuscirà a piangere profondamente, meglio riuscirà a sfogare questo dolore e a concentrarsi più velocemente su altro.

Tuo figlio salta di gioia

Ride a crepapelle, salta dappertutto, tutto il suo corpo esprime gioia… Sfortunatamente, però, non è sempre il momento giusto per i genitori. È possibile che tu sia occupata quando tuo figlio viene allegramente a mostrarti un suo disegno, a comunicarti una sua scoperta o a farti vedere la pagella. "In questo caso, rinvia ma non mandarlo a quel paese", avverte Isabelle Filliozat. Digli piuttosto che non sei immediatamente disponibile, ma che prevedi di passare del tempo con lui più tardi. Per il bambino è importante condividere la sua gioia con te.

Capita anche che, stanchi dopo una giornata di lavoro pesante o colti dallo stress, i genitori si infastidiscano presto di alcune manifestazioni eccessive di gioia, a cui rispondono mettendo a tacere il piccolo o dicendogli di calmarsi" "E se ti lasciassi invece travolgere dal suo buon umore, saltando e ballando per un po' con lui?", suggerisce l'esperta. Scegliendo di dare priorità a tuo figlio e alla sua allegria piuttosto che allo stress e alla stanchezza che avverti, guadagnerai in gioia di vivere e in complicità!

Gestire il carico eccessivo di emozioni

Quando si tratta di eccessi, come l'eccesso di rabbia, di tristezza, di gioia, di paura… non si tratta più di emozioni. "La ripetizione o l'eccesso è il segnale di una fonte di stress cronico che il bambino non è più in grado di gestire", avverte Isabelle Filliozat. Tuo figlio è sicuramente alle prese con qualcosa che fa fatica a gestire. È quindi fondamentale scoprirne la causa, consultando all'occorrenza uno specialista. Di fatto, è possibile disinnescare la crisi mettendo in pratica questi 3 semplici passaggi.

1 - Fallo respirare: per calmarlo e portare ossigeno al cervello.

2 - Dagli un bicchiere d'acqua: per interrompere il processo che si è innescato, idratando in questo modo il cervello del piccolo.

3 - Fagli una coccola: per la produzione di ossitocina, l'ormone dell'attaccamento, che consente di rassicurarlo.

L'insieme di queste 3 azioni consente di bloccare una situazione emotiva particolarmente intensa.

di Catherine Maillard

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28/07/2014
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