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Occorre dire sempre tutto al proprio bambino?

Disoccupazione, separazione, malattia, morte di una persona cara… La vita non sempre scorre tranquilla come un lungo fiume. Cosa bisogna dire ai propri figli? Occorre raccontare loro tutto? Sebbene molti psicologi incoraggino un linguaggio di verità con i bambini, è sempre giusto dire la verità? Fino a che punto? Come regolarsi? Le risposte della psicologa clinica e specialista dell’infanzia, Christine Brunet.

Dire la verità ai figli
© Getty Images

Tacere può provocare angoscia nel bambino

Se non dici niente, non sempre fai un favore al bambino”, avverte Christine Brunet, psicologa clinica. D’altra parte, il bambino non mancherà di percepire la tua ansia legata al lavoro o a una brutta notizia riguardante la salute. Sentirà che c’è qualcosa di diverso nel tuo comportamento o nell’atmosfera di casa.

Senza spiegazioni da parte tua, potrebbe chiedersi se ha fatto lui qualcosa e sentirsi responsabile. Cercherà allora di attirare la tua attenzione con comportamenti instabile, scoppi d’ira a casa o a scuola, oppure, al contrario, si rinchiuderà in se stesso. Queste reazioni traducono la sua inquietudine, o forse hanno lo scopo di distrarti dalle tue preoccupazioni. Tutto a livello inconscio, naturalmente. In ogni caso, il tuo bambino segnala un bisogno di chiarire la situazione.

Entrare nei dettagli non serve a niente

Non esiste un solo modo giusto per parlarne. È indispensabile tenere sempre conto del contesto e dell’età dei tuoi figli. “Come regola generale, è inutile entrare troppo nei dettagli”, consiglia Christine Brunet. Non puoi parlargli di un rischio di licenziamento o degli allarmanti risultati di analisi così come faresti con un adulto. Meglio una versione del tipo: “La mamma sta attraversando un periodo difficile, non so se riuscirò a conservare il posto di lavoro. Sono preoccupata!”. E non una versione ansiogena come: “L’azienda sta facendo grossi tagli, di sicuro sarò nel prossimo vagone, non so come fare”.

Fai attenzione alle parole che utilizzi. Lo scopo è quello di informarli, non di dare loro altri motivi di preoccupazione. “Di recente ho avuto come paziente una bambina che aveva detto alla sua maestra che sarebbero finiti a vivere per strada”, racconta Christine Brunet. Cerca di rassicurarli, qualunque cosa accada. Sei tu il punto di riferimento, i bambini devono poter contare su di te!

Scegli il momento adatto

Come regola generale, scegli un momento di “vicinanza favorevole”, in cui né tu né il tuo bambino avete fretta. Non sai come reagirà, è meglio essere disponibili. “Tanto più che la reazione non è quasi mai quella che ti aspetti!”, avverte la psicologa. Potrebbe farti altre domande. Se la domanda ti dà fastidio, è consigliabile non innervosirsi, né eluderla... Sei libera di rispondere e di evitare di entrare nei dettagli. Questo può essere il segnale che il bambino è preoccupato. Precisa bene che lui non c’entra niente, che stai facendo ciò che è necessario perché la situazione si sistemi. Se invece ti risponde cambiando completamente argomento, dicendoti per esempio che la sua divisa da judo è troppo piccola, dimostrati comprensiva. È il suo modo di tutelarsi.

Nel caso in cui la tua tribù di figli abbia età diverse, comprese tra 5 e 16 anni, per esempio, scegli di riunirli tutti per parlare, poi spiega separatamente a ognuno di loro la situazione, adottando il vocabolario e la formulazione più adatta alla loro comprensione.

Dire la verità ai propri bambini: sì, ma senza oltrepassare certi limiti

Quando attraversi delle difficoltà, è necessario informare il bambino con tatto. “Se dire la verità è importante, non è invece né indispensabile né utile raccontarla nei dettagli”, ribadisce Christine Brunet. Quando la coppia attraversa una crisi che si fa “sentire”, a tuo figlio puoi dire che “in questo momento tu e il papà avete molti punti di disaccordo, ed è per questo che vi sono i litigi”. Non serve precisare “tuo padre mi tradisce, ci separiamo, è meglio così”. “Anche se in maniera inconscia, i genitori possono comunicare informazioni, sfogando in qualche modo una certa pressione”, analizza la nostra esperta.

Ricorda di comunicare per “loro”, non per sentirti meglio tu dopo! Parlarne ha come obiettivo principale quello di informare il bambino, perché riguarda anche lui, e non quello di responsabilizzarlo o colpevolizzarlo… Inoltre, poi, sarà inutile fargli un resoconto quotidiano dell’evoluzione della situazione. Lascia che sia lui a chiederti qualcosa, se ne sente l’esigenza.

Non puoi sapere in anticipo quale effetto avranno sul tuo bambino quelle che lui percepisce come cattive notizie. Ricordati di avere sempre un atteggiamento comprensivo e lascia una porta aperta al dialogo, se necessario. Nel caso in cui il bambino manifesti un disturbo nel comportamento abituale, non lasciare che s’installi, è un sintomo di cui occuparsi subito. La cosa migliore è rivolgersi a uno specialista.

Catherine Maillard

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10/12/2013

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