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Crescere un figlio unico

Essere genitori di un figlio unico non è semplice. Lo sguardo che rivolge loro la società e chi gli sta intorno, a volte (spesso), è carico di sottintesi. Come fare per non sentirsi in colpa e aggirare le difficoltà educative per crescere il proprio bambino in modo sereno? Le risposte della Dott.ssa Anne-Catherine Pernot-Masson.

Come educare un figlio unico?
© Getty Images

Quale sarebbe il tuo numero ideale di figli? A questa domanda, la risposta più frequente è “tre”. Questa cifra è quella che meglio corrisponde agli attuali sogni di famiglia, quella che sembra garantire sia la realizzazione di un figlio insieme ai fratelli, sia la visione di famiglia ideale da parte delle mamme. Inutile dire che il figlio unico non compare sulla lista.

Stop ai pregiudizi sui figli unici

La pressione su questi genitori è ben reale: deriva da sottintesi e da giudizi negativi delle altre mamme, ma a volte anche della famiglia. “Il genitore di un figlio unico può provare un certo disagio rispetto ad altri genitori circondati da una vera e propria tribù di figli, se non addirittura il senso di colpa”, è quanto riscontrato durante le sue visite dalla Dott.ssa Anne-Catherine Pernot Masson, psichiatra infantile e terapeuta familiare. I loro sorrisini sembrano sottintendere: “Con un solo figlio non si fa una grande fatica, mentre con due o tre…”. La pressione può riguardare anche il bambino, spesso etichettato come un egoista, capriccioso e solitario, che può mostrarsi addirittura asociale. Chi non ha mai pensato o sentito dire di un bambino che si comporta in maniera insopportabile in società: “è figlio unico, e si vede!”? Anche se non sempre è facile “rompere” la regola, è necessario farlo. “Per sé e per il bambino”, raccomanda la dottoressa.

Avere un solo figlio: una decisione maturata o imposta?

Può capitare che, per ragioni personali, alcune persone non vogliano avere altri figli. “Succede quando i genitori, soprattutto la madre, hanno una vita professionale molto intensa, che richiede loro una grande disponibilità di tempo”, spiega la nostra esperta. Altri hanno paura di non riuscire a occuparsi di un secondo figlio, sia dal punto di vista fisico che da quello organizzativo. Anche l’orologio biologico gioca un ruolo importante. Se il primo figlio è stato concepito poco prima dei quarant’anni, per una mamma è più difficile gestire un’altra maternità molto ravvicinata. Questa decisione può essere dettata inoltre da motivi di salute (tumore materno, malattia genetica…). Infine, anche le difficoltà finanziarie possono incidere. “Succede più spesso di quanto si creda”, conclude la dottoressa.

Non riversare tutta la tua attenzione sul bambino

Si potrebbe pensare che crescere un figlio unico sia facile. Soprattutto quando se ne hanno due o quattro di più. Occorre invece capire che non è così, la sfida è diversa ma è reale. Vi sono scogli anche lì. “Quando si ha un solo figlio, si è portati a focalizzare tutta l’attenzione su di lui”, avverte la psichiatra infantile. Un comportamento che può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Essere amato incondizionatamente gli dà di certo un grande vantaggio nella vita, lo fa sentire sicuro di sé. In effetti, spesso è convinto di “appagare pienamente” i suoi genitori perché questi non sentono il bisogno di dargli un fratellino o una sorellina.

Un tale beneficio comporta però anche dei rischi, come quello di subire una forte pressione. “Così idealizzato e portatore di tutte le aspettative dei genitori, il minimo passo falso può essergli fatale”, avverte la nostra esperta. Se ottiene una pagella “difettosa”, o se combina una marachella a scuola, c’è la possibilità che si senta rifiutato. Il problema per questi bambini, una volta più grandi, è che cercheranno di conformarsi ai desideri dei genitori, per conservare il loro amore o, al contrario, vorranno infastidirli in modo eccessivo. In entrambi i casi, i “danni” possono essere importanti.

Il nostro consiglio: Cerca di non concentrarti solo su tuo figlio, la tua capacità di investirti nella sfera professionale e sociale diminuirà la pressione su di lui.

Evitare il bambino tiranno

Vuole fare sempre di testa sua e tu finisci spesso con il cedere, anche quando non dovresti. Se ne avessi avuti tre come lui, avresti di sicuro detto basta, ma, tutto sommato, con uno solo riesci a gestire la situazione. Meglio mettere dei paletti, invece, “perché un bambino ha bisogno di limiti, e di sentirsi dire “no”, altrimenti non imparerà mai a gestire la sua frustrazione”, insiste la Dott.ssa Pernot-Masson, che raccomanda di stabilire delle regole, dei limiti e di rispettarli. E, soprattutto, cerca di non dargli tutto ciò che vuole. Anche perché, dandogliela sempre vinta, rischi di attirarti le ire delle persone che frequenti, se poi si comporta allo stesso modo anche fuori casa. E andresti così ad aumentare così le fila delle persone che pensano che i figli unici siano “troppo capricciosi”.

Dare al bambino la possibilità di socializzare

Il figlio unico non ha l’occasione di sperimentare la rivalità, né la solidarietà, con un fratello o una sorella. Invece queste due cose rappresentano un vantaggio relazionale in termini di appagamento con gli altri. Se il bambino ha difficoltà a relazionarsi, queste possono manifestarsi già a scuola. Può isolarsi perché non sa come comportarsi, oppure, al contrario, può ricercare l’attenzione esclusiva della maestra, facendo di tutto per farsi notare.

Il consiglio è quello di aprire la famiglia al mondo esterno. Per prepararlo alla vita in società, dai spazio agli incontri con cugini e compagni di classe. Oppure iscrivilo a un’associazione sportiva, se è portato. Durante le vacanze puoi mandarlo nei campi scuola, così potrà coltivare sia l’interiorità, vantaggio che gli deriva dal suo stato di figlio unico, che la socievolezza con gli altri.

 

Catherine Maillard

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15/01/2014

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