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Plusdotati, bambini ad alto rischio

I “plusdotati” non sono solo quei bambini con un grande potenziale intellettivo, ma anche quei bambini considerati “ad alto rischio”. In questi soggetti si riscontrano spesso insuccessi scolastici, difficoltà di apprendimento, depressioni, persino tossicomania e crisi suicide. Da qui l’importanza di individuare il prima possibile la precocità, in modo da adattarne il trattamento.

Bambini plusdotati
© Getty Images

Il paradosso è terribile: circa la metà dei bambini intellettualmente precoci, a un certo punto del loro percorso scolastico, andrà incontro a un fallimento, cosa che potrà talvolta condurli a ripetere una classe. La percentuale di successo di questi bambini è altrettanto inquietante. Un recente sondaggio rivela che solo il 40% dei plusdotati è arrivato o è andato oltre il diploma di maturità, gli altri due terzi non ha conseguito alcun diploma rispetto al loro potenziale.

Uguali difficoltà di apprendimento

Le difficoltà a scuola appaiono spesso molto presto, a volte sin dalla prima elementare, ma si amplificano una volta arrivati alle medie. Il bambino precoce è spesso deluso dalla scuola perché questa non corrisponde alle sue aspettative. Risultato: “si annoia”. E questo si traduce in classe con un comportamento disturbatore o, al contrario, apatico. Il disinteresse per la scuola può sfociare nell’abbandono del sistema scolastico, oppure può aprire la porta alla marginalizzazione, persino alla delinquenza.

L’insuccesso scolastico può derivare anche da difficoltà di scrittura (disgrafia), di lettura (dislessia) che conoscono anche i bambini plusdotati, in particolare i maschi. In effetti, “il bambino plusdotato può presentare gli stessi disturbi di apprendimento di un qualunque bambino, precisa Laurence Faivre-Douret, neuropsicologa clinica. Ma individuarle in loro non è semplice: l’esistenza di questi disturbi sembra spesso incompatibile con il fatto di essere “plusdotati”, pertanto è quindi difficile da far ammettere a genitori e a insegnanti”. Inoltre, grazie a una buona padronanza verbale, il bambino precoce maschera le sue difficoltà nella lingua scritta, che si manifesteranno con molto ritardo.

Più il QI è alto, più i disturbi sono gravi

Secondo gli studi una percentuale tra il 10 e il 30% dei bambini intellettualmente precoci avrebbe disturbi psicologici e di comportamento. Queste manifestazioni patologiche di una sofferenza psicologica sono legate alla difficoltà dei bambini precoci di gestire la loro diversità intellettuale. “D’altronde, più il QI è alto, più i disturbi sono gravi, in particolare nei bambini maschi”, spiega la Dott.ssa Monique Yziquel, psichiatra. All’origine di questi disturbi vi è spesso la depressione, che nei bambini resta difficile da diagnosticare. In alcuni, si manifesta con una inibizione o interiorizzazione: il bambino vive in un mondo tutto suo e piange spesso. I comportamenti bizzarri (tic, disturbi ossessivo-compulsivi, balbettii, ecc.), le reazioni psicosomatiche (asma, eczema, dolori addominali, mal di testa, ecc.), così come i disordini alimentari e del sonno, sono frequenti.

Durante l’adolescenza, l’ansia, che è il corollario della precocità, può essere all’origine di comportamenti tossicomani, oppure la grande sensibilità di questi bambini può portarli a disturbi psichiatrici (paranoia, ecc.) e persino a tentativi di suicidio (in seguito a un fallimento, a un tradimento o a una delusione sentimentale).

Le associazioni per uscire dall'isolamento

Gli specialisti sono unanimi: prevenire le difficoltà di questi bambini passa prima di tutto attraverso il riconoscimento precoce del loro funzionamento intellettuale. Nel migliore dei casi ne deriveranno una riorganizzazione del percorso scolastico (si potranno saltare alcune classi, i programmi potranno essere arricchiti) e una presa in carico medica e paramedica adeguata (se necessario). Alcune associazioni possono essere di grande aiuto per far uscire dall’isolamento le famiglie confrontate con la “diversità” del loro bambino.

Stéphanie Lavaud

Fonte: « Identification et prise en charge de l’enfant intellectuellement précoce ». Medec 2003

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11/12/2013

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