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Bambini, peluche e animali

Sono molti i bambini che, mossi dall'esigenza di dare o ricevere affetto, chiedono di avere un animale. Ma un animale non è un gioco, e sta ai genitori di spiegarlo ai più piccini, che devono imparare ad instaurare un rapporto sano e consapevole con il loro animale, anche se di peluche.

Bambini, peluche e animali
© Getty Images

Bimbi e peluche

Per il lattante l’animale è inanimato, e non sa distinguerlo dall’orsetto di peluche.

Quando il genitore non vuole prendere un animale vivo al bambino molto piccolo, gli offre un sostituto: l’animale giocattolo. Nell’antico Egitto i bambini giocavano con degli elefanti di terracotta, e i cavalli giocattolo sono stati di moda per molto tempo. L’orsacchiotto di peluche, celebre in tutto il mondo, è nato solo all’inizio del ‘900. La sua nascita merita di essere ricordata: Théodore Roosevelt (soprannominato "Teddy") era un cacciatore di orsi, e nel 1902, durante una battuta di caccia, risparmiò un giovane orso terrorizzato.

Un vignettista politico, Clyfford Berryman, immortalò la scena con la sua matita; la storia, diffusa dalla stampa, ispirò un lungimirante commerciante di giocattoli, Morris Michton, che ebbe l’idea geniale di confezionare un orsetto rivestito da un mantello di pelliccia e chiese l’autorizzazione di chiamarlo "Teddy" Negli stessi anni, in Germania, Margarete Steiff, una giovane donna paralizzata che produceva animali in feltro, ebbe l’idea di produrre un orsetto di peluche in mohair, che fu chiamato anch’esso "Teddy" . Nel 1903, al salone di Leipzig, un americano ne rimase incantato e ne ordinò 3 000 esemplari. La moda si diffuse molto rapidamente e la produzione industriale di Teddy Bear ebbe un esordio folgorante in tutto il mondo. .

Uno studio condotto da un produttore francese ha dimostrato che un bambino possiede in media cinque peluche: l’orso rappresenta l’86 % delle vendite, restando quindi l’animale preferito dei bambini di tre anni, seguito dalla scimmia; il colore dell’orso di peluche non ha importanza, ma l’aspetto umanoide è indispensabile per piacere ai piccoli; deve essere di medie dimensioni e con le braccia mobili, per andare incontro al bisogno del bambino di abbracciarlo e di tenerlo stretto. Più il pelo è folto, più l’orsetto ha successo.

L'aspetto rassicurante dell’orsetto di peluche è stato dimostrato da numerosi autori e va ben oltre la prima infanzia: è il primo compagno, con cui si gioca e al quale si fanno le prime confidenze, ed è anche il primo che il bambino cerca di dominare, sul quale trasferisce la propria aggressività e che partecipa alle prime manifestazioni erotiche.

Il peluche assume un ruolo di sostituto quando la mamma esce dal campo visivo del bambino. Le varie possibili reazioni di transfert e di identificazione rendono molto importante la presenza dell’animale accanto al bambino: si tratta del migliore amico, ma anche di un supporto ai giochi di imitazione e, in seguito, di immaginazione.

Lo psicologo Le Michelet si è occupato dell’orsetto di peluche e, secondo lui, le ragioni per la scelta di questo animale sono semplici: "L'orsetto non è una rappresentazione fedele del plantigrado, ma piuttosto una figura antropomorfa che simboleggia un essere umano, nel modo meno preciso possibile, ed è proprio questa imprecisione a far sì che il rapporto del piccolo con il suo orsetto sia più aperto e dia più spazio alla fantasia rispetto a quello con una bambola, poiché si tratta di un supporto meno realistico di quest’ultima" .

Bambini e animali

L’apprendimento progressivo nel corso del quale l’animale serve come modello per il bambino non può iniziare in un momento qualsiasi: è preferibile attendere che il lattante abbia almeno 6 mesi prima di introdurre un animale nel suo ambiente.

Il 6° mese rappresenta il periodo cruciale per la formazione della sensibilità del bambino: fino a quel momento è molto dipendente dalla madre, e man mano che acquisisce la sua indipendenza impara a conoscere la paura di tutto ciò che non ha ancora sperimentato, e scopre la paura di perdere la mamma (verso i 7-8 mesi), iniziando così a prendere coscienza del mondo esterno e accrescendo la propria curiosità.

Se si pensa di introdurre un animale vero nell’ambiente del bambino, le migliori possibilità di riuscita si ottengono con un animale di 2 mesi e mezzo: i due “cuccioli” partono insieme alla scoperta della vita e si abituano più facilmente l’uno all’altro.

Il pediatra inglese D.W. Winicott ha dimostrato efficacemente che per il bambino l’animale vero è un oggetto transizionale, che discende direttamente dal seno materno, dal giocattolo morbido e dall’animaletto di peluche. L’animale vero permette in genere al bambino di sentirsi sicuro e di agire e prendere l’iniziativa senza la presenza o l’intervento dei genitori.

Dottor Lyonel Rossant
Dottoressa Jacqueline Rossant-Lumbroso

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24/07/2013
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