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L'ansia da separazione
 
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Sintomi e soluzioni per l'ansia da separazione

Una leggera ansia da separazione nei bambini alle prime esperienze senza i genitori è assolutamente normale. Il primo mese di scuola o di rientro al lavoro del genitore è problematico per tutte le famiglie. Soltanto se stress e comportamenti anomali dovessero protrarsi oltre questo periodo possiamo parlare di vera e propria ansia da separazione.

Curare l'ansia da separazione
© Getty Images

Principali sintomi da rilevare

E' importante osservare i propri figli nelle loro attività quotidiane per riconoscere eventuali segnali di disagio o sofferenza.

Nella maggior parte dei casi il disturbo si associa a tristezza, tendenza all'isolamento, apatia e difficoltà di concentrazione. Nei bambini più sensibili possono manifestarsi anche dei veri e propri problemi psicosomatici come vertigini, nausea o tachicardia. Sono molto comuni anche l'insorgere di incubi e terrore notturno.

I principali sintomi tuttavia sono questi:

  • Preoccupazione rispetto alla perdita del genitore o danni al suo ritorno
  • Ricorrente riluttanza ad andare a scuola o in altri luoghi a causa del terrore della separazione
  • Riluttanza ad andare a dormire senza avere vicino il genitore
  • Incubi
  • Disturbi fisici
  • Sintomi per almeno quattro settimane
  • Difficoltà scolastiche

Primi interventi da parte del genitore

Prima di rivolgervi ad un pedagogista ci sono alcune soluzioni da poter adottare direttamente con il bambino per tentare di arginare il disturbo.

Abbiamo visto come l'ansia da separazione dei bimbi sia quasi totalmente colpa dell'atteggiamento che i genitori tengono nei loro confronti, a volte anche inconsapevolmente o in buona fede.

Nel caso dei bambini più piccoli purtroppo non ci sono molti metodi per aiutarli a comprendere la situazione ma possiamo comunque avere qualche sensibile accortezza per aiutarli a patire il distacco in maniera minore.

  • Non uscite mai di nascosto ma salutare sempre il bambino anche a rischio di scatenarne il pianto.
  • Cercate di uscire sempre quando il bambino è sazio e riposato: un figlio affamato e stanco è normalmente più irritabile del solito.
  • Mantenete il controllo delle vostre emozioni, è importante che il bambino vi veda uscire di casa sorridenti e non con gli occhi lucidi nel vederlo in lacrime.
  • Potrebbe essere utile giocare con la separazione quando siete a casa. Lasciate solo il bambino in una stanza ed appena non rientrate più nella sua visuale chiedetegli dove sia la mamma per poi spuntare subito dalla porta dicendo: Eccola qua! Ogni volta rimanete nascoste per più tempo ed in questo modo il piccolo si abituerà a non avervi sempre a portata d'occhio ed a sentirsi ugualmente al sicuro.

Per quanto riguarda i bambini più grandi invece possiamo ottenere moltissimo tramite la comunicazione.

E' fondamentale trattare l'ansia in maniera corretta, calma e comprensiva. L'errore peggiore che si possa commettere è quello di minimizzare o prendere in giro il bambino attraverso frasi del tipo: “Ormai sei grande per fare questi capricci” oppure “Non farmi arrabbiare altrimenti ti metto in punizione”.

La cosa migliore da fare è spiegare bene e nella maniera più chiara possibile la situazione al bambino attraverso frasi rassicuranti come: “Mamma deve andare al lavoro ma tornerà presto” e “Anche quando non sono con te ti penso sempre”.

Date a vostro figlio la possibilità di contattarvi tramite il telefono. Quando siete in pausa al lavoro ad esempio chiamate casa per rassicurarlo e fargli sapere che sarete presto di ritorno.

La terapia psicologica

Se nonostante tutti questi accorgimenti e tentativi il comportamento del bambino non cambia, è opportuno rivolgersi ad un esperto.

Chiedete consiglio alle maestre di scuola o ad altre mamma che si sono ritrovate nella vostra stessa situazione.

Solitamente la terapia psicologica in questi casi è di tipo indiretto: sono i genitori a recarsi dal terapista ed a lavorare sul proprio comportamento in relazione a quello del figlio.

Se il bambino è più grande (9-10 anni) è invece possibile affrontare un percorso di terapia familiare tutti insieme.

Nel caso invece dei preadolescenti (12-14 anni) la terapia è di tipo individuale ed i genitori saranno coinvolti il meno possibile.

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05/07/2011

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