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Ansia materna da separazione

Ci sono situazioni in cui l'ansia da separazione può essere “al contrario” ossia che il disturbo colpisca il genitore e non il bambino. Sono sempre di più le mamme che soffrono di questa patologia e che purtroppono hanno timore o vergogna di chiedere aiuto.

Ansia materna da separazione
© Getty Images

Troppo amore?

Non è necessario che la gravidanza sia stata sofferta o la ricerca del bambino particolarmente difficile e lunga per soffrire di ansia da separazione.

Spesso una madre proietta nel proprio figlio l'immagine dell'amore e si sente in dovere di proteggerlo da tutto e da tutti.

I sintomi principali di questo disturbo sono:

  • difficoltà a delegare ad altri (padre compreso) le attività di cura del bambino come la poppata, il bagnetto ed il cambio del pannolino
  • malesseri fisici (stress, attacchi di panico, nervosismo) quando ci si trova lontane dal figlio
  • mancanza di fiducia in qualsiasi altra persona debba accudire il bambino (nonni, baby sitter, maestre etc.)
  • paura che il bambino si faccia male fisicamente in ogni situazione e scarsa fiducia nelle sue capacità
  • tendenza ad allontanare il bambino dagli altri coetanei nelle altre situazioni di socializzazione (parco, ludoteca, festa di paese etc.)

Gestione del disturbo

Raggiungere la consapevolezza di avere un problema è già un notevole passo avanti verso la guarigione. E' importante parlare delle proprie paure con il compagno per trovare insieme la strada migliore per affrontarle.

Un incontro con uno psicologo è sempre consigliato, anche se poi non verrà intrapreso alcun percorso di terapia, per individuare le cause di quest'ansia.

E' importante affrontare le proprie paure e risolvere il problema per evitare di creare una sorta di bolla di vetro dentro la quale crescere i figli, con il rischio di renderli troppo dipendenti da noi.

L'esperienza di Enrica

Enrica ha 35 anni, è mamma di un bambino di 6 ed ha sofferto di ansia da separazione. La sua testimonianza potrà essere d'aiuto per tutte quelle mamme che si trovano in questa situazione e non sanno come combattere le loro preoccupazioni.

Come hai scoperto di soffrire di questo disturbo?

Quando mio figlio aveva tre anni ha iniziato la scuola materna e separarmi da lui per tutta la mattina era per me un dolore insopportabile, quasi a livello fisico.

Prima di allora non avevi mai avuto di questi problemi?

Non me ne ero mai resa conto. Ero una mamma a tempo pieno e quindi mio figlio era sempre con me. Mi allontanavo da lui solo per qualche ora un paio di volte alla settimana e lo lasciavo con il padre o con un nonno ma sempre controvoglia.

Quali erano le tue emozioni quando eri lontana?

Ero sempre preoccupata per lui, che si facesse male o gli succedesse qualcosa di grave.

Ma era con persone fidate giusto?

In teoria sì ma in realtà, quando si trattava di mio figlio, mi fidavo solo di me stessa. Se andava al parco con mio marito ero in apprensione ogni minuto. Una volta li ho raggiunti con una scusa per vedere cosa facevano.

Tuo marito ed i nonni come vivevano questi tuoi atteggiamenti?

All'inizio ne erano contrariati ma poi credo ci abbiano fatto l'abitudine. Probabilmente pensavano che fosse una cosa caratteriale mia e non un problema più grave.

Quando hai capito che si trattava invece di qualcos'altro cos'hai fatto?

Ho preso appuntamento con la pediatra di mio figlio e le ho spiegato come mi sentivo. Lei è stata molto gentile, mi ha detto che si tratta di una cosa comune che però deve essere affrontata e mi ha indirizzato ad uno psicologo di sua fiducia.

Sin dalla prima seduta ho capito di avere un problema, mi sono resa conto che non potevo tenere mio figlio sempre legato a me ma dovevo lasciarlo libero di fare le sue esperienze.

E' stato un percorso difficile?

Si molto, mio marito mi ha aiutata ma tutti gli altri non hanno capito la cosa e mi trattavano come se fossi impazzita di colpo.  La cosa peggiore sono stati gli esercizi di allontanamento e quando al parco lo dovevo lasciar correre e scaternarsi con gli altri bambini. Al primo ginocchio sbucciato ho quasi avuto un infarto.

Oggi come stai?

Molto meglio, ho terminato da poco la terapia ed ora mi sento una madre migliore. Mio figlio è un bambino vivace e felice e non ha per fortuna risentito del mio sbagliato metodo educativo. Il prossimo passo sarà permettergli di dormire da un amichetto ma non so se sono ancora pronta!

Hai un consiglio per tutte le mamme che, come te, soffrono di questo disturbo?

Non sottovalutatelo. Non è normale credere di essere le uniche in grado di occuparvi di vostro figlio, anche gli altri possono farlo. Fatevi aiutare ad uscire da questo circolo vizioso in cui siete entrate, per il bene dei bambini. Rischiate di rovinare la loro intera vita con il vostro comportamento.

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05/07/2011

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