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Lo sviluppo del linguaggio

Tutti i genitori non vedono l'ora di ascoltare il proprio figlio pronunciare la sua prima parola. Dirà mamma, papà, oppure ci stupirà con qualcosa di inaspettato? Verrebbe da pensare che le prime lettere messe insieme dal piccolo siano quelle che ha sentito di più, ma in realtà lo sviluppo del linguaggio è molto più complicato di così. Cerchiamo di capire insieme in che modo si formano le parole all'interno del cervello dei bambini e come poterli aiutare nel loro grande viaggio.

Lo sviluppo del linguaggio
© Getty Images

E' tutta una questione di cervello

E' stato recentemente dimostrato come la capacità di parlare venga assicurata dall'interazione tra diverse aree cerebrali.

Le parti strettamente connesse al linguaggio sono situate nella corteccia cerebrale nella parte frontale, temporale e temporale dell'emisfero sinistro. Ciò non significa però che il resto della materia grigia non sia in grado di svolgere questo compito.

Il cervello è un organo misterioso ed affascinante che ancora deve essere completamente scoperto. Pensate che dopo una grave lesione, le aree cerebrali tendono ad assolvere le funzioni della parte danneggiata in modo tale da assicurare una perfetta capacità funzionale.

Questo aspetto è utile per capire in che misuta lo sviluppo di un processo basilare come la conoscenza del linguaggio derivi da un insieme di fattori esterni ed interni piuttosto complesso.

I neuroni specchio

Alla base dello sviluppo del linguaggio ci sono tre importanti fattori:

-        gli stimoli verbali (parole e suoni)

-        gli stimoli para-verbali (tono e cadenza della voce)

-        gli stimoli non verbali (movimenti, comunicazione visiva etc.)

Nonostante ad una prima analisi i primi due aspetti possano sembrare i più rilevanti, in realtà accade esattamente il contrario.

Il primo passo per la costruzione del linguaggio viene svolto in ambito motorio e visivo, grazie al lavoro di alcuni neuroni specifici scoperti di recente.

Si tratta di neuroni chiamati “specchio” perché aiutano il cervello ad associare un particolare sguardo o movimento ad un'azione specifica.

Facciamo un esempio: Marco ha rotto un bicchiere. La mamma lo guarda e lui è in grado di immaginare quello che lei gli dirà semplicemente osservandone gli occhi o i gesti.

Allo stesso modo, un bambino di pochi mesi inizia a comprendere gli altri studiandone gesti ed espressioni, considerando soltanto in un secondo momento l'aspetto verbale.

Per imparare il nome di un oggetto, il bambino deve prima vederlo e scoprire a cosa serve.

L'importanza della comprensione

Anche se un bambino di pochi mesi, durante i vocalizzi, emette un suono simile ad una parola esistente, non si tratta della sua prima performance ma soltanto di un caso.

I bambini non sono in grado di sviluppare la capacità di linguaggio se prima non hanno imparato a capire il significato delle parole.

Per un bambino può essere relativamente semplice ripetere una parola: per lui non è altro che un suono senza alcuna valenza. Più difficile è invece associare a quel suono un oggetto, una persona o un'azione.

E' quindi chiaro che la stimolazione esterna è essenziale per permettere ai bambini di conoscere il nome delle cose ed iniziare, all'interno del cervello, a classificarle  all'interno di una sorta di primo vocabolario.

Le tappe del linguaggio

La capacità di comunicare ha caratteristiche diverse per ciascun bambino ma in generale vengono rispettati alcuni progressi standard a seconda dell'età.

Nei primi tre mesi i neonati iniziano a riconoscere i suoni e a produrre vocalizzi e gorgheggi con la propria voce.

Dai 4 ai 10 mesi il bambino inizia a rendersi conto dell'ambiente che lo circonda e vuole farne parte. Per questo iniziano le prime lallazioni ovvero le ripetizioni di sillabe  semplici come la-la, ma-ma etc.

Dai 10 ai 12 mesi ha inizio la prima comprensione vera e propria delle parole, da cui deriva la capacità di ubbidire ad una richiesta del genitore. Nel momento in cui il bambino si sentirà sicuro della sua conoscenza di una parola, inizierà a pronunciarla in maniera sempre più definita.

Dai 12 ai 15 mesi il bambini inizia a misurare le sue capacità, cercando di riprodurre un numero sempre maggiore di parole per esprimere i suoi desideri.

Il linguaggio dai 12 ai 20 mesi è molto semplice, all'inizio le parole riguarderanno ciò che stanno facendo in quel momento come “pappa” al momento del pasto. Con il passare delle settimane però il piccolo inizierà ad utilizzare le parole anche in un contesto diverso, in particolare per comunicare una richiesta specifica come un gioco o una favola in un momento insolito della giornata.

Intorno ai due anni iniziano a comparire le prime frasi composte da due o tre parole senza verbo: “mamma, palla!”, “cane, bau!” etc.

L'utilizzo di verbi, pronomi ed articoli avviene dai due ai tre anni con tempistiche diverse per ciascun bambino.

In generale, entro i quattro anni, un bambino dovrebbe essere in grado di pronunciare piccoli discorsi di senso compiuto.

Come aiutare lo sviluppo del linguaggio

Sono moltissime le cose che i genitori, i nonni e gli educatori dell'asilo nido possono fare per stimolare un corretto apprendimento del linguaggio dei bambini.

Prima abbiamo visto come la parola sia connessa con il movimento e la vista, ecco perché è fondamentale fornire continuamente stimoli ai bambini, sin dai primi mesi di vita.

Non bisogna però aver fretta, ogni bambino ha i suoi tempi e non deve essere forzato. Non lasciatevi trarre in inganno da una sospetta precocità: anche se vostro figlio pronuncia la prima parola a sei mesi, questo non indica necessariamente che abbiate davanti un piccolo genio.

Spesso l'orgoglio porta i genitori a voler esagerare, con il risultato di innervosire e stancare i bambini che decidono di smettere di comunicare in maniera corretta.

Imparare deve essere un gioco e mamma e papà devono esserne protagonisti!

Nei primi sei mesi occorre parlare spesso con il neonato utilizzando un tono di voce rassicurante e dolce ma cercando di utilizzare i nomi reali delle cose. L'orsetto è l'orsetto e non il dudu, il cucu o altro.

Siete voi a fornire ai bambini il loro primo vocabolario ed è importante che sia il più corretto possibile.

Intorno ai nove mesi si possono iniziare ad utilizzare i primi libri figurati, attraverso i quali è possibile arricchire il lessico cerebrale del bambino con soggetti che non appartengono alla realtà quotidiana (animali esotici, fate etc.)

Sfogliando insieme le pagine, a voce alta e scandendo bene le sillabe, pronunciate tutti i nomi degli oggetti raffigurati indicandoli di volta in volta con un dito.

Dopo il primo anno è possibile iniziare ad utilizzare libri più complessi contenenti favole e storie dettagliate.

L'interazione con gli altri bambini è fondamentale in questa fase, per imparare le dinamiche del linguaggio. Parlare con gli altri insegna ai piccoli a rispettare le pause ed i tempi di una conversazione.

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02/10/2012

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