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Che adulto sei? Te lo dice tuo fratello

E se ciascuno di noi, da adulto, riproducesse inconsciamente in tutti i suoi rapporti tutto ciò che ha vissuto con i fratelli e le sorelle? La nostra capacità di gestire i conflitti, la tendenza ad assumere la leadership o, al contrario, a defilarsi sempre, derivano dai comportamenti assunti nei confronti dei fratelli. La psicanalista Lisbeth von Benedeck ci spiega il ruolo dei rapporti fraterni nella nostra vita.

Fratelli e rapporti sociali
© Getty Images

"Avete osservato dei bambini che giocano nella sabbia?" chiede la psicanalista Lisbeth von Benedek, molto seriamente. Nella maggior parte dei casi uno dei bambini, tutto concentrato, costruisce un castello, un altro sopraggiunge per rubargli il posto scatenando la collera o il pianto dell’altro, un terzo resta concentrato sull’attività che sta svolgendo, mentre un quarto corre in soccorso del piccolo costruttore di castelli. "Tutti noi siamo i bambini che giocano in quellq sabbia", afferma la psicanalista. Le stesse dinamiche si riproducono nell’ambiente professionale o con gli amici, anche se in maniera più sofisticata. In pratica, il posto che occupiamo nei confronti degli altri deriva in gran parte dai nostri rapporti con i nostri fratelli e le nostre sorelle, dalla sabbia all’ufficio. Scopriamo il perché. 

L'impronta dei rapporti di fratellanza nei nostri rapporti sociali

La nostra identità si costruisce lungo due assi, uno verticale con i nostri genitori, e uno orizzontale con i nostri fratelli e le nostre sorelle. Si tratta di un aspetto poco considerato in psicanalisi, che però è essenziale, perché l'arrivo di un fratellino o di una sorellina ci permette di prendere coscienza della nostra identità. All'inizio lui/lei viene percepito/a come un intruso, poi come un simile, e infine come "un altro". Questo processo potrà poi essere applicato a qualunque altra persona incontrata in seguito in età adulta. "I nostri rapporti portano per la maggior parte l'impronta del nostro vissuto con i nostri fratelli e le nostre sorelle durante l'infanzia, fatto di gioco, di rifiuto, di solidarietà e di altre emozioni «primitive»", spiega Lisbeth von Benedeck. In altre parole, noi andremo a riprodurre inconsapevolmente con gli amici o i colleghi le stesse emozioni di gelosia, rivalità o complicità e solidarietà. 

I fratelli e le sorelle: una scuola per imparare a relazionarsi

Cosa ci ha insegnato il rapporto con i fratelli e le sorelle durante l'infanzia? Per scoprirlo basta osservare le nostre relazioni con gli altri: se ad esempio siamo rimasti "imprigionati" nel primo tipo di relazione, il rifiuto, l'altro è percepito come un intruso, o se invece esigiamo che l'altro sia uguale a noi significa che stiamo riproducendo un rapporto di tipo simbiotico e che ricerchiamo il nostro simile. "La tappa della rivalità e delle gelosie tra fratello e sorella è inevitabile, e ci permette di differenziarci e di passare a una fase successiva del rapporto per raggiungere un'intesa reciproca", spiega la psicanalista. In questo modo diventa quindi possibile gestire i conflitti: chi ha avuto fratelli e sorelle ha imparato a negoziare, a litigare, a fare pace… volenti o nolenti! Avere dei fratelli o delle sorelle è l'ideale per imparare a confrontarsi con l'altro, a scambiare delle idee, a bisticciare, ad ascoltarsi, a realizzare un progetto in comune.

Il figlio unico, invece, non ha occasione di fare esperienza della competizione e della solidarietà con dei fratelli o delle sorelle reali: quindi per compensare questa mancanza tenderà a creare dei sostituti immaginari, come un animale domestico o un amico immaginario..

Nelle famiglie allargate, un modello sempre più diffuso, i bambini devono confrontarsi con nuove sfide e vengono stimolati a sviluppare le capacità di adattarsi all'altro e di affermarsi. Avere dei "fratelli acquisiti" può favorire nuovi tipi di relazioni, più orientate verso il nuovo di "vivere insieme" che sta emergendo.

L'importanza di essere il fratello maggiore o minore

Anche il nostro posto, nel senso di essere il primo o il secondo, tra i fratelli ha la sua importanza: "Il maggiore ha più facilità a giocare il ruolo del leader una volta diventato adulto" precisa Lisbeth von Benedek. Da bambino si sente infatti investito, più o meno implicitamente, del compito di dare l'esempio ai più piccoli e viene ben presto incaricato di partecipare all'organizzazione domestica, ad esempio preparando la tavola, riordinando o sorvegliando i più piccoli, a volte a discapito delle proprie esigenze. In seguito tenderà quindi a riprodurre questo schema relazionale e a assumere una posizione di comando.

Il fratello minore, invece, deve condividere fin da subito l'attenzione dei genitori, è stimolato a cooperare e a distinguersi presto dal suo modello, il fratello maggiore. Se arriva un terzo fratellino potrà poi sviluppare la capacità di giungere a compromessi, in grado di fornirgli maggiore flessibilità nelle sue relazioni future con gli altri.

Il più piccolo è in genere meno sottoposto alle regole, alle ansie e alle proiezioni dei genitori e può quindi godere di maggiore libertà. In gruppo tenderà a essere meno condizionato dallo sguardo altrui e ad essere se stesso. "Non esiste un posto migliore degli altri: ciascuno ha i suoi punti di forza e «colora» in maniera diversa i nostri rapporti da adulti" precisa la nostra esperta.

In una società in profonda trasformazione come la nostra, questo apprendimento relazionale a partire dall'infanzia può fin da subito porre le basi di un "vivere meglio insieme," un valore sempre più importante. Se i rapporti con i fratelli sono stati vissuti sufficientemente bene e le varie tappe dell'apprendimento relazionale si sono integrate armoniosamente, anche i nostri rapporti di amicizia e di gruppo saranno altrettanto armoniosi. Se invece non è stato così, non è mai troppo tardi per "riparare" con i nostri fratelli e le nostre sorelle una volta diventati adulti... perché in fondo quando si è fratelli e sorelle lo si è per la vita.

Catherine Maillard

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20/12/2013

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