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Conflitti tra fratelli

Urla, piedi che sbattono sul pavimento e lacrimoni sono rumori quotidiani per chi ha più di un figlio. Spesso si arriva ai trattati di pace solo grazie a lunghe contrattazioni diplomatiche portate avanti dai genitori, che cercano di far tornare la serenità all’interno del focolare domestico. Eppure sarebbe meglio se optassero per il non intervento… scoprite con Doctissimo e con la dottoressa Antonietta Bruzzese, specializzata in Psicologia dell’età Evolutiva, le cause dietro le liti tra fratelli, come intervenire e cosa bisogna assolutamente evitare.

I conflitti tra fratelli
© Getty Images

Litigare fa bene?

I litigi tra fratelli sono sempre “fisiologici”. Il rapporto con i fratelli è, in molti casi, il primo rapporto tra pari e il più delle volte, è all’interno di questo tipo di relazione che si sviluppa la competenza sociale. È naturale e del tutto sano, pertanto, che nascano divergenze e scontri.

Tuttavia ci sono dei campanelli d’allarme: se i genitori hanno difficoltà nella gestione di questi scontri, se i litigi sono frequenti ed eccessivi, se uno dei bambini è spesso vittima dell’altro, con il rischio anche di farsi male, è necessario prendere provvedimenti, magari chiedendo aiuto, per imparare ad analizzare la situazione senza schierarsi da una parte o dall’altra, ma attivando strategie efficaci alla risoluzione del conflitto stesso.

Le liti tra bambini: come gestirle?

Apparentemente il litigio scaturisce da situazioni banali: un gioco rubato, la scelta di un programma televisivo, ma il più delle volte la posta in gioco è molto più alta: un pezzetto del cuore di mamma e papà. I fratelli, infatti, si contendono sempre l’amore dei genitori e hanno la necessità di sentirsi rassicurati, al “primo posto”.

I genitori dovrebbero osservare per comprendere le dinamiche del litigio, lasciando fare e intervenendo solo se c’è il rischio che uno dei contendenti si faccia male. La cosa migliore è dare la possibilità ai bambini di risolvere la questione da soli. Nel caso i piccoli non ci riuscissero, il genitore deve intervenire come mediatore, mai giudice. Quando il litigio è violento i bambini devono essere allontanati per qualche minuto. È necessario ricordare che spesso si arriva quando la discussione è già avviata, e questo espone al rischio di “difendere” il figlio che, magari in modo silenzioso, ha innescato le ostilità, quindi è fondamentale non prendere le parti di nessuno. Quando gli animi si saranno un po’ calmati i bambini potranno parlare tra di loro rispettando semplici regole: ognuno potrà esprimere il proprio punto di vista, spiegando, senza essere interrotto, le sue ragioni. Insulti e parolacce sono ovviamente messi al bando. Il genitore dovrà ascoltare attentamente osservando la vicenda dal punto di vista di chi sta raccontando, provando poi a riformulare quanto detto e verbalizzando le emozioni di ciascun figlio con frasi come “Capisco! Ti sarai sentito molto arrabbiato quando hai visto che …”. A questo punto ognuno dei presenti dovrebbe esprimere i suoi desideri rispetto alla situazione e proporre soluzioni. Come in ogni contrattazione che si rispetti, alla fine verranno accettate quelle più plausibili e condivise da entrambe le parti.

In generale per ridurre i litigi è importante dedicare del tempo esclusivo a ciascun figlio e non rimproverare mai il bambino davanti al fratello: il piccolo proverebbe una sensazione simile a quella provata da un adulto ripreso dal capoufficio davanti ai colleghi.

Cosa evitare durante un litigio in corso

A litigio in corso, la cosa più importante da evitare, come già accennato, è schierarsi perchè spesso il bambino litiga per affermare il suo ruolo di figlio prediletto agli occhi dei genitori. A volte uno dei figli, generalmente il più piccolo, può essere percepito come più debole, ma bisogna tener presente che all’età di 2 anni un bambino può essere già perfettamente in grado di attuare provocazioni che portano all’esasperazione il fratello maggiore. Schierarsi può avere due conseguenze: porre le basi per il litigio successivo, che viene visto come una sorta di rivincita, o, ancora peggio, se il bambino “non difeso” è timido e introverso, il rischio è quello di rinforzare gli atteggiamenti di chiusura e di incapacità di esprimere i propri bisogni emotivi e la propria rabbia.

Altra cosa da non fare assolutamente sono i paragoni tra i due perché creano ferite profonde e difficili da rimarginare. Un bambino messo sempre a confronto con un fratello o altri coetanei non si sentirà mai all’altezza delle aspettative dei genitori. Ogni bambino deve essere lodato per i suoi lati positivi.

Il litigio e la differenza d'età tra fratelli

I litigi possono essere molto accesi e frequenti sia tra fratelli con uno o due anni di differenza, sia tra fratelli che si passano cinque o sei anni. Sicuramente i bambini vicini per età, avendo interessi comuni, hanno più occasioni di litigare, ma più spesso i genitori tendono a lasciar correre, cosa che accade meno quando ci sono più anni di differenza. In queste occasioni il genitore tende a dire al figlio maggiore “lascia stare tuo fratello, tu sei più grande” con l’unico effetto di promuovere ulteriori rivalità. Hanno maggiore peso,invece, nel determinare frequenza e violenza dei litigi, il genere e la differenza d’età. Generalmente i litigi tra maschi, soprattutto con pochi anni di differenza, mettono a dura prova i genitori, poiché gli ometti, oltre che da una forte senso di alleanza, sono animati anche dal desiderio di predominare, combattendo anche fisicamente. Questo è meno frequente nelle bambine, più inclini alle interazioni con gli altri. La differenza d’età fra i figli incide, invece, sul ruolo che ciascun di loro avrà all’interno della famiglia.

I fratelli adulti

La relazione tra i fratelli adulti dipende, oltre che, naturalmente, dalle rispettive personalità, da come i genitori sono stati in grado di gestire la situazione: i continui paragoni feriscono, il sentirsi sempre al secondo posto crea un danno che molto probabilmente si potrà ripercuotere anche nella vita adulta, con una forma di insicurezza o di rancore nei confronti di quello che viene visto come il “cocco” di mamma e papà. Per quanto riguarda le relazioni interpersonali future , invece, il rapporto con i propri fratelli/sorelle può essere considerato una sorta di palestra, purché non si tratti di un rapporto esclusivo: i bambini necessitano di confrontarsi anche al di fuori dell’ambiente familiare.

I genitori che sono stati figli unici non è detto che abbiano più difficoltà a comprendere le dinamiche tra due o più fratelli: una persona empatica può comunque comprendere determinate dinamiche anche se non ha vissuto in prima persona alcune relazioni.

Essere genitori è difficile per tutti, anche se siamo stati tutti figli qualche tempo fa.

In collaborazione con la Dott.sa Antonietta Bruzzese, psicologa specializzata nell'età evolutiva, dello studio Pensieri e parole - Servizio di valutazione consulenza e trattamento dei disturbi dell'età evolutiva di Fregene (RM).

Giuditta Danzi

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03/04/2013

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