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Le attenuanti delle mamme

Le attenuanti
© Jupiter

Vediamo se le mamme hanno delle attenuanti. Spesso oggi il primo bambino che la mamma si trova fra le braccia è il "suo bambino" senza che abbia avuto il tempo e l'occasione di prepararsi ad affrontare quello che è il compito più importante della sua vita. Ogni gesto, ogni azione anche la più semplice, normale e naturale del bambino diventa fonte di apprensione e preoccupazione. Per questo motivo, la mamma specie con il primo figlio non deve essere lasciata sola di fronte alla nuova incombenza e deve essere aiutata. Sarebbe quasi sempre sufficiente la collaborazione del papà ma, e questo è un punto dolente, molte volte nelle famiglie il compito di accudire il figlio viene ancora demandato esclusivamente alle mamme. Per fortuna questa mentalità, sbagliata e retrograda, va scomparendo. La madre insicura ed emotiva di cui abbiamo parlato è spesso moglie di un marito che si disinteressa della gestione del bambino. È giusto chiedersi a questo punto: sarà poi emotività, immaturità, insicurezza, pigrizia materna, oppure in qualche modo c'entra il disinteresse e, se vogliamo essere più precisi, la pigrizia paterna? Il contributo del padre è fondamentale anche perché nei primi tempi dopo il parto la mamma può entrare in una fase di depressione, durante la quale vede ingigantiti tutti i problemi relativi al bambino e teme di non essere in grado di diventare una buona madre (non la aiuta di certo l'atteggiamento di quegli addetti ai lavori che spingono in modo esagerato ed esasperante per un allattamento al seno quando il latte materno è scarso!).
A peggiorare la situazione contribuisce il maggior impegno fisico richiesto dall'arrivo del nuovo componente familiare, per cui oltre a badare alle normali faccende domestiche, la mamma deve allattare, pensare al bagnetto, alla passeggiata ecc.; il tutto, il più delle volte, senza poter recuperare le forze con tranquilli sonni ristoratori.
Il pasto della notte, il pianto e il disturbo o la tensione di stare con le orecchie tese durante il sonno, per timore che accada qualcosa al bambino, sono causa di stress e di stanchezza che si accumulano.
Un tempo, quando la famiglia era strutturata secondo uno schema contadino (famiglia allargata), il peso della maternità veniva suddiviso e condiviso con le altre donne del clan e soprattutto, la giovane mamma aveva già quasi sicuramente acquisito esperienza con il neonato (gli ultimi fratellini, i figli delle sorelle maggiori ecc.).
Oggi la famiglia è composta quasi sempre da marito e moglie. Di norma i nonni
vivono una loro vita autonoma, addirittura abitano in altre città o, se abitano vicino, spesso hanno attività lavorative e occupazioni che impediscono di dedicare parte del loro tempo alla giovane mamma.
Per questo motivo aumenta in lei la sensazione di solitudine e soprattutto di paura che accada qualcosa al suo bambino che lei non sia in grado di prevedere, prevenire o risolvere. Per rassicurarsi, la mamma ha bisogno di essere supportata anche e, soprattutto, praticamente, non tanto dalla nonna quanto dal marito, perché vedendolo coinvolto, sente che le sue responsabilità nei riguardi del bambino vengono condivise con l'altra e unica persona al mondo che ha il dovere di farlo. Quante volte i pediatri quando, sia pure delicatamente, rimproverano alle mamme atteggiamenti eccessivamente ansiosi che portano a consulti troppo frequenti per casi banali, si sentono rispondere: "Abbia pazienza dottore, ma se non mi rivolgo a lei, non c'è nessuno che mi aiuti!".
A questo punto, per esaminare correttamente tutti gli atteggiamenti presenti nelle mamme, ritengo opportuno accennare a quelle mamme, per fortuna sempre meno numerose, che, per il piacere di sentirsi indispensabili, escludono la figura paterna, adducendo scuse di incapacità del marito. Questo è un atteggiamento molto sbagliato, bollato dagli psicologi anglosassoni con il termine di gatekeeping ("custodia privilegiata"). Il bambino è figlio di entrambi. Se un padre giustamente desidera occuparsene fin dai primi momenti, va incoraggiato. Questi padri non devono venire mortificati, o seguiti con ansia, addirittura petulanza nei loro tentativi di accudire il bambino, ma devono essere incoraggiati se commettono qualche errore o se sono maldestri. Quando diventeranno esperti, sicuramente nel giro di pochi giorni, saranno di valido sostegno sul piano pratico e giocheranno un ruolo di fondamentale importanza nella formazione psicologica e morale del bambino.
Un ultimo aspetto importante a difesa della mamma, che abbiamo messo sotto accusa, è rappresentato dall'esigenza o dalla necessità di riprendere il lavoro. Dall'esigenza, quindi, di riacquistare la propria integrità ed efficienza fisica per affrontare di nuovo la professione.
Per questo motivo si può comprendere come diventi fondamentale che il bambino sia buono e tranquillo, non pianga, non si svegli durante la notte, lasci riposare i genitori.
Ecco spiegata o comunque giudicata comprensibile la ragione per cui la mamma assume comportamenti che viziano il bambino; spesso non lo fa per egoismo personale, ma per un motivo legato all'interesse della famiglia.
Ho cercato di tratteggiare i vari aspetti comportamentali che portano alla "creazione del bambino viziato". Il responsabile non è mai il bambino, ma l'ambiente in cui vive, nel quale la mamma inevitabilmente gioca il ruolo di gran lunga più importante.
Ma attenzione, causa non significa sempre colpa! E infatti non sempre la colpa è della mamma, ma di situazioni familiari e sociali più complesse che purtroppo esistono e non si possono evitare. La mamma in questo caso diventa lo strumento "utilizzato" da queste situazioni. Per questo motivo, come per tutti gli aspetti della vita del bambino, sono necessari senso di responsabilità, rispetto della personalità altrui, equilibrio, buon senso, maturità e soprattutto amore e dedizione, che devono essere offerti da entrambi i genitori.

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04/05/2010

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