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Voglio un figlio bilingue

Sono tante le coppie di genitori, specialmente quelle in cui un partner è straniero, che si chiedono se sia un bene crescere il figlio da bilingue. Resta un dubbio. Qual è il momento migliore per l’apprendimento? Doctissimo fa il punto sul bilinguismo dei bambini.

Voglio un figlio bilingue
© Getty Images

Non molto è stato scritto sul bilinguismo e quel poco che si sente dire, è in genere frutto di confusione. Il bilinguismo dei bambini, oggetto privilegiato di pregiudizi, è una materia interessante ma prima di affrontarla, è importante chiarire alcuni passaggi.

Cos’è il bilinguismo?

Con il termine bilinguismo si intende la capacità di un soggetto di esprimersi correttamente in due lingue e di riconoscerle entrambe come ufficiali. Dare una definizione univoca di bilinguismo non è possibile; esistono, infatti, diverse forme. Tra le più frequenti, il bilinguismo precoce simultaneo, da 0 a 3 anni; il bilinguismo precoce consecutivo, da 3 a 6 anni; il bilinguismo in età scolare e quello in età adulta.

Solo pregiudizi

  • Un bambino bilingue inizierà a parlare più tardi e meno bene di uno monolingue.
  • Avrà difficoltà nello sviluppo.
  • Non padroneggerà mai nessuna delle due lingue.

La verità è un’altra

  • Il bilinguismo faciliterà l’apprendimento di altre lingue in futuro.
  • La ricerca mostra che il bilinguismo ha effetti positivi sullo sviluppo cerebrale.
  • Il periodo migliore per apprendere correttamente le lingue va da 0 a 10 anni.

Bello come un gioco

Dai 12 ai 20 mesi i bambini cominciano a riprodurre i suoni e in seguito pronunciano le prime parole, pur non capendone il significato. In questo periodo la comunicazione è ludica. Lo scambio tra il genitore e il bimbo avviene sottoforma di gioco e i vocaboli utilizzati si riferiscono prevalentemente alla sfera sensoriale, cioè a tutto ciò che il bambino vede, tocca, sperimenta e trova nel suo ambiente.

Dai 2 ai 5 anni i bambini iniziano a sperimentare la funzione simbolica del linguaggio, capiscono che è possibile nominare anche ciò che non si vede. Comprendono il senso di molte parole, anche se ancora non le ripetono. I bambini nella prima fase di apprendimento ascoltano e memorizzano. In seguito cominciano a ripetere e solo alla fine, introdurranno le prime regole grammaticali, per parlare in maniera corretta.

Opol… a casa

L’Opol (One person, one language) è il sistema linguistico più usato in famiglia. “Una persona, una lingua”, ovvero il genitore si rivolge in una sola lingua al bambino che, per comunicare con quel genitore, dovrà usare sempre e solo quella lingua. Un errore che il genitore non deve commettere è quello di passare frequentemente da una lingua all’altra; il bimbo potrebbe percepire la lingua nativa del genitore come lingua straniera e non sarebbe stimolato ad apprenderla. Inoltre, molti genitori che non conoscono o ignorano l’esistenza di metodi formativi che è possibile apprendere, sbagliano. L’errore più frequente? Usano la lingua materna solo in certe occasioni, come ad esempio al momento di rimproverare il bambino che in questo modo la assocerà a situazioni spiacevoli.

Bilingui nella quotidianità

Nel caso si scelga di crescere un bimbo da bilingue, è fondamentale che nella vita quotidiana tutte le espressioni vengano tradotte in entrambe le lingue. Il bambino deve essere in grado di sapere come si dice una parola nell’una e nell’altra lingua, anche se magari tenderà a esprimersi con le parole che foneticamente risultano più leggere e meno lunghe, in una sorta di iniziale code switching (1) costante e spontaneo.

Due genitori italiani possono insegnare una lingua straniera?

Sì, ma bisogna fare attenzione. I genitori non devono improvvisarsi insegnanti. È importante che conoscano i metodi educativi e che si avvalgano di ausili (facilmente reperibili in commercio), come dvd, registrazioni, cartoni animati bilingui, libri illustrati. Utile consultare anche siti internet che trattino nello specifico la materia del bilinguismo in età infantile (2), ma diffidare di esperienze “per sentito dire”. Da non sottovalutare l’importanza di un insegnante madrelingua da affiancare al bimbo per rendere ancora più completo il processo di apprendimento. Basteranno 3-4 ore la settimana di lezione frontale per far sì che il bimbo apprenda la lingua sin dai primi anni, riproducendo in maniera corretta la fonetica delle parole.

Gli errori

Apprendere una lingua, soprattutto nei primi anni di vita, deve essere piacevole come un gioco. Il bimbo deve cioè percepire l’educazione linguistica come un momento di scoperta. Lo scopo dell’apprendimento è la comunicazione, ecco allora che la correzione degli errori non deve avvenire in maniera rigida, come spesso accade in età scolare o adulta, ma con dolcezza. Se il bimbo sbaglia, il genitore non deve costringerlo a correggersi, meglio limitarsi a riportare il modello esatto. Automaticamente il bimbo memorizzerà il modello corretto e in un secondo momento si correggerà in maniera spontanea. È giusto che facciano errori, perché servono per imparare.

Il bilinguismo è ricchezza

Se fino a qualche tempo fa parlare due lingue era un valore aggiunto, oggi lo si dà quasi per scontato. Per inserirsi nel mondo del lavoro o più semplicemente per rimanere al passo coi tempi, è quasi necessario che sul curriculum figuri la voce “buona conoscenza” di almeno una lingua straniera. Essere bilingue in una società monolingue è una sfida, ma se la si vince, è una grande ricchezza. Apprendendo più lingue sin dalla nascita non si aumenterà l’intelligenza, ma il bambino svilupperà la capacità di passare da un sistema a un altro molto rapidamente e avrà uno spiccato senso critico della realtà. I bimbi bilingui sono in genere molto aperti, pronti ad accettare la differenza e a vivere in maniera positiva il multiculturalismo. Un altro grande vantaggio? I bimbi bilingui hanno una certa predisposizione linguistica ad apprendere nuove lingue straniere, anche da adulti. 

 

(1)  Con code switching si intende il passaggio da una lingua all’altra.
(2)  http://bilinguepergioco.com/

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10/10/2011

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