Home  
  
  
    Aumentare il QI del proprio bambino
Cerca

I bambini e la scuola
 
Il tuo nome :
La tua mail * :
Nome del destinatario :
E-mail del destinatario * :
Messaggio :
*campo obbligatorio
Messaggio inviato

È possibile aumentare il QI del proprio bambino?

Il test del QI – Quoziente Intellettivo – rimane uno strumento indispensabile per identificare un bambino precoce o plusdotato, ma non solo... Questo test può essere un alleato utile per l’istruzione scolastica, permettendo di identificare punti forti e punti deboli del bimbo. Ma avere un buon QI, è solo questione di genetica? L’ambiente nel quale cresce il bambino può avere un impatto? Ecco alcune risposte, forniteci da Monique de Kermadec, psicanalista e specialista del bambino superdotato.

Aumentare il QI del proprio bambino
© Getty Images

A cosa serve il test del QI?

Il test del QI attribuisce un voto minimo ottenuto a un dato momento a un test d’intelligenza, prendendo in considerazione l’età del bambino. “Il test del QI misura l’intelligenza cognitiva. Nel nostro paese, si stima che un bambino sia intellettualmente precoce quando il suo punteggio si aggira intorno ai 130”, spiega Monique de Kermadec. La psicanalista ricorda inoltre che questo test risponde alla nozione occidentale di intelligenza, diversa da quella orientale, che accorda maggiore importanza ad altri modi di pensare.

La ricchezza di questo test non risiede esclusivamente nel punteggio globale, ma anche nei risultati intermedi. Il test del QI va scomposto in quattro parametri: la comprensione verbale, il ragionamento percettivo, la memoria di lavoro (memoria uditiva immediata) e l’indice di velocità di trattamento (memoria visiva immediata). “Questo permette di identificare le forze e debolezze di ciascuno di noi. Ad esempio, un letterato sarà più a disagio con il ragionamento percettivo. L’interpretazione del punteggio nei più piccoli potrà permettere di accompagnarli al meglio grazie anche a psicomotricità e ortofonia”.

Un buon QI, sintomo di successo scolastico?

Alcuni genitori sperano che i propri figli abbiano un QI alto perché pensano che questo li aiuterà a scuola. Eppure, non sempre è così. “Nella mia esperienza professionale, ho incontrato molti ragazzi plusdotati che sono finiti a fare un istituto professionale.” In quanto il problema è che spesso il bambino plusdotato si riposa sulla facilità e non si impegna a scuola.

Può inoltre soffrire di un’immaturità affettiva o richiudersi in un atteggiamento depressivo legato all’incomprensione dei compagni di classe.

Quindi, è possibile aumentare il QI del proprio bambino?

Gli specialisti non sono d’accordo. Alcuni ritengono che il QI sia determinato esclusivamente dalla genetica. Altri mettono in risalto l’importanza del contesto sociale nel quale crescono i bambini. “Le statistiche sull’argomento sono scarse. Ma due ricerche francesi1,2 dimostrano che un contesto sociale favorevole produce dei bambini dal QI molto più alto di quelli cresciuti in un contesto sociale sfavorevole. La differenza è in media di 12 punti. Per quanto mi riguarda, penso che il QI sia influenzato dalla genetica e dal contesto. Nascono tanti bambini intelligenti in un contesto favorevole quanti in uno sfavorevole, ma nel primo il bambino troverà probabilmente più risposte, nel secondo, rischierà di scontrarsi alla mancanza di un interlocutore per dare libero sfogo al suo potenziale”, afferma Monique de Kermadec. Ecco perché i genitori svolgono un ruolo importante!

Attenzione a non volerne fare dei piccoli geni

Voler aiutare il proprio bambino a sviluppare i propri  punti forti e accompagnarlo nei punti deboli è un comportamento lodevole. Ma volerlo trasformare in un piccolo genio non porta niente di buono. D’un canto, perché il QI è solo una delle forme di intelligenza e che una “persona che ha un QI di 110 può perfettamente riuscire a compiere studi universitari”, ritiene la psicologa. Inoltre, perché stimolare eccessivamente un bambino può dare luogo a un adolescente che “rifiuta in blocco qualsiasi stimolo esterno al cambiamento”, ritiene Monique de Kermadec. Inoltre, la psicanalista afferma che non è utile cercare di aumentare il punteggio del proprio bambino: “È possibile allenarsi al test per avere un punteggio superiore, ma questo non renderà più intelligente”, spiega. L’utilità del calcolo del QI sta nella spontaneità della valutazione.

Ciononostante, Monique de Kermadec incoraggia i genitori a creare un clima aperto al mondo e all’informazione. “Un genitore benintenzionato rende disponibile questa informazione in maniera ludica, senza che sia sistematica. Non c’è bisogno di guardare il telegiornale a tutti i pasti. Meglio creare un mondo nel quale essere curiosi è un diritto”, sostiene.

Alcune piste per creare delle condizioni favorevoli all’apprendimento

L’istruzione precoce

Monique de Kermadec fa parte di quegli esperti che difendono un’inizio della scuola precoce, soprattutto per le famiglie svantaggiate. Non per fabbricare dei piccoli geni, ma per dare a tutti i bambini gli strumenti necessari a imparare e a comunicare, soprattutto nei primi anni, che sono importantissimi. “Non si tratta di scuola in senso stretto, ma di un contesto pre-scolare che permette di favorire le attività che sviluppano l’attenzione, la riflessione. Ci sono tantissimi modi per imparare a leggere e a scrivere, non attraverso l’insegnamento tradizionale ma attraverso la musica, il gioco, il disegno, l’attenzione ai suoni, le storie da raccontare...”, spiega la psicoterapeuta. Alcuni bambini non sono ancora pronti a lasciare i propri genitori. “La soluzione può quindi consistere nel partecipare per un paio d’ore al giorno a dei piccoli gruppi durante i quali il bambino verrà stimolato dallo scambio con gli altri”.

L’ascolto e la parola

Secondo la nostra esperta, i genitori devono fare particolarmente attenzione a questi due elementi. Secondo lei, un bambino che non parla a 2 anni merita che la situazione venga esposta al pediatra. “Non bisogna parlare un linguaggio semplificato, ma quotidiano. Potete discutere attraverso i giochi, rappresentando vari personaggi. Questo apprendimento avverrà più facilmente se la persona che gioca con il bambino gli è vicina”, continua la psicologa. Lettura di storie, di fiabe, piccoli video di cui parlare insieme dopo... sono tutte cose molto positive.

I giochi per stimolare l’attenzione

I giochi che stimolano l’attenzione del bimbo sono estremamente utili. Il pongo, ad esempio, permette di allenare la motricità fine, come anche infilare delle perline. E se sei a corto di idee, Monique de Kermadec consiglia di rivolgersi ai giochi che fanno riferimento al metodo Montessori, molto istruttivi.

Le visite culturali

A volte i bimbi protestano quando vengono portati al museo… ma solo perché le visite non sono adatte a loro. “Organizza una caccia al tesoro che riguardi un solo dipinto che dovranno trovare nel museo. Permetti loro di approfittare degli atelier pedagogici proposti. La visita non deve essere lunga. Basta semplicemente risvegliare il loro interesse”.

L’apprendimento dal vivo

Se abbiamo parlato di intelligenza cognitiva con il test del QI, per Monique de Kermadec, non bisogna dimenticare l’intelligenza pratica e creativa. “Un bambino potrà avere un punteggio più alto ma essere meno creativo e meno atto a gestire la vita quotidiana se viene protetto eccessivamente e fa solo quello che gli adulti gli permettono di fare. Il bambino deve poter esplorare il mondo nel quale vive”, afferma la psicologa.

Giochi a misura di bimbo

Per sviluppare il potenziale del proprio bambino non bastano gli esercizi scolastici. Monique de Kermadec consiglia di dare vita a dei giochi utilizzando delle situazioni reali. “A seconda dei suoi gusti, puoi proporgli di immaginare di gestire una squadra di calcio, di essere un/a cantante, parrucchiera... Attraverso questo gioco, il bambino svilupperà il linguaggio, imparerà a pianificare ecc.

Tornare bambini

Il dialogo genitore-figlio è cruciale per lo sviluppo del bambino, che crescono sereni grazie allo sguardo dei genitori. “Mi capita spesso di incontrare dei genitori che mi spiegano che non sanno giocare con i loro bambini. Anche i genitori hanno bisogno di imparare a tornare bambini!”, afferma l’esperta.

Paulina Jonquères d'Oriola

Fonti:

1 - C.Capron, M. Duyme, "Assesment of effects of socioeconomic status on IQ in a full cross-fostering study", 1989.

2 - M. Duyme, A-C Dumaret, S. Tomkiewicz, "How can we boost IQs of "dull children" ? A late adoption study", 1999.

Commenta
14/01/2016

Per saperne di più:


Newsletter

Test consigliato

Ti preoccupi troppo dei tuoi figli?

Test famiglia

Ti preoccupi troppo dei tuoi figli?

Calcola la data del parto