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I disturbi da deficit di attenzione e iperattività nel bambino

Difficoltà a concentrarsi, a rimanere seduti, a controllarsi... I disturbi da deficit di attenzione e iperattività colpiscono dal 3 al 5% dei bambini. È quindi necessaria un'attenzione particolare nei confronti di quei bambini che soffrono quotidianamente di questo disturbo, prima che possa provocare conseguenze quali la diminuzione dell'autostima o il fallimento scolastico. Facciamo il punto insieme al Dr. Olivier Revol, neuropsichiatra, che propone strategie innovative.

Cosa fare con bambini iperattivi?
© Getty Images

Fa fatica a concentrarsi a scuola, non sta mai fermo, sembra perso nei suoi pensieri e dimentica ciò che gli viene detto. Circa il 5% dei bambini soffre di disturbo da deficit di attenzione e iperattività. A volte gli insegnanti e i genitori possono essere esasperati da un comportamento che definiscono superficialmente come distratto, pensieroso o, peggio ancora, fannullone. Per questi bambini è difficile comportarsi in modo diverso: questa difficoltà li stigmatizza e può essere causa di fallimenti scolastici, diminuzione dell'autostima e isolamento sociale. È quindi necessario formulare una diagnosi per confermare il profilo e mettere in atto strategie comportamentali di sostegno al bambino.

Disturbo da deficit di attenzione e iperattività: sintomi specifici

Secondo il Dr. Olivier Revol, "esistono due diverse forme del disturbo da deficit di attenzione e iperattività". La prima forma è nota come "sostenuta": "più il compito è difficile e si protrae nel tempo, più il bambino si distrae facilmente", spiega il medico. La seconda forma è detta "selettiva": in condizioni di agitazione nell'ambiente circostante, in presenza di stimoli esterni o di rumore, il bambino stenta a filtrare le informazioni più pertinenti per lui", precisa l'esperto.

I bambini affetti da questo disturbo sono riconoscibili proprio per la presenza di sintomi indicativi. "Perde la metà delle informazioni", dichiara lo specialista. Elena, la madre di Giulio (10 anni), si è accorta controllando i compiti che il bambino non leggeva la domanda fino in fondo e rispondeva in modo non pertinente.

Le lamentele dei genitori sono spesso identiche. Quando fanno ripetere la lezione a casa dimostrano di averla imparata, ma il giorno dopo la scordano del tutto. Sbagliano quando ricopiano. In classe sono distratti, pensierosi, chiacchierano e si lamentano degli insegnanti. Sulla pagella di questi bambini, spesso si legge la frase "non sta attento in classe, non si applica...". Per questo, spesso vengono presi per fannulloni.

Le molteplici cause dei disturbi da deficit di attenzione e iperattività (ADHD)

Nel caso di un bambino affetto da ADHD, è necessario fissare un incontro con uno psicologo per stabilire una diagnosi esatta attraverso una batteria di test. "Si inizia valutando il livello di intelligenza generale, escludendo le possibilità di ritardo mentale", precisa il Dr. Revol. Alcuni bambini, ad esempio, sono molto bravi quando hanno a che fare con test di somiglianze che richiedono intelligenza ma non attenzione, come ripetere una serie di numeri. Scopo principale di questi test è approdare a una diagnosi di tipo neurologico e stabilire il coinvolgimento della corteccia frontale, l'area del cervello preposta l'attenzione.

Le cause possono anche essere di ordine psicologico. Quando i risultati dei test neurologici sono nella norma, occorre allora indagare sul fronte psicologico. "Lo spazio psichico di alcuni bambini è già occupato. Se il bambino è ansioso o depresso, le sue capacità risultano in qualche modo offuscate", precisa il Dr. Olivier Revol. In genere, il deficit di attenzione si somma ad altri problemi. "Ho l'impressione che potrebbe fare di più e meglio, ma ha la testa da un'altra parte, come se fosse preoccupato o assente", dichiara la mamma di Vittorio, 13 anni. In questo caso, è necessario un percorso psicologico, che consenta al bambino di esprimere le preoccupazioni che lo affliggono e di liberare spazio psichico per essere nuovamente in grado di imparare.

ADHD: le strategie di accompagnamento

Questo disturbo può rivelarsi un vero e proprio handicap, tanto più in un'epoca in cui gli stimoli esterni sono molteplici. Oggi i bambini ripassano la lezione con un occhio sul quaderno e uno sul cellulare, per non parlare di quando navigano in Internet o hanno le cuffie nelle orecchie... Trascurare questi sintomi non è privo di conseguenze. "I bambini che soffrono di disturbo da deficit di attenzione e iperattività sono esposti a fallimento scolastico, a una diminuzione dell'autostima e all'isolamento sociale. Esiste un trattamento che stimola la produzione di dopamina nella corteccia frontale. Ciò nonostante, a lungo termine è importante insegnare ai bambini a mettere in atto alcune strategie per convivere meglio con questo disturbo. Tanto più perché il disturbo da deficit di attenzione e iperattività persiste anche in età adulta, con conseguenze in ambito professionale e nella sfera sentimentale", sottolinea il Dr. Revol. Quindi, meglio cercare di affrontare tempestivamente il problema.

  • Il "Time Out"
    Sgridarlo è controproducente, perché non è colpa sua se non presta attenzione a ciò che gli dici. Proponigli il "Time out", un momento di pausa. Ricorda che maggiori sono gli stimoli che riceve, maggiori saranno le sue difficoltà. Quando lo vedi particolarmente pensieroso, con la testa non si sa dove, lo vedi che si distrae facilmente, cerca di isolarti insieme a lui per fare in modo che riprenda il controllo dell'attenzione. Dovrebbero essere sufficienti da dieci a quindici minuti al giorno.
  • "Stop, Think, Go" 
    Fermarsi, riflettere e agire! Questi bambini sono impulsivi, sono spesso presi dal fare senza pensare minimamente alle conseguenze delle loro azioni. Insegnare loro a fare una pausa e a riflettere prima di agire consente di assumere il controllo di questa disfunzione cerebrale.
  • Non identificarlo con il suo disturbo
    Quando comunichi con lui, fai attenzione a distinguere le parole che si riferiscono al suo comportamento da quelle che riguardano la sua personalità. Se si presenta con un asciugamano, quando invece gli avevi chiesto di portarti dei tovaglioli, è inutile sgridarlo. Digli che gli vuoi bene, che ha tante qualità, ma che a volte hai difficoltà a causa del suo comportamento distratto. Evita di identificarlo con il suo problema.

Il "Time out"

Sgridarlo è controproducente, perché non è colpa sua se non presta attenzione a ciò che gli dici. Proponigli il "Time out", un momento di pausa. Ricorda che maggiori sono gli stimoli che riceve, maggiori saranno le sue difficoltà. Quando lo vedi particolarmente pensieroso, con la testa non si sa dove, lo vedi che si distrae facilmente, cerca di isolarti insieme a lui per fare in modo che riprenda il controllo dell'attenzione. Dovrebbero essere sufficienti da dieci a quindici minuti al giorno.

Il servizio di sostegno pedagogico

In Italia, il 27 dicembre 2012 è stata emanata dal MIUR la direttiva "Strumenti d'intervento per gli alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per linclusione scolastica". Tra i destinatari della direttiva figurano anche gli alunni affetti da ADHD (deficit di attenzione e iperattività) non certificati dalla Legge 104/92. In Italia i ragazzi con ADHD sono moltissimi e per tale ragione, anche se il disturbo non è considerato così grave da poter ottenere una certificazione ai sensi della legge 104/92, è necessario garantire il diritto al loro successo formativo. La direttiva specifica che è necessario elaborare un percorso individualizzato e personalizzato per alunni e studenti con BES (Bisogni Educativi Speciali), anche attraverso la redazione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP), individuale o anche riferito a tutti i bambini della classe con BES, ma articolato, che serva come strumento di lavoro per gli insegnanti e abbia la funzione di documentare alle famiglie le strategie di intervento programmate.

Cura dei bambini e sostegno per i genitori

"I bambini che soffrono di questo disturbo non sono più numerosi che in passato, sono semplicemente più visibili per effetto di una società iperstimolante, che finisce per gettare benzina sul fuoco", conclude il Dr. Olivier Revol. Si consiglia quindi di mettere in atto alcune strategie per evitare il crollo narcisistico del bambino: "il trattamento si presenta allora come seconda intenzione, nel caso in cui le strategie attuate non si rivelino all'altezza della situazione", raccomanda lo specialista.

Oggi vengono anche proposti gruppi di ascolto di genitori, anch'essi additati in passato dagli "addetti ai lavori". In questo contesto, si insegna ai genitori a riconoscere la peculiarità del figlio, a minimizzarne le conseguenze e a richiedere per lui il sostegno scolastico. Eppure non è sempre facile, perché richiede una buona dose di sangue freddo da parte del genitore che deve far sentire la sua voce all'interno del sistema scolastico. Ma è pur sempre una presa di posizione fondamentale per il benessere del bambino.

 

Catherine Maillard

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05/02/2014

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