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Difficoltà scolastiche: come aiutare tuo figlio?

Difficoltà di apprendimento, di concentrazione, demotivazione… davanti alle difficoltà scolastiche dei loro figli, i genitori sono confusi e reagiscono i maniera eccessiva. Con l'aiuto del Dott. Olivier Revol, psichiatra infantile, scopriamo cosa fare e come prendere le decisioni giuste per aiutarli.

Aiutare un figlio con difficoltà scolastiche
© Getty Images

Non vuoi necessariamente che sia il primo della classe, ma un alunno come gli altri sì. Solo che la scuola è iniziata da poco e ci sono già delle difficoltà. Alle elementari o alla scuola media, i segnali sono diversi. In ogni caso, decifrarli meglio consente di trovare le soluzioni più adatte.

Problemi di apprendimento in prima elementare

Alla scuola dell’infanzia, Pietro non aveva nessun problema. Possedeva i prerequisiti. Da quando è entrato in prima elementare, invece, non riesce a seguire, i problemi di lettura si accompagnano a difficoltà di scrittura” - Maria

Per evitare che non riesca stare al passo della classe e accumuli così ritardo, occorre essere molto rigorosi. Le maestre hanno troppo spesso la tendenza a mandarlo subito da un logopedista, lamenta il Dott. Olivier Revol. Lo psichiatra infantile esorta a chiedere prima di tutto il parere del medico di famiglia. Bisogna assicurarsi che non vi siano problemi di vista o di udito, cosa che si verifica molto più spesso di quanto si pensi. Se necessario, rivolgiti a un oculista, per vedere se riesce a mettere a fuoco le lettere e le parole. Solo una volta verificato che tutto vada bene sul piano medico, ci si può indirizzare verso un bilancio logopedico.

“Due diagnosi sono possibili”, spiega il nostro esperto. “Può darsi che il bambino abbia un semplice ritardo, che può essere rapidamente recuperato con qualche seduta di logopedia. Nel caso di disturbi specifici come la dislessia o la disortografia, che richiedono l’intervento di uno specialista, si può pensare a un controllo regolare. Oggi è possibile far riconoscere questi disturbi, in modo che il sistema scolastico se ne occupi”, rassicura lo psichiatra infantile. In questo modo il bambino non verrà messo ancora più in difficoltà.

Perdita delle conoscenze acquisite in seconda elementare

Finora Valentina non aveva mai presentato problemi di apprendimento. Adesso, invece, si comporta come se le conoscenze finora acquisite fossero rimesse in discussione. Sembra che non sappia più niente” - Paola

La prima cosa da fare è consultare il medico di famiglia, “ancora una volta, per verificare che tutto vada bene”, ricorda il Dott. Olivier Revol. A volte una semplice otite sieromucosa a ripetizione può avergli inspessito i timpani e abbassato la qualità dell’udito. Forse non te ne accorgi quando gli parli da vicino, ma basta che si trovi lontano da te e non sente niente. Una volta verificato che sul piano fisico è tutto normale, il medico di famiglia è autorizzato a chiedergli se c’è qualcosa che lo preoccupa. Cambiamenti nella sua vita, come per esempio un litigio con un compagno, la perdita di un animale, ecc., potrebbero essere all’origine del problema. “Spesso i disturbi dell’umore in un bambino si manifestano attraverso un calo scolastico”, aggiunge il nostro esperto. Può essere utile indagare anche per capire se è vittima di racket o bullismo.

Se neanche la dimensione psicologica è messa in discussione, fagli fare un test del QI, che segnalerà i suoi punti forti e i suoi punti deboli. Questi test consentono di conoscere contemporaneamente sia la sua rapidità di elaborazione delle informazioni, sia la sua memoria visiva, la sua concentrazione, ecc. Potrebbe anche segnalare un’eventuale precocità. Il neuropsichiatra infantile è chiaro: “Le difficoltà scolastiche sono un sintomo da decodificare. Solo una volta compiuti questi passi, si potrà pensare a quale sia il sostegno scolastico più adatto”.

Adattamento difficoltoso alla scuola media

Alle elementari Vittorio era bravo, da quando è alla scuola media, sembra essersi perso! Fa fatica a organizzarsi per i compiti e appare demotivato” - Elisabetta

“La scuola media può rappresentare uno scoglio per alcuni bambini, in particolare per i più sensibili”, rassicura il Dott. Olivier Revol. Alla scuola primaria sono ancora “coccolati” dalla maestra, cosa che non accade più in prima media. Tante materie e insegnanti diversi, la presenza dei più grandi e l’obbligo di organizzarsi sono tutte novità che il bambino deve affrontare. La scuola media sollecita molte funzioni: cognitive, di organizzazione e di adattamento, e questo può comportare qualche difficoltà.

Quando è il caso, occorre distinguere i disturbi primari dai disturbi secondari, che sono di reazione al suo stato fisico. Come fare per capire? Se ha difficoltà scolastiche perché è triste e giù di morale, dovresti avere dei segnali anche al di fuori della scuola. “Se abbandona passatempi che prima adorava, o se ha meno amichetti, occorre orientarsi verso un’ipotesi psicologica…”, suggerisce il nostro esperto. Qualche seduta di psicoterapia può bastare per comprendere le sue preoccupazioni, l’importante è non farle accumulare.

Una volta scartata la causa psicologica, esplora quella neurologica. “A volte i “disturbi specifici dell’apprendimento” possono passare inosservati semplicemente perché il bambino fino a quel momento è riuscito a compensare. Succede. È sufficiente allora mettere in atto le rieducazioni necessarie (logopedia logico-matematica, lettura e ortografia). Nel caso in cui il bambino non presenti problemi particolari, chiedi aiuto alla scuola. Puoi avere la tentazione di occupare tu quel posto, ma non è necessariamente una buona idea. Il vostro rapporto rischierebbe di ruotare solo attorno alla scuola, invece l’educazione si esercita in molti altri campi”, insiste lo psichiatra. S’impone dunque la presenza di una terza persona!

Catherine Maillard

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14/01/2014

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