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Bambini: 5 trucchi per fargli venir voglia di andare a scuola

La scuola è un luogo di apprendimento ma anche di vita in cui tuo figlio cresce. I buoni voti non sono dunque sufficienti per fargli amare la scuola, anche il rapporto con gli altri è di fondamentale importanza. Monique de Kermadec, psicologa clinica esperta nell’accompagnamento scolastico, ci spiega come trasmettergli il gusto per la scuola.

Consigli per far andare a scuola tuo figlio
© Getty Images

Dalla prima elementare all’esame di maturità, quanta strada percorre il tuo bambino! Anche se non bisogna aumentare la pressione già (troppo) forte sulla scuola, è fondamentale dare a questo luogo tutta la sua importanza, ma anche affrontare la cosa da una prospettiva il più piacevole possibile. Si tratta del piacere di imparare, di stare con gli altri, di partecipare, di trovare la propria strada... Per fare ciò, è importantissimo “anticipare che il bambino sarà felice lì, valorizzare questo luogo e non trasmettere ai nostri bambini una preoccupazione rispetto alla scuola di cui di certo si accorgerebbe”, ci spiega Monique de Kermadec. Attraverso lo sviluppo dei tre tipi di intelligenza (cognitiva, emotiva e relazionale), la psicologa propone alcune astuzie affinché tuo figlio vada volentieri a scuola.

Trucco n°1: Favorire la familiarità con l’edificio

Un buon ingresso nella scuola materna è fondamentale per tuo figlio. Si inizia con il farlo sentire a proprio agio nei locali. Questo si può fare andando a visitare più volte la scuola, in modo che il bambino abbia la sensazione di conoscere già questo luogo. Mostrargli la classe, fargli fare pipì nei bagni, facilitare il contatto con la maestra... “In questo modo si sdrammatizza lasciando meno incognite possibili”, spiega la psicologa. Per evitare che la separazione sia troppo dura, lo si abitua a dire arrivederci. Gli si può anche dare un oggetto che conserverà in tasca e che gli ricorderà il suo papà o la sua mamma. Gli si possono leggere libri che descrivono il primo giorno di scuola... Lo stesso dicasi per quanto riguarda l’ingresso alle scuole elementari, o se si cambia istituto: si approfitterà di una giornata a “porte aperte” per andare a visitare l’edificio e affrontare tutto con un sguardo positivo.

Trucco n°2: Insegnargli a evolvere tra gli altri

Insieme ai suoi compagni il piccolo svilupperà la sua intelligenza emotiva e relazionale, imparando a evolvere in mezzo agli altri. Per esempio, “saper intervenire in maniera corretta, cioè prendere la parola al momento giusto, senza interrompere la maestra o il compagno, è una cosa importante che i genitori tendono a dimenticare”, sostiene Monique de Kermadec. Anche se il bambino conosce la risposta, deve imparare a trovare il suo posto nella classe e a contenersi. Inoltre, farsi degli amichetti a scuola è fondamentale affinché il bambino si senta bene e abbia voglia di andarci tutti i giorni. Se possibile, inviteremo a venire a giocare a casa un amico che il bambino ritroverà poi a scuola e che lo aiuterà ad avere un punto di riferimento. “Incoraggiare il rapporto del proprio figlio con un amichetto e permettergli di approfondire i contatti con un bambino che gli piace e che ritroverà per molti anni è un’ottima cosa”, prosegue l’esperta.

Trucco n°3: Imparare a rispettare l’insegnante

In caso di conflitto o problemi con l’insegnante, alcuni genitori arrivano con l’intima convinzione che i responsabili della situazione siano il maestro o la maestra, ancor prima di sentire ciò che hanno da dire. “Se c’è un problema serio, la prima cosa da fare è parlare al proprio bambino e cercare di capire ciò che viene fuori dalla reazione affettiva e poi ascoltare quello che ha da dire l’insegnante sul comportamento del bambino. Spesso, però, quando il bambino soffre, il genitore attacca subito l’insegnante”, riferisce Monique de Kermadec. La psicologa aggiunge che, tranne in casi di estrema urgenza, se per esempio il bambino è diventato lo zimbello della classe, non è opportuno far cambiare scuola al bambino al minimo problema. “Alcuni genitori pensano che occorra far cambiare scuola al figlio se il professore non è il massimo. Ma nella vita non avremo sempre relazioni ideali. Ecco perché bisogna lavorare sull’intelligenza relazionale. Cosa fare in caso di conflitto? Quali sono le nostre opzioni?”, esorta a chiedersi Monique de Kermadec.

Trucco n°4: trasmettere il gusto di apprendere... ma senza sostituirsi alla scuola

Trasmettere il gusto per l’apprendimento inizia già condividendo la scoperta dell’altro, anche se, a lungo termine, l’obiettivo è che il bambino provi questo piacere da solo. A casa, si possono andare a guardare le stelle con mamma e papà e poi sfogliare un libro sulle costellazioni.In classe, andare a vedere un documentario, poi discuterne tutti insieme. “Ecco perché l’insegnamento online ha i suoi limiti, secondo me. Lo scambio con la persona che ti è accanto è fondamentale nel momento dell’apprendimento”, insiste Monique de Kermadec. Può essere interessante anche approfondire le tematiche affrontate a scuola, per esempio andando a visitare una roccaforte... ma attenzione a non sostituirsi alla scuola! “Non bisogna fare in modo che quando si affronta un nuovo argomento, il bambino non abbia più niente da imparare a scuola. L’istituzione deve rimanere una fonte di conoscenza. In compenso, è molto positivo vedere la vita come un continuo contesto di apprendimento”, sostiene la psicologa.

Trucco n°5: non mettere troppa pressione sulla scuola

Ogni giorno negli studi degli specialisti si vedono sfilare tanti scolari angosciati per il loro avvenire! Genitori, non dimenticate che un bambino che entra alla scuola materna non è già alle elementari. “Si tratta solo di un primo contatto affinché il bambino trovi il suo posto”, precisa Monique de Kermadec. Quando il bambino porta a casa un brutto voto, bisogna restare a tutti i costi calmi e non reagire con rabbia, piuttosto tentare di capire cos’è che non ha funzionato.Il bambino ha perso le sue capacità? Non si è impegnato abbastanza? Ma, se da un lato è opportuno non mettere troppa pressione sul bambino, dall’altro, malgrado tutto, occorre seguire il suo lavoro da vicino. “Molti genitori non controllano i compiti del loro bambino perché dicono che il bambino non ha nessuna difficoltà e li fa in cinque minuti. Ma forse c’è un problema se questi esercizi vengono svolti troppo in fretta. Il sistema scolastico richiede metodo, i bambini non possono inventare tutto e gli adulti devono trasmettere loro le loro indicazioni”, spiega la psicologa. E aggiunge: “ancora una volta, bisogna fare i compiti nella prospettiva del piacere della scoperta, e non vederli come tre ore di lezione supplementari”.

 

di Paulina Jonquères d’Oriola

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17/09/2014

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