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La displasia dell'anca: diagnosi e terapie

A tutti i genitori viene consigliato di sottoporre i propri figli ad una ecografia delle anche entro il quarto mese di vita. Questo per verificare sia il livello di calcificazione delle ossa che per controllare lo sviluppo dell'articolazione tra bacino e femore. Nei neonati le anche non sono ancora mature ed il bacino riesce a racchiudere soltanto una parte della testa del femore. Lo sviluppo si completa entro le prime 12-16 settimane ma per un 3% dei neonati ciò non avviene in maniera corretta. In questo caso si parla di displasia dell'anca, una alterazione congenita dell'articolazione che, se non curata, può portare a gravi problemi posturali e di locomozione.

La displasia dell'anca
© Getty Images

Possibili cause

La displasia dell'anca è il problema più frequente nel primo anno di vita tra tutte le alterazioni legate allo scheletro. Colpisce maggiormente le femmine rispetto ai maschi (il rapporto è di 5 a 1) ed è spesso ereditaria. Anche se i genitori non ne hanno sofferto, è possibile che la displasia si sia trasmessa al bambino in forma passiva attraverso diverse generazioni.

E' stato inoltre dimostrato come la posizione d¬¬¬el feto all'interno dell'utero incida notevolmente sul corretto sviluppo delle anche. I bambini nati podalici o comunque rigiratisi soltanto all'ultimo momento sono fortemente a rischio in quanto le gambe non hanno avuto spazio sufficiente per allenarsi al movimento.

Esiste anche un certo fattore geografico, in alcune regioni l'incidenza del fenomeno è molto più alta rispetto ad altre. Al momento sono Emilia-Romagna e Lombardia le due aree con il più elevato numero di neonati colpiti.

Cos'è è come si manifesta

Per poter camminare e sostenere il peso del corpo, la testa del femore (l'osso della coscia) deve combaciare perfettamente con l'acetabolo (la cavità del bacino predisposta ad accoglierlo). Nei neonati questo “incastro” non è perfetto in quanto le anche non sono ancora ben sviluppate e si presentano eccessivamente piatte, non consentendo al femore di restare ancorato al suo posto.

La maturazione prosegue nei mesi successivi alla nascita fino al suo completamento entro qualche mese. Se questo avviene in maniera troppo lenta rispetto ai tempi previsti e ciò non viene diagnosticato in tempi brevi, è possibile che si verifichino micro-lussazioni dell'anca che possono impedire al bambino di camminare correttamente.

La diagnosi

Manovra di Ortolani

Nel 1936, il pediatra ferrarese Mario Ortolani, inventò una particolare manovra da eseguire sui neonati in grado di diagnosticare una anomalia nell'articolazione tra bacino e femore.

Questo movimento, chiamato poi Manovra di Ortolani, viene utilizzato ancora oggi da tutti i pediatri e neonatologi nella prima visita successiva alla nascita. Anche se in teoria sembra un procedimento piuttosto semplice, richiede un certo livello di conoscenza ed esperienza per poter essere eseguito in maniera corretta. Il medico afferra la ginocchia del bambino e le piega a 90 gradi verso il bacino. A questo punto procede con molta delicatezza ad allontanare, divaricare e roteare la cosce. Se l'articolazione non è sviluppata a dovere il medico sente un caratteristico “clac”, uno scatto che indica la fuoriuscita della testa del femore dal bacino. Questa manovra può rilevare soltanto i casi di displasia più gravi ma non può evidenziare i difetti lievi.

L'ecografia delle anche

Il secondo passo per controllare lo sviluppo delle anche è una veloce ecografia di ogni articolazione. Se la manovra di Ortolani ha dato esito positivo, l'ecografia viene eseguita nei giorni successivi al parto. Questo avviene solitamente anche nel caso in cui sia stata accertata la familiarità con il disturbo o se il bambino aveva una presentazione podalica.

Per tutti gli altri neonati si attendono le 12 settimane,, per dare il tempo all'acetabolo di completare la sua maturazione. Non è consigliabile effettuarla prima in quanto potrebbero esserci dei falsi positivi dovuti semplicemente ad uno sviluppo più lento. L'esame dura pochi minuti e si avvale della preziosa collaborazione della mamma o del papà che devono mantenere il piccolo perfettamente immobile al momento dell'esecuzione. Una piccola sonda viene appoggiata prima su una anca e poi sull'altra per i pochi secondi necessari ad ottenere una immagine soddisfacente. Dopo qualche minuto di attesa viene consegnato il referto, se tutto è in ordine non saranno necessari altri controlli.

Terapie e soluzioni

In passato si ricorreva spesso al gesso per i casi di displasia delle anche diagnosticati tardivamente. Questo accadeva perché la Manovra di Ortolani non rilevava i difetti lievi. Questi però si protraevano ed aggravavano nel tempo per poi essere scoperti soltanto quando il bambino iniziava a camminare e l'articolazione ormai completamente sviluppata.

Oggi, grazie al ricorso all'ecografia precoce, è possibile risolvere le anomalie in tempi brevi e con strumenti molto meno invalidanti per il piccolo.

Nei casi di displasia lieve è sufficiente utilizzare un doppio pannolino (due pannolini indossati l'uno sull'altro) per tenere le gambe aperte il più possibile. Anche mantenere spesso il bambino a cavalcioni sul fianco può aiutare lo sviluppo dell'articolazione. Dopo un mese viene ripetuta l'ecografia per valutare se proseguire, sospendere o passare ad un trattamento più deciso.

Nei casi di displasia media diagnosticati entro il primo mese di vita, si utilizzano dei divaricatori a mutandina di materiale plastico da far indossare al piccolo sopra al pannolino. Se il trattamento viene iniziato entro il primo mese, questo tipo di divaricatore può essere utilizzato anche per i casi più gravi.

Se la displasia è più seria o viene diagnosticata oltre il quarto mese di vita occorre utilizzare un divaricatore fisso, uno strumento ortopedico che deve essere portato per diversi mesi.

Per tutte le forme medie di displasia occorrono controlli ecografici periodici durante i trattamenti, per monitorare il corretto sviluppo delle anche.

Nel caso in cui la displasia sia molto grave si ricorre ancora all'ingessatura ma soltanto per un periodo molto breve trascorso il quale, se non si ottengono risultati soddisfacenti, occorre procedere con un intervento chirurgico per risolvere la situazione. Si tratta di due terapie utilizzate molto raramente, sopratutto grazie alla diagnosi tempestiva che evita il ricorso a questi metodi così invasivi.

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22/06/2012

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