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Lo sviluppo psicomotorio
 
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L'acquisizione dell'autonomia

Intorno ai sedici-diciotto mesi la deambulazione diviene più sicura, anche se spesso il piccolo "cammina sulle punte". Naturalmente, le cadute sono frequenti, ma il bambino in genere si rialza subito, magari dopo un pianto disperato, e riprende il suo vagabondaggio. La sua autonomia si manifesta anche nel gioco: diventa sempre più ricco di interessi e, se nel quarto-quinto mese riusciva ad afferrare un giocattolo solo se sollecitato, ora diventa sempre più determinato nel voler afferrare tutto ciò che vede, con l'indice sempre puntato verso ogni oggetto.

L'acquisizione dell'autonomia
© Getty Images

L'evoluzione della motricità fine della mano è fondamentale per l'autonomia del bambino e per le sue acquisizioni psicomotorie. Dapprima, al quarto mese, afferra un oggetto con tutto il palmo, poi la prensione si perfeziona sempre più ed egli impara a utilizzare bene il pollice. La prensione diventa perfetta verso l'undicesimo-dodicesimo mese, quando il piccolo impara perfino a tenere bene anche un piccolo oggetto tra il pollice e l'indice, la cosiddetta pinza superiore.
Intanto, intorno al settimo-ottavo mese, aveva anche imparato a passare gli oggetti da una mano all'altra, e a compiere i suoi primi giochi con l'adulto, buttando a terra ripetutamente le cose per farsele raccogliere, nonché ad acquisire i primi concetti di utilizzazione dello spazio: dentro-fuori, sopra-sotto e così via, spesso aiutato da particolari giochi didattici. Anche nell'alimentazione a quest'età emergono alcuni cambiamenti: mentre nei primi mesi il lattante è abitudinario e rifiuta ostinatamente il passaggio a un cibo di sapore nuovo e a una diversa modalità di somministrazione, ad esempio dal seno materno al biberon o da questo al cucchiaino, avvicinandosi all'anno di età accetta volentieri nuove esperienze alimentari: sapori prima sconosciuti, e spesso più stuzzicanti, il cibo non più frullato ma tritato meno finemente, il cucchiaino. Anzi, spesso, ama mangiare da solo il cibo o addirittura gioca a imboccare la mamma!
Tutto il secondo anno di vita è caratterizzato da un'ulteriore e più rapida evoluzione dell'autonomia e dalla definizione della personalità individuale del bambino: comincia, cioè, ad affermarsi come individuo. Si tratta di un traguardo spesso difficile da accettare da parte dei genitori: talvolta infatti il piccolo appare graziosissimo e inorgoglisce per i suoi progressi, le sue continue scoperte, i piccoli discorsi che comincia ad abbozzare; talvolta è possessivo, geloso, con esplosioni di ira e di
negativismo. Purtroppo, la mamma è spesso costretta a dire molti "no" poiché il bambino, con la sua naturale volontà di esplorare, va incontro a molti pericoli. Tollera male questi dinieghi, quindi si arrabbia, strilla e scoppia in lacrime frequentemente.
Ma comincia il momento della disciplina, momento non facile, che richiede per essere efficace equilibrio, dolce fermezza senza incertezze e insicurezze.
A quest'età il piccolo impara a correre, a salire e scendere le scale (per ora sorretto per una mano), a lanciare la palla, a costruire una torre di cubetti colorati, talvolta riesce a segnalare alla mamma la necessità di evacuare per lo più avvertendola… un po" in ritardo! Il suo linguaggio si fa più ricco, anche se spesso è difficilmente comprensibile perché non pronuncia ancora in modo perfetto tutti i fonemi.
Dapprima c'è la parola-frase, cioè con una parola esprime il concetto di un'intera frase, poi il vocabolario si arricchisce e il bambino incomincia a collegare due parole tra loro. Non sa ancora che cosa significhi "io" e indica se stesso in terza persona.
Non tutti i bambini comunicano verbalmente così presto, anzi moltissimi giungono al compimento del terzo anno con una comunicazione prevalentemente mimica, gestuale.
Questi bimbi riescono tuttavia a esprimersi benissimo attraverso i gesti, le espressioni di gioia e di disappunto dei loro visi e il gioco. Quindi comprenderli è molto facile. Per questo motivo le mamme non devono allarmarsi o porre troppi confronti tra il loro piccolo e quello dell'amica, poiché acquisire il linguaggio verbale sei mesi prima o dopo non è indice di maggiore o minore intelligenza! È soltanto dovuto alla variabilità individuale. Ciò che è importante è che il bambino, in qualche modo, con le parole o con i gesti, riesca a comunicare, dapprima con gli adulti e in un secondo tempo con gli altri bambini. Soltanto se il bambino appare chiuso in sé, incapace di comunicare, privo di curiosità e avidità di conoscere, bisogna preoccuparsi e consultare il pediatra.
Sarà questi a capire se si tratta di un'eccessiva apprensione materna o di veri problemi del bambino, legati a cause organiche (malattie, sordità, esiti di sofferenza durante il parto o prenatali) o a cause psicologiche o ambientali.

Tre anni: il raggiungimento di nuovi obiettivi

Nel corso del terzo anno il bambino impara a correre, salire e scendere le scale da solo, senza eccessivi pasticci. Quasi sempre ha raggiunto il controllo sfinterico, almeno quello diurno, cioè impara a chiamare la mamma e a usare il vasino per le sue necessità fisiologiche; saltuariamente gli accadrà ancora di bagnarsi, specie di notte o, se è un bambino molto emotivo, talvolta anche di giorno, quando gli dispiace interrompere un gioco troppo interessante. Durante il terzo anno quasi tutti i bambini hanno imparato a parlare bene, componendo frasi abbastanza complete e ricche di vocaboli, anche se storpiano spesso le parole. Naturalmente in questa fase mancano alcune lettere difficili, quali la "r", la "s", la "z", però il bambino conosce già l'uso della prima persona nel discorso, distingue l'io dal tu. Sono piuttosto frequenti casi di saltuaria balbuzie, che non deve essere motivo di preoccupazione e non va corretta con insistenza.
A questa età il bimbo ha ormai acquisito un buon livello di autonomia e ha accettato bene la separazione della propria figura da quella materna, processo che generalmente prende avvio nel secondo semestre di vita, con il ritorno della mamma al lavoro e alla vita sociale. Vuol fare da sé, essere indipendente, ma manifesta ancora molti momenti di regressione e di abbandono, in cui gli piace perdersi tra le braccia della mamma ed essere consolato. Il gioco è la sua principale attività, fonte sia di gioia che di apprendimento. Non è più un gioco soltanto di movimento e di esercizio come afferrare gli oggetti, scagliarli a terra, farseli raccogliere dall'adulto, ma è un gioco più intellettivo, in cui egli dà libero sfogo alla propria fantasia: attribuisce agli oggetti un valore simbolico e riesce a ideare piccole storie in cui proietta i suoi conflitti interiori, le sue paure, l'ira suscitata dalle proibizioni imposte dai grandi. In questo periodo il bambino preferisce ancora giocare da solo anche quando si trova in comunità infantili. Talvolta chiede la compagnia dell'adulto.
Al compimento del terzo anno, epoca dell'inserimento alla scuola materna, il bambino incomincia a partecipare al cosiddetto gioco di gruppo. Ovviamente, an- che il pensiero del bambino, cioè la sua capacità di riflettere e di comprendere, va incontro a un'evoluzione parallela a quella dello sviluppo psicomotorio propriamente detto. È, comunque, sempre un pensiero magico, animistico e onnipotente: egli infatti non riesce a distinguere tra fantasia e realtà, per lui le leggi della natura sono magiche, inoltre vede gli oggetti animati da volontà e intenzioni: immagina, ad esempio, che lo spigolo cattivo del mobile che ha urtato gli abbia volutamente fatto male! Infine, si sente onnipotente, ha idea che il mondo ruoti attorno a lui e da questa interpretazione della realtà scaturiscono i suoi sensi di colpa, che proietta nei suoi frequenti incubi notturni.

1 L'acquisizione dell'autonomia - continua ►

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04/05/2010
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