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Lo sviluppo psicomotorio
 
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Il piede torto

Il piede torto congenito è una malformazione del piede che compare sin dalle prime settimane di gestazione. Si tratta di un problema molto comune che colpisce circa un neonato ogni mille, con una incidenza leggermente maggiore nei maschietti (in rapporto di 1 a 3). Nella metà dei casi la malformazione si estende ad entrambi i piedi e viene definita bilaterale. Non sono ancora chiare le cause che portano a questo errato sviluppo di ossa e legamenti. Esiste sicuramente una certa componente genetica per la quale se uno dei genitori ne ha sofferto il rischio per il bambino di portare la stessa malformazione è del 4%, percentuale che sale al 30% se la malformazione riguarda entrambi i genitori.

Il piede torto
© Getty Images

Anatomia del piede torto

Il piede torto viene definito, in ambito medico, con numerosi appellativi: equino, varo, supinato e addotto. Tutti questi termini indicano le principali malformazioni del piede che caratterizzano questa patologia. Possono essere presenti tutte insieme o soltanto in parte.

L'equinismo consiste nell'appoggiare a terra soltanto nella parte dell'avampiede, il varismo interessa invece il calcagno ossia il punto in cui il la gamba si dovrebbe allineare al piede (cosa che non avviene in maniera corretta nel caso di un piede torto), la supinazione comporta uno spostamento della pianta del piede verso l'interno anziché verso il basso mentre l'adduzione è la piegatura eccessiva dell'avampiede verso l'interno. Tutte queste malformazioni rendono l'appoggio del piede a terra molto difficoltoso, impedendo al bambino di potersi sorreggere sulle proprie gambe. Oltre al fattore osseo è presente inoltre un importante interessamento del tendine di Achille e dei legamenti, che si presentano in posizioni errate.

Come si manifesta

Oggi è possibile diagnosticare il piede torto sin dalle prime ecografie (dall'11ma settimana in avanti) ma è con la morfologica che la malformazione può essere classificata lieve, media o grave.

Soltanto al momento della nascita è però possibile stabilire con esattezza l'entità del problema. Se nel corso del primo esame ecografico viene riscontrata la malformazione, il ginecologo terrà monitorata la sua progressione nel corso della gravidanza attraverso ulteriori ecografie approfondite. In alcuni casi il piede torto è associato alla spina bifida ed è opportuno effettuare tutti gli esami del caso.

Il piede torto può essere un problema molto serio e non deve essere sottovalutato. Informarsi sulle terapie esistenti è fondamentale per arrivare preparati al momento della nascita. Le cure devono iniziare al massimo a 10-15 giorni dal parto per poter ottenere i risultati migliori.

Le terapie possibili

Se la malformazione è lieve, ovvero il piede non si presenta eccessivamente rigido, dovrebbe essere sufficiente un ciclo di manipolazioni esterne eseguite da un fisioterapista. Il medico insegnerà anche ai genitori i movimenti da effettuare per poter proseguire la terapia anche a casa più volte al giorno. Durante la cura il piccolo dovrà portare speciali tutori simili a scarpine che mantengono il piede in posizione corretta. Questo genere di problema si risolve completamente entro i sei mesi di terapia.

Quando invece la malformazione è medio-grave il piede è completamente rigido ed occorre procedere con una ingessatura delle gambe, dai piedi fino alle cosce. Il piede e la gamba vengono posizionati nell'assetto giusto ed immobilizzati con il gesso. Ogni 10-15 giorni il gesso deve essere rimosso e sostituito per non interferire con la naturale crescita di ossa e tessuti. Dopo un mese circa il gesso viene sospeso e si passa ad un tutore rigido ed alla terapia manipolatoria.

Può accadere che, nonostante le ingessature, il piede torni più o meno lentamente a riprendere una posizione errata. In questo caso si rende necessario intervenire chirurgicamente sulle aderenze dei legamenti che vengono riallineati correttamente. Si tratta di una operazione relativamente semplice ma che deve essere eseguita in anestesia generale.

Il metodo Ponseti

Circa 50 anni fa, il medico italiano Ignazio Ponseti (Professore Emerito dell'Università dell'Iowa) ideò uno speciale metodo per trattare il piede torto. Utilizzato inizialmente negli Stati Uniti, viene oggi praticato in tutto il mondo da medici che hanno partecipato a stage e master tenuti in America dallo stesso professore.

Il metodo consiste in una serie precisa di manipolazioni seguite da un ciclo di 5/7 ingessature.

Anche il tutore previsto da Ponseti è particolare, è composto da due scarpette attaccate all'estremità da una piccola barra di alluminio allungabile. In questo modo le gambe del bambino vengono mantenute in posizione divaricata consentendo al piede di abituarsi alla posizione corretta. Il tutore deve essere indossato per 23 ore al giorno per i primi tre mesi e successivamente soltanto la notte per i primi due anni. Per i casi più gravi è previsto l'intervento chirurgico ma eseguito in anestesia locale, molto meno pericolosa della generale. Durante l'operazione viene reciso completamente il tendine d'Achille che si rigenererà da solo nel corso delle tre settimane successive, in cui la gamba sarà immobilizzata dal gesso.

Per la sua efficacia e per l'intervento considerato meno invalidante di quello classico, il metodo Ponseti viene spesso richiesto dai genitori che sono disposti anche a lunghe trasferte per potersi recare nelle strutture che lo praticano.

Il ruolo dei genitori

Per poter essere efficaci, tutte le terapie devono essere tempestive. Questo significa che sarà necessario imparare a convivere con gessi e tutori sin dalle prime settimane dalla nascita. Ecco perché è fondamentale informarsi durante la gravidanza e scegliere in anticipo un eventuale ortopedico a cui affidarsi per le cure del neonato. Le terapie per i casi medi e gravi sono pesanti da affrontare sia per il bambino che per i genitori. Le ingessature ed i tutori rigidi sono fastidiosi ed a volte dolorosi per il bambino che piangerà spesso ed avrà bisogno di molte attenzioni. Un neonato è impegnativo anche quanto è perfettamente sano e non sarà facile gestire la situazione. Se ne avete la possibilità fatevi aiutare dai nonni o da un amica che possano prendersi cura del piccolo per qualche ora al giorno dandovi la possibilità di riprendere fiato.

La vita dopo le cure

Un piede torto curato in maniera corretta, qualunque sia il metodo scelto, consente un normalissimo sviluppo motorio del bambino.

Alcuni soggetti iniziano a camminare più avanti rispetto al previsto ma, una volta raggiunto l'obiettivo, la deambulazione non presenta anomalie.

Anche il dolore scompare del tutto almeno fino all'età adulta quando potrebbe presentarsi qualche fastidio di tipo reumatico al piede curato.

E' possibile che il piede si presenti più piccolo dell'altro a seconda della gravità della malformazione.

 

Link utili per saperne di più

Per potersi confrontare con altri genitori che hanno affrontato il percorso di cure per il piede torto esistono numerosi forum e mailing list. Una delle più frequentate è l'internazionale Yahoo Group, nella quale si incontrano mamme e papà di tutto il mondo. In Italia la più attiva è quella di Gatago.com. 

Per trovare informazioni dettagliate sulle cure è possibile connettersi al sito del Centro di Ortopedia dell'Università di Tor Vergata, uno dei centri italiani più all'avanguardia.

E' inoltre scaricabile online il materiale informativo sul Metodo Ponseti, con tutte le informazioni relative alle cure ed al tipo di intervento proposto. 

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22/06/2012
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