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Come comunicano i bambini?

I bambini, fin dalla nascita, comunicano continuamente con il mondo esterno attraverso ogni strumento a loro disposizione. Il linguaggio verbale inizia a svilupparsi intorno all'ottavo mese, prima di allora però è sbagliato pensare che i bambini non cerchino un sistema per farsi capire dai genitori. Nei primi mesi la comunicazione tra adulti e bambini è esclusivamente di tipo visivo e soltanto chi è spesso a contatto con il piccolo può capirla ed interpretarla.

Come comunicano i bambini?
© Getty Images

Lo sviluppo del linguaggio

Ad ogni tappa dello sviluppo del neonato corrisponde anche una progressione nella capacità di interazione e comunicazione con l'esterno.

Alla nascita l'unico sistema di interazione verbale del neonato è il pianto. Ad un orecchio inesperto potrebbero sembrare tutti uguali ma, dopo un paio di settimane, mamma e papà saranno in grado di cogliere anche la più piccola inflessione del vagito e capire che cosa sta chiedendo il piccolo.

Intorno alle 8 settimane il bambino inizia ad emettere i caratteristici versetti di approvazione quando qualcuno si rivolge a lui sia con le parole che con i gesti e la mimica facciale. Il bambino ama il suono della propria voce e spesso si perde in veri e propri discorsi comprensibili soltanto a se stesso, solo per il gusto di ascoltarsi.

Verso le 24 settimane la comunicazione si rafforza con suoni ben precisi associati ad un determinato comportamento ed a una precisa richiesta. Il verso per richiedere cibo non sarà mai uguale a quello usato invece per attirare l'attenzione per giocare o avere le coccole.

A 5 mesi è in grado di riconoscere il suo nome e si gira quando l'adulto lo pronuncia.

Tra i 7 ed i 9 mesi inizia invece a ripetere alcuni gesti precisi come il saluto, la linguaccia ed il bacio che sono per lui il primo vero esercizio di comunicazione con gli altri.

Dai 10 mesi in avanti inizia a pronunciare lettere e sillabe sempre più frequentemente imitando il linguaggio degli adulti.

Comunicazione mamma-bebè

E' innegabile che esista un canale di comunicazione speciale ed esclusivo tra una mamma ed il suo bambino. Del resto hanno convissuto nello stesso corpo per 9 mesi ed è naturale che siano in qualche modo connessi anche a livello cerebrale.

Il rapporto è però bidirezionale, non soltanto la mamma comprende il piccolo ma anche il bambino ha una forte empatia nei confronti dei sentimenti e delle emozioni della madre.

Se la mamma è triste anche il bambino lo sarà mentre se lei è felice e serena tutta la casa ne beneficerà.

Con il passare dei mesi questa connessione si fa sempre più labile fino quasi a scomparire dopo il primo anno di età, quando il bambino non avrà più bisogno di usare l'empatia per comunicare ma lo farà esclusivamente con le parole.

Il potere della musica

E' stato dimostrato come, la musica, aiuti il bambino nello sviluppo comunicativo. I suoni e le note sono un linguaggio intuitivo e facilmente comprensibile dai bambini. Il ritmo è utile per poi riconoscere e capire anche le lettere del linguaggio degli adulti.

E' più facile che un bambino impari a ripetere una determinata canzone piuttosto che una frase di senso compiuto. Per loro la musica è molto più semplice ed immediata delle parol

Segreti tra bambini

Molti ricercatori hanno tentato di stabilire, al momento senza successo, se sia possibile per i neonati comunicare tra di loro attraverso una sorta di linguaggio segreto.

Se vi è capitato di osservare due neonati insieme avrete sicuramente notato come possano restare per ore a guardarsi ed è evidente che stiano, a modo loro, comunicando l'uno con l'altro.

Questo è particolarmente evidente nei gemelli quando ad esempio scoppiano a ridere all'improvviso nella culla senza che non sia successo niente di strano intorno a loro.

Anche per i bambini più grandi esiste una sorta di comunicazione a lunghezza d'onda diversa da quella degli adulti.

Non è difficile infatti che bambini di lingua diversa riescano a interagire tra loro raccontandosi anche cose che i genitori, pur conoscendo magari anche l'altra lingua, non riescono a capire.

Traduzione bambino/adulto

Un istituto giapponese ha messo a punto un traduttore elettronico che consentirebbe di comprendere il linguaggio dei neonati.

Il dispositivo sarebbe in grado di distinguere le diverse tipologie di pianto (fame, dolore, freddo etc.) che apparirebbero sul display per dare modo al genitore di compiere la giusta azione.

Il metodo utilizzato per la traduzione è un modello di analisi statistica della frequenza e dell'intensità dei suoni. In altre parole ogni dispositivo sarà “tarato” sul neonato di riferimento e non si tratterà quindi di un dizionario universale.

Al momento il progetto è ancora in fase sperimentale e finché non sarà ultimato ed immesso sul mercato i genitori dovranno affidarsi al caro vecchio istinto.

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11/07/2011

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