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La sindrome da biberon

Caratterizzata dall’apparizione precoce (in media verso i 3-4anni) di carie a rapida evoluzione, la sindrome da biberon, dovuta a uno smodato uso di biberon zuccherati, è probabilmente la minaccia più pericolosa per la salute dentaria del bimbo. Malgrado ciò, è probabilmente anche la più semplice da combattere.

La sindrome da biberon
© Getty Images

Sfortunatamente non si tratta di un’eccezione. La « sindrome da biberon », patologia importante che riguarda i bimbi dal momento in cui mettono i primi dentini, crea ancor’oggi grossi problemi, in Italia. All’origine un gesto banale apparentemente insignificante : dare al piccolo il biberon per farlo calmare, o peggio ancora lasciarglielo mentre riposa, o addirittura tutta la notte…

Limitare l'apporto di zucchero

Che si tratti di un succo di frutta, una tisana zuccherata o anche solo di un biberon di latte senza aggiunta di zucchero, il pericolo per i dentini è sempre considerevole. Primo perché queste bevande sono ricche di idrati di carbonio, direttamente responsabili della produzione di acidi da parte della placca dentaria, e dunque altamente cariogeni. Secondo, ciò che amplifica il processo è la frequenza e il momento di queste assunzioni. Mentre si dorme, infatti, la salivazione, più ridotta, non può assicurare un ruolo anti-carie tanto efficace quanto lo sia da svegli. Da vietare, dunque, i biberon notturni e durante i sonnellini… In pratica, tutto ciò che da luogo ad assunzioni prolungate, in uno stato di riposo. Un uso smodato del biberon può arrecare gravi problemi alla salute dei denti.

Il pericolo di carie precoci

Un’altra abitudine nociva, il «biberon-orsacchiotto», che si da al bebé e poi al bambino appena piagnucolano o esprimono la minima insoddisfazione. Il bimbo si trova così ad avere per quasi tutta la giornata un liquido zuccherato in bocca. Ora, la relazione tra la frequenza di ingestione di un prodotto cariogeno e l’intensità della carie non è più da dimostrare. Quando i denti sono costantemente immersi in un luogo propizio agli attacchi acidi, responsabili della demineralizzazione dello smalto, la saliva non può svolgere la sua azione compensatrice. Le fasi di demineralizzazione, attivate dalla carie, predominano sulle fasi di remineralizzazione. Il PH della placca dentaria cade; è l’inizio di un circolo vizioso da cui è difficile uscire.

Risultato? Lesioni profonde (carie dette "rampanti") e molto precoci del tessuto dentiario (essenzialmente incisivi superiori, poi canini e molari temporani, nei casi più avanzati), rivelate al microscopio, anche quando non sono ancora visibili clinicamente,  e accompagnate da forti dolori. Sono dolori particolarmente fastidiosi per il bimbo che non sa neanche localizzare la zona dolente e riesce a esprimerli solo con lacrime, ira e altri disturbi del comportamento…

Bloccare l’estensione della lesione

Più il deficit minerale aumenta (in assenza di remineralizzazione spontanea o con l’apporto di floro per esempio), più la lesione si estende. All’inizio, la superficie dentiaria, demineralizzata, prende un aspetto gessoso. Indebolita, lascia in seguito penetrare gli elementi aggressivi, così si passa all’apparizione di macchie brunastre. Fase seguente: il deterioramente graduale della superficie, per procedere poi all’estrazione, in genere in serie, con i problemi annessi che ciò può comportare : continuare a succhiare e deglutire in un’età in cui normalmente bisognerebbe masticare, continuare a respirare con la bocca (ciò comporta problemi alle ossa e di tipo ortodentici), alimentazione liquida o semi-liquida e conseguenti squilibri alimentari, problemi gastro-enterici e di crescita… Ma anche problemi di pronuncia, difetti estetici, complessi e talvolta difficoltà scolastiche… La soluzione definitiva resta l’apparecchio, necessario fino all’apparizione dei denti definitivi, a volte minacciati, anche loro, in questo ambiente di « policarie »…
Malgrado la possibilità di curare queste carie, riuscirci è fastidioso, quando in realtà, all’origine, il processo sarebbe così semplice da arrestare. Basta un minimo di rigore (resistere alla facilità con cui si dà il biberon e che non risolve assolutamente nulla), un corretto equilibrio alimentare (la minima carenza può esser nociva per la salute bocca-denti) e una sana igiene dentaria (spazzolare i denti regolarmente), per evitare a tuo figlio future e inutili sofferenze.



(Articolo tratto da "A Pleines Dents", rivista di sala d’attesa, realizzata con TONIGUM)

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23/06/2010

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