Il blog delle mamme

Il mio parto: prima parte

Il mio parto: prima parte
© Thinkstock


Molte di voi mi hanno chiesto di raccontare il mio parto, eccomi qui dunque, pronta a rivelarvi i segreti della nascita di mia figlia.

Alessandra è arrivata con quattro giorni di ritardo rispetto al previsto dopo ben 21 ore abbondanti di travaglio.
Il tutto è iniziato la sera prima alle 23, quando ho cominciato a sentire qualche doloretto laggiù. In tutta la gravidanza non avevo mai avuto una contrazione e non ero sicura che si trattasse di quello ma il dolore è gradualmente diventato più forte e puntuale ogni 5 minuti. Ho aspettato un'ora e poi ho svegliato mio marito dicendogli che qualcosa stava succedendo. Avevo il sospetto che fossero un tantino troppo poco dolorose, ma la speranza è l'ultima a morire ed io avevo sempre sperato in uno di quei parti da leggenda metropolitana tipo: va in bagno e partorisce senza accorgersene, dieci minuti di travaglio ed è nata e così via.
Mio marito in preda al panico mi continuava a ripetere che dovevamo andare in ospedale ma io gli spiegavo che tanto con così poco dolore sicuramente mi avrebbero rimandato a casa. Così tra una discussione e l'altra si sono fatte le due e mio marito di implorava di andare almeno da mia madre visto che abitavamo al 4° piano senza ascensore. Dopo mezz'ora di battaglia cedo ed accetto di andare a casa dei miei. Anche lì, tutti cercavano ci convincermi ad andare al pronto soccorso perché con un intervallo di cinque minuti tra una contrazione e l'altra dovevo per forza essere vicina.
A cinque, dopo due ore di discussione, vincono loro ed andiamo in ospedale. Mi visitano e sono dilatata un dito ma il collo è piuttosto lungo.  Mi fanno un tracciato e vedendo che le contrazioni ci sono davvero (pensavano che me le fossi inventate), mi dicono di passeggiare due orette nel cortile dell'ospedale e di tornare su a controllare. Immaginatevi la scena: alle sei di mattina io e mia madre che facciamo avanti e indietro attorno all'ospedale come due maniaci. Finalmente i dolori si fanno più intensi e risaliamo. Stavolta non mi visitano neanche e la nuova ginecologa di turno mi dice che è presto e che posso tornare a casa. Naturalmente ero già sull'orlo di una crisi isterica. In quel preciso instante entra nella saletta la mia dottoressa che decide di farmi rifare il tracciato, stavolta le contrazioni sono più forti e lei decide per il ricovero. Mentre mi alzo dal lettino e penso: oh mio Dio, ci siamo davvero, sento un toc laggiù. Mi alzo e, mentre mio marito e la dottoressa erano  quasi alla fine del corridoio, il liquido amniotico ha iniziato a colare su tutto il pavimento. “Ehm, scusate, avrei un problemino qui!”. Finalmente, dopo 9 ore di mini-travaglio, avevo rotto le membrane.

A domani per la seconda parte!

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