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L'autoregolazione dell'appetito del bambino

L'appetito è di importanza vitale per indurre l'ingestione di nutrienti, di qualsiasi tipo. Il senso di sazietà è la sensazione opposta e si manifesta quando sono stati soddisfatti i requisiti energetici (e tutte le altre aspettative!)

Regolare l'appetito del bambino
© Getty Images

Come funziona il centro di regolazione dell'appetito?

Il sistema che regola l'ingresso e l'uscita di nutrienti ed energia è orchestrato da diversi organi che comunicano tra loro per via neuroendocrina, ovvero mediante messaggeri ormonali. Nel cervello, alcuni neuroni situati nell'area denominata ipotalamo dirigono questa sinfonia, in base alle informazioni che ricevono sulle ingestioni precedenti e sullo stato dei depositi di grasso. Osserviamoli con attenzione!

Un bilancio negativo, ad esempio dopo il digiuno, induce la secrezione di grelina da parte dello stomaco, un ormone che viaggia fino al centro regolatore dell'appetito per attivarlo e permettere l'ingresso di energia e il suo deposito nell'organismo. D'altra parte, la grelina riduce il consumo di calorie a riposo per equilibrare il bilancio.

Un bilancio positivo, conseguente all'ingestione recente o cronica, libera leptina (l'ormone della sazietà) da parte dei tessuti adiposi, attraverso l'insulina. Ci sono recettori di leptina distribuiti in tutto il corpo. Quando arriva all'ipotalamo, la leptina frena questa sensazione soddisfacente del cibo. Negli organi periferici, la leptina incrementa il consumo energetico a riposo (attraverso gli ormoni tiroidei). Con il digiuno prolungato si riducono i livelli di leptina e aumenta di nuovo l'appetito.

La leptina è l'ormone della sazietà ma i suoi livelli sono maggiormente correlati all'adiposità che alla sazietà immediata e sono più elevati di notte che di giorno. Dormire poco o male altera il bilancio grelina-leptina e fa aumentare l'appetito. La deficienza congenita di leptina, una condizione rara, provoca una grave forma di obesità.

Questo ciclo continuo tra appetito e sazietà che persegue l'equilibrio nutrizionale si regola autonomamente mediante questo bilancio energetico e di nutrienti. Esistono tuttavia alcuni alimenti molto saporiti o appetitosi (fast food, sale, zucchero, grasso) che “scatenano” il desiderio di continuare a mangiare per ripetere l'esperienza piacevole, gratificante (centro della ricompensa, tramite il sistema limbico) e boicottano il patto in essere a livello neuroendocrinologico tra il tessuto adiposo e il centro regolatore. Per questo motivo i pediatri ricordano sempre che gli alimenti non devono essere oggetto di castigo o ricompensa per evitare problemi di associazione tra sentimenti e cibo.

Il significato di "aperitivo" è ben noto: alimento che apre letteralmente l'appetito.

L'insulina liberata dopo l'ingestione di glucidi contribuisce a fermare l'ingestione inizialmente grazie all'azione della leptina (che agisce a livello dell'ipotalamo), ma quando termina la digestione e scende la glicemia riappare bruscamente il desiderio di dolce. Inoltre, è lo zucchero presente in questi alimenti che induce a mangiare nonostante il bilancio energetico positivo!

Alcuni alimenti, invece, danno segnali che agiscono da predittori del contenuto nutrizionale, come la struttura grassa o la consistenza cremosa e il sapore umami (di proteine) che indurrebbero effetti sazianti essendo interpretati come veicoli ricchi di nutrienti, indica Martin Yeomans, professore di psicologia sperimentale presso l'Università del Sussex, nel Regno Unito.

Ecco quindi come alcuni alimenti modificano l'appetito.

Il controllo dell'appetito, quindi, è un fenomeno complesso che coniuga vari segnali in relazione all'ingestione di un alimento: sensoriali (colore del gelato, aroma di fragole, dolcezza del caramello...), cognitivi ed emozionali (ho giocato una partita, non mangio da ore, è la torta della mamma) e fisiologici, derivanti dal bilancio energetico (mi sento debole, vuoto, nervoso... o al contrario pieno e soddisfatto).

L'appetito si manifesta con la sgradevole sensazione della fame, che spinge a cercare cibo, oppure con il senso soggettivo di pienezza prima e di sazietà poi, che riduce la motivazione nei confronti del cibo.

La pienezza è la reazione immediata all'ingestione di alimenti, la sensazione che comanda di smettere di mangiare. La sazietà è la risposta tardiva dell'organismo alla disponibilità di nutrienti provenienti dall'alimento, una volta elaborato, digerito e assorbito.

In un bambino sano, senza malattie o disturbi psicologici, alimentato con "buon senso nutrizionale", con un appetito normalmente funzionante, la pienezza è un buon predittore della sazietà. La combinazione dei segnali di fame e dei segnali di soddisfazione (pienezza e sazietà) determina un bilancio salutare in termini di energia, nutrienti, peso e composizione corporea.

Perché aumenta l'obesità infantile nonostante questa autoregolazione?

I fattori che interferiscono sono moltissimi. Mentre si suppone che l'adulto abbia una capacità acquisita di regolare la quantità, la composizione e la frequenza dei pasti, presumendo che abbia maturato la regolazione del proprio ciclo di appetito-sazietà, i bambini sono alla mercé degli adulti responsabili e, nonostante la loro capacità fisiologica di autoregolarsi, di cui danno buona dimostrazione i bebè alimentati con allattamento materno, che inducono, con l'intensità e la frequenza delle poppate, la quantità globale "precisa" di cui hanno bisogno, sono esposti a una serie di condizionamenti esterni come l'impatto potenziale della pubblicità alimentare e l'influenza dei loro pari e il giudizio di chi li accudisce.

Ma sono soggetti anche a condizionamenti interni: ci sono gusti innati, come il sapore dolce o quello salato, per pura sopravvivenza, per poter accettare rapidamente il latte umano e reintegrare la perdita di sale e liquidi. Però deve ancora mettere in campo, creare e rafforzare il ventaglio completo dei suoi gusti: la diversità gastronomica necessaria per raggiungere una ricca varietà nutrizionale si impara proprio con la pratica...

E tutto questo sistema li rende vulnerabili all'offerta più dolce o più rapida: si mangeranno il cestino del pane mentre aspettano la pasta, se non hanno ancora imparato a ritardare il piacere dell'ingestione, neanche per poco tempo, per aggiungere vantaggi nutrizionali. Questo insegnamento spetta a chi li accudisce, come parte necessaria e imprescindibile dell'educazione, e non si ammettono cedimenti!

Non a caso "i bambini sono bambini" e devono imparare per imitazione a scegliere cosa e quando mangiare. Una cosa per cui sono sicuramente ben dotati e programmati è dire quando hanno mangiato abbastanza, o meglio, mostrare che sono già sazi.

In realtà è preferibile ascoltare globalmente tutti i segnali di pienezza e sazietà che il bambino dà e che tutti possiamo figurarci mentalmente, invece di limitarsi alle frasi fatte o apprese per disfarsi di ciò che non gli piace... è la famiglia a decidere cosa, quando e dove. Il bambino agisce e comunica quando ha mangiato a sufficienza.

Scritto da

D.ssa Susana Domínguez Rovira

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06/02/2015

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