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Gli errori ricorrenti

Gli errori che si commettono nell'alimentazione dei neonati e dei lattanti nei primi quattro mesi di vita derivano dal fatto che si vogliono imporre le regole e le abitudini degli adulti e non si vogliono invece rispettare i fabbisogni dei bambini.

Gli errori ricorrenti
© Jupiter

L'osservazione attenta dell'essere umano "bambino" ha ormai accertato che il miglior pediatra è il bambino stesso, in quanto nessuno meglio di lui sa quali sono i suoi fabbisogni e le sue esigenze, dettate dall'istinto naturale e non mediate o snaturate da interpretazioni razionali o addirittura intellettualistiche tipiche dell'adulto. Il mancato rispetto di questa realtà induce a commettere molti errori, quasi sempre frutto di cattivi consigli suggeriti dai cosiddetti esperti (addetti e non addetti ai lavori).

Gli errori più diffusi.

Obbligare il bambino a fare un numero di pasti imposto dagli adulti. Il bambino deve fare i pasti che vuole, solo così sarà soddisfatto (parliamo ovviamente di un bambino in salute). Certamente se, per ipotesi, volesse fare solamente due pasti al giorno, ci troveremmo di fronte a un'anomalia per la quale non c'è bisogno dell'esperto, è sufficiente il buon senso per capire che qualcosa non funziona.
Obbligare il bambino a osservare gli orari. Ancora oggi purtroppo viene spesso consigliato il rispetto rigoroso degli orari dei pasti. In pratica viene imposto al piccolo di mangiare ogni 3 ore e mezzo. Purtroppo, specialmente nelle prime setti- mane, il bambino non sempre è d'accordo (e questo accade soprattutto con l'allattamento al seno). Talvolta dopo un paio d'ore comincia ad avere chiaramente fame: si sveglia, piange, si succhia le dita. Come fare? Dategli da mangiare! Perché il bambino, specie se è alimentato con latte materno, alcune volte desidera dormire un po’ di più e altre volte un po" di meno.
Limitare il quantitativo di cibo. Nessun lattante mangia per golosità (è una prerogativa dell'adulto, che spesso mangia per piacere). Il bambino mangia per necessità, quindi limitare il suo bisogno di nutrirsi significa andare contro il suo istinto naturale. Questa pretesa, comune a molti addetti ai lavori, è ancora più paradossalmente innaturale se il bambino è alimentato al seno. Per fortuna la natura è più saggia e non ha dotato il seno materno di un dispositivo che misuri le quantità di latte erogato, per cui in effetti il piccolo, una volta attaccato, mangia quanto vuole. Chi è solito dare questo tipo di
consiglio ha, ovviamente, più facile gioco nel caso di allattamento artificiale, sul quale è più agevole intervenire, imponendo alle madri di somministrare dosi ridotte di latte, lasciando crudelmente il bambino affamato alla fine della poppata. E allora il piccolo prende a strillare per la fame, si irrita, si innervosisce e cerca giustamente il modo di rivendicare le proprie esigenze. Perché si vuol rendere difficile la vita a questi poveri innocenti, fin dai primi momenti? Se ci si comporta in questo modo non deve stupire la precoce comparsa di tante "nevrosi".
La scusa che più facilmente viene addotta è che tali restrizioni vengono imposte per timore che il bambino faccia indigestione e quindi gli venga il mal di pancia! Sappiate che, in realtà, i lattanti lasciati liberi non fanno mai indigestione! Se per caso hanno mangiato troppo, ridurranno il pasto successivo, quelli successivi o, addirittura, si nutriranno meno per mezza giornata o per un giorno intero. Oggi l'obesità è un argomento molto in voga, ma non riguarda certo l'alimentazione del lattante.
Provate a non dare da mangiare a un lattante che ha fame: è una tragedia di pianti disperati. Provate a far mangiare un lattante che non ha fame: è impossibile.
Somministrare succhi di frutta e piccole quantità di frutta fresca. Succhi di frutta, frullati di frutta o addirittura la frutta prima del 4° mese rappresentano più una sorta di gratificazione per le mamme che una vera necessità per il bambino. Dare pochi cucchiaini di succo di frutta (spesso ci si limita a somministrare poco succo d'arancia) dopo il latte è inutile e non fornisce di sicuro alcun apporto apprezzabile di vitamine. E il fatto che in questo modo si abitui il bambino a gusti nuovi è solo una mezza verità: la quantità di succo somministrata è minima e di certo non può rappresentare una variazione di gusto significativa rispetto al latte. Del resto il gusto a questa età è poco sviluppato, per cui il lattante preferisce mangiare sempre lo stesso alimento. Piccole quantità di succo di frutta non fanno male, sono sempli- cemente inutili. Anche la somministrazione di un poco di frutta fresca non è utile; non è neppure vero, come sostengono alcuni, che "così si abitua il piccolo al cucchiaino".
La frutta gli occupa spazio nello stomaco a scapito di un alimento più utile a questa età (il latte). Ragionando con le idee dell'adulto spesso non si tiene conto dei reali fabbisogni del bambino, che necessita di un alimento composto dall'87% di acqua e dal 13% di sostanze nutritive: il latte. Comunque non è un grave errore! Fare bere al lattante acqua, tè, altre bevande o tisane. Molte mamme sono convinte che il bambino durante il periodo dell'allattamento debba bere, in questo molto incoraggiate dalle nonne che, appena il bambino arriva a casa, suggeriscono: "Devi dargli da bere". Il bambino allattato correttamente non ne ha bisogno, perché durante la giornata introduce un quantitativo di liquidi sufficiente attraverso il latte (costituito dall'87% di acqua). Altre bevande possono essere somministrate tranquillamente, ma è pur vero che, se il bambino desidera introdurre dei liquidi, molto probabilmente non è alimentato in modo appropriato. Naturalmente ciò vale per il bambino tenuto in condizioni normali. Se invece il bambino si trova in condizioni ambientali estreme, per esempio quando si viaggia in automobile in piena estate, senza aria condizionata, magari con lunghe soste in coda sotto il sole, il discorso cambia e, anzi, è opportuno offrirgli con una certa frequenza un certo quantitativo di liquidi (acqua, tè o camomilla). In inverno invece quando nelle abitazioni si raggiungono temperature molto elevate a causa di un eccessivo riscaldamento, è consigliabile utilizzare gli umidificatori. In sostanza: il bambino si chiama "lattante"
e non "acquante" o "teante" o "camomillante".
Preparare un biberon "concentrato". Alcune mamme (in verità sempre meno), invece di limitarsi alle indicazioni fornite di 1 misurino ogni 30 g di acqua, aumentano le dosi a 1 e mezzo o addirittura 2 misurini per lo stesso quantitativo d'acqua.
Questo è un errore grave poiché, oltre a somministrare un eccesso di cibo, si sottopongono gli organi interni del bambino a un eccesso di lavoro che a lungo andare può risultare dannoso.
Utilizzare farine. Nei primi mesi di vita è preferibile non farne uso poiché abituano al gusto dolce e favoriscono la sovralimentazione.
Cambiare più latti. Qualche volta, per fortuna raramente, i bambini vengono sottoposti a un'alimentazione a dir poco "singolare": vengono cambiati latti di più marche nel giro di pochi giorni o di poche settimane. Abbiamo visto che tutti i latti artificiali sono pressoché uguali. L'unico motivo veramente valido per un comportamento simile è l'intolleranza al latte, evenienza peraltro molto rara. In questo caso bisognerà utilizzare latti speciali o addirittura "un latte non latte" (in realtà vegetale): il latte di soia.

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04/05/2010

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