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Gli aspetti psicologici

Un aspetto importante della puericultura è legato al fatto che momenti della vita del bambino piccolo come mangiare, dove e come dormire, l'igiene e altri ancora, in quanto ritenuti eventi normali, vengono gestiti dai genitori, ma anche dagli addetti ai lavori, senza particolare attenzione. In realtà, proprio in quanto normali e quindi naturali, assumono grande rilevanza per il neonato e il lattante perché sono le uniche azioni della loro vita, oltretutto quotidiane. Il "lavoro" o l'"occupazione" quotidiana del neonato e del lattante (in altre parole la loro ragione di vita) è quella di mangiare, dormire, essere accuditi con amore, mantenuti puliti, vivere accanto ai propri genitori ecc. Se nel compiere queste azioni si sbaglia (per superficialità o per mancanza di cultura specifica), gli errori commessi possono arrecare al bambino danni fisici (meno importanti, perché sicuramente superabili) e soprattutto traumi psicologici, che purtroppo si imprimono in modo indelebile nella sua mente (difficilmente si cancellano).

Gli aspetti psicologici
© Jupiter

In questo capitolo esporrò come alcuni dei banali errori che abbiamo descritto nelle pagine precedenti possano determinare nel piccolo traumi psicologici, anche importanti. Fra tutti quelli segnalati, l'errore più grave è non dare da mangiare al bambino quando ha fame. In altre parole tenerlo a orari stabiliti dagli adulti e non assecondare i suoi fabbisogni naturali. Per comprenderne l'importanza e quindi la gravità è necessario approfondire ulteriormente la vostra conoscenza del neonato.
Quando un bambino nasce sa istintivamente tre cose.
Se non respira muore in circa 5 minuti (fabbisogno vitale).
Se non mangia muore in circa 15-20 giorni (fabbisogno vitale).
L'unico essere al mondo che può aiutarlo a vivere è quella "cosa" nella cui pancia è stato bene per 9 mesi (infatti, lì dentro, il suo piccolo corpo traeva il nutrimento nel momento stesso in cui ne aveva bisogno) e da cui è uscito con una certa fatica nel momento in cui è nato: la sua mamma.

A un certo momento della sua giornata il piccolo comincia ad avere fame e quindi comunica alla sua mamma un fabbisogno vitale (si sveglia, comincia a muoversi, fa piccoli richiami con la voce, addirittura compie atti di suzione e poi giustamente, se trascurato, comincia a piangere). Purtroppo però, a causa delle teorie di qualcuno che ha suggerito di tenerlo a orario, la mamma non gli dà da mangiare, convinta, in perfetta buona fede, di fare la cosa giusta. E invece cosa pensa quel bambino (e purtroppo i bambini, anche i neonati, pensano molto di più di quanto credono certi addetti ai lavori dell'infanzia): "Ma come? Io sto comunicando alla mia mamma che ho un fabbisogno vitale e lei non mi dà da mangiare. Allora non vuole prendersi cura di me, forse mi ha abbandonato!".
Quanto detto non è un'esagerazione, ma un normale processo mentale del bambino.
Avete mai visto come piange disperatamente un bambino a cui non viene dato da mangiare? È disperato perché non può immaginare che qualcuno ha suggerito alla sua mamma di tenerlo ad orario e di conseguenza di non soddisfare un suo fabbisogno vitale al momento giusto. La sensazione di abbandono gli produce una sensazione di angoscia…

Limitare il quantitativo di latte

Seppur meno grave, questo è un errore che porta a non soddisfare un bisogno vitale del bambino, ma sicuramente in misura molto minore rispetto al precedente.

Tenere a lungo i bambini al seno

Anche questo è un errore e costituisce spesso il primo passo che una mamma compie nella direzione di "viziare" il proprio bambino. Quelle che tengono tanto il bambino al seno sono spesso mamme insicure che pensano di compensare (loro) immaginarie e non reali carenze verso il bambino. Il bambino non subisce traumi particolarmente gravi, ma per lo più avverte l'insicurezza della mamma e reagisce con una certa irritabilità, specie quando viene allontanato dal seno, che perde la sua funzione alimentare (infatti non produce tanto latte) per assumere quella consolatoria.

Dare da bere al lattante acqua, tè, camomilla o altre bevande

Come già detto, il bambino non ha bisogno di alcun liquido aggiuntivo poiché succhiando il latte introduce liquidi a sufficienza. Il bambino non distingue fra mangiare e bere. Il suo stomaco funziona come un serbatoio che quando si svuota invia un impulso al cervello e gli suscita il senso della fame, che a sua volta lo sveglia ecc. Se noi riempiamo questo serbatoio con un liquido (tè, camomilla o acqua), anche privo di sostanze nutritive, parte ugualmente un impulso per il cervello che gli fa cessare lo stimolo della fame. In realtà lo abbiamo ingannato: abbiamo tolto il senso della fame, quindi del bisogno di introdurre un alimento ideale ed equilibrato. I genitori non dovrebbero mai ingannare i loro figli! Altra osservazione: somministrare bevande diverse dal latte può essere uno dei primi passi nel dare cattive abitudini al bambino. Infatti quei bambini che non si addormentano se non prendono un biberon di camomilla sono stati "viziati". Non si tratta di una cosa grave, ma non dimentichiamo che "viziati" si diventa per una somma di piccoli errori non gravi.

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04/05/2010

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