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L'obesità infantile

Viene tecnicamente definito obesità quell'accumulo eccessivo di tessuto adiposo causato da uno squilibrio tra apporto calorico e dispendio energetico. Ovviamente questa definizione non si applica a tutte le forme di obesità strettamente connesse a disfunzioni malattie endocrine, che corrispondono però soltanto al 5% del totale dei soggetti obesi.

L'obesità infantile
© Getty Images

I pericoli per i bambini

Ogni persona è dotata di un proprio metabolismo ma, mentre in generale l'essere umano è geneticamente predisposto per affrontare un eventuale regime alimentare povero, gli eccessi alimentari dei regimi dietetici degli ultimi anni non sono sostenibili dall'organismo.

Nel nostro paese la percentuale di bambini clinicamente obesi è del 15% mentre quasi il 35% del totale dei minori in età scolare è in sovrappeso. Negli ultimi 20 anni la percentuale di obesità e sovrappeso è quasi triplicata, così come si è abbassata l'età in cui il peso inizia a dover essere tenuto sotto controllo.

Alla base dell'obesità infantile si trovano sempre due fattori: una alimentazione sproporzionata ed una generale scarsità di movimento.

Diabete mellito e pubertà precoce

Due delle conseguenze più gravi dell'obesità in età infantile sono la comparsa del diabete e l'abbassamento dell'età dello sviluppo.

Il diabete mellito di tipo due era un tempo una patologia riferibile soltanto agli adulti. Purtroppo invece oggi ci troviamo di fronte ad un preoccupante aumento dei casi pediatrici della malattia che costringono il bambino a dover poi convivere con essa per tutta la vita.

Se una quindicina di anni fa la pubertà arrivava in media intorno agli 11 anni, oggi l'età media si è abbassata a 9 anni e mezzo. Questo fenomeno è legato all'obesità infantile in quanto, secondo un recente studio, quando l'organismo raggiunge i 40 kg di peso un ormone prodotto dal tessuto adiposo (la leptina) entra in circolo stimolando l'avvio dello sviluppo.

I bambini obesi nell'età adulta

Un tempo era credenza popolare che un bambino in carne sarebbe poi dimagrito in maniera autonoma nel corso dell'adolescenza.

Oggi sappiamo con assoluta certezza che succede esattamente il contrario ovvero che un bambino obeso, se non seguito adeguatamente, diventerà sicuramente un adulto obeso.

I rischi dell'obesità nei giovani adulti sono ben noti: problemi ortopedici, difficoltà di relazionarsi con gli altri, depressione e diverse disfunzioni metaboliche.

Se l'obesità non viene curata, il rischio è quello di sviluppare nel corso della crescita seri disturbi cardio-vascolari, ipertensione e problemi alla circolazione.

Le cause principali dell'obesità infantile

C'è un dato che deve farci riflettere: negli ultimi 30 anni l'apporto calorico giornaliero della dieta dell'italiano medio è calato di circa 500 calorie.

Com'è quindi possibile che, invece di dimagrire, l'essere umano sia invece andato verso una sempre più dilagante obesità?

La causa principale è stato il drastico calo dell'attività fisica, unito all'introduzione di alimenti ricchi di grassi, coloranti e conservanti, tutti estremamente dannosi per la salute.

L'obesità infantile è quindi il risultato di tre fattori concomitanti: cattive abitudini alimentari, sedentarietà ed una forte componente psicologica.

In tutti e tre i casi la famiglia e la scuola possono e devono intervenire per creare un ambiente sicuro ed equilibrato in cui il bambino deve imparare a mangiare bene, con gusto e non deve temere il confronto con gli altri.

La TV ed i falsi modelli

Secondo uno studio del 2004, sui principali canali televisivi italiani passa uno spot alimentare ogni 5 minuti.

Durante le tre ore al giorno in cui in media un bambino è davanti alla TV, viene bombardato da non meno di 90 messaggi pubblicitari che lo invitano a mangiare.

Un terzo degli spot di questi prodotti è infatti dedicato ai bambini ed ai ragazzi, utilizzando testimonial a loro conosciuti (personaggi dei cartoni animati etc.) o mostrando i vari gadget venduti all'interno delle confezioni.

Circa il 36% del totale delle pubblicità di prodotti alimentari riguarda snack e merendine caloriche e ricche di zuccheri ed in nessuno degli spot vengono menzionati i rischi legati all'abuso del prodotto, come avviene invece per quelli delle bevande alcooliche.

I protagonisti degli spot sono inoltre sempre dei bambini bellissimi, magri e felici. Questo contribuisce a dare al piccolo spettatore l'illusione che sia possibile mangiare tanti snack e restare magri ed in forma.

Lo stesso tipo di modello, durante la pubertà, spingerà invece lo stesso bambino a sentirsi inadeguato e lo porterà ad avere un cattivo rapporto con i proprio corpo, aumentando il rischio di malattie alimentari (anoressia, bulimia, abbuffate compulsive etc.).

Come se questo non bastasse, restare molte ore davanti allo schermo televisivo può causare una particolare patologia chiamata “malattia ipocinetica” che non solo causa la sedentarietà ma inibisce anche la percezione della sazietà (capita anche agli adulti: quando siete sul divano a guardare la TV, qual'è la prima cosa di cui avreste voglia?).

Una corretta piramide alimentare

Tutti conosciamo, almeno per sentito dire, la famosa piramide alimentare che dovrebbe aiutarci a capire quali alimenti privilegiare nella nostra dieta.

La prima piramide venne formulata negli anni 20 dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti e da allora è stata spesso alla base di molti regimi dietetici sia in America che in Europa.

Si è scoperto però di recente che quella piramide non era del tutto corretta e che, se seguita alla lettera, poteva anche peggiorare la situazione.

Nei bambini è fondamentale seguire le regole della piramide alimentare moderna, per abituarli a tenere un corretto regime alimentare per tutta la loro vita.

Alla base della piramide si trovano gli alimenti che possono essere consumati senza restrizioni di quantità, che nel nostro caso sono frutta e verdura.

Per i più piccoli vale la regola del “five a day” ovvero il consumo di almeno 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura.

Sul secondo livello della piramide si trovano invece i carboidrati che dovrebbero costituire circa il 50% del numero totale di calorie assunte.

Al terzo piano troviamo le proteine (animali e vegetali) che devono apportare circa il 15% del totale.

Sulla punta della piramide trovano posto gli zuccheri, i dolci ed i grassi “cattivi” che non devono essere consumati più di una volta al giorno.

Una particolare attenzione deve essere dedicata alle singole porzioni.

Nei bambini questo concetto è molto relativo in quanto non è semplice stabilire quale sia la quantità di un determinato alimento che possono o non possono mangiare.

Il Ministero della Salute ha realizzato una nuova indicazione per pediatri e dietologi che prevede l'utilizzo delle “quantità benessere” specifiche per ogni caso al posto delle porzioni.

Un bambino sportivo e sempre in movimento avrà quindi una quantità benessere più abbondante del suo coetaneo sedentario e così via.

Siamo ciò che mangiamo

E' importante che i bambini capiscano l'importanza di una corretta alimentazione. Per questo sia in famiglia che a scuola dovrebbero ricevere tutte le informazioni non soltanto su quello che mangiano ma anche sulle proprietà di ciascun cibo.

Il Ministero della Salute ha avviato diversi programmi di educazione alimentare all'interno delle scuole, offrendo anche merende a base di frutta e verdure agli alunni.

A casa invece la parola d'ordine è: informarsi!

Libri e internet possono aiutarci ad imparare noi per primi il significato di “corretta alimentazione”  per poter così dare il buon esempio ai bambini.

Le ricette sono ovunque e sperimentare con i prodotti di stagione e gli alimenti alternativi può essere divertente e stimolante.

Spesso alle mamme capita di dover “nascondere” le verdure all'interno del pasto (polpette, passati con nomi fantasiosi etc.) ma prima o poi il bambino deve conoscere la verità e capire che mangiare frutta e verdura serve per crescere bene.

Una volta c'era Braccio di Ferro, adesso può essere il papà a spiegare ai bambini che è diventato grande e forte mangiando tutto quello che la sua mamma gli proponeva da bambino.

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02/11/2012

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